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Science Of Annihilation
 
INTERVISTA
19/12/2009
 
 

 

CAGE
Hell Destroyer
heavy
2007 - MTM Music
(USA)
www.myspace.com/cageheavymetal

 

Cosa sentono le mie orecchie! E chi se lo aspettava un disco così massiccio, compatto, melodico, insomma, riassumendo in due parole: heavy metal! "Hell Destroyer" è una prepotente dimostrazione che ai giorni nostri il concetto di heavy metal non è affatto anacronistico e legato ad un manipolo di irriducibili defenders ancorati ad una idea di musica fortemente nostalgica e chiusa in se stessa. I Cage ci regalano un album di puro acciaio rovente, che si dipana tra ventuno tracce (ma sette sono intermezzi parlati) per un totale di ben settantacinque minuti di musica di gran qualità. Questa band aveva già dimostrato di valere molto già con i precedenti album (non molti a dire la verità, quattro in quindici anni di attività), e soprattutto il precedente "Darker Than Black" aveva attirato l’attenzione su questi metal-maniacs statunitensi, scomodando paragoni con numi tutelari come Judas Priest, Helloween o Metal Church, e direi che tali accostamenti sono tutt’altro che fuori luogo.

Anche questo disco sembra seguire la lezione impartita soprattutto dalla band della coppia Tipton-Downing, a partire dalla opener Hell destroyer, aperta con un acuto lancinante in pieno stile "halfordiano" seguito da una musica che ci assale con riffs granitici e doppia cassa incessante. Il primo paragone che mi viene in mente per descrivere questa song è "Painkiller" dei già menzionati Priest: stesse ritmiche, stesso approccio al riffing, cantato acuto e assoli di gran gusto. La seguente I am the King si presenta nuovamente ottima, leggermente meno irruenta e veloce, ma sempre tagliente e potentissima, con splendidi chorus e soluzioni melodiche avvincenti e la voce di Sean Peck sempre sugli scudi, semplicemente perfetta per questo tipo di metal e in grado di competere con metal-singers ben più blasonati. Un’altra mazzata chiamata Christ hammer ci giunge come un pugno in pieno viso, e qui l’eco dei Judas Priest è davvero evidente ma non fastidioso, perché la band dimostra di saper far proprio l’insegnamento dei maestri rielaborandolo con un sound fresco e travolgente dove ancora una volta si staglia un ottimo assolo che fungerà da preludio ad un finale più cadenzato. Continua la cascata di ottime song in questo disco come fosse una grandinata in piena primavera, ed ecco arrivare un altro episodio assolutamente irresistibile, Born in blood, che ha una delle strofe più cattive e belle che io abbia mai ascoltato in un album heavy, ma che poi presenta purtroppo un ritornello non all’altezza seppur non disprezzabile e un intermezzo recitato su una base musicale che si fa meno violenta per poi riesplodere nuovamente nell’aggressione iniziale. Abomination si presenta come un brano più ragionato, che mi ha ricordato alcune cose di King Diamond, soprattutto per delle linee vocali evocative ed epiche e un alone vagamente sinistro che avvolge il tutto. Segnalo ancora un paio di canzoni davvero devastanti, ovvero Rise of the beast, che probabilmente, beneficiando di una accordatura più bassa degli strumenti (almeno a me sembra sia così), risulta piuttosto pesante e carica di groove, strizzando una volta tanto l’occhio ad alcune soluzioni più "moderne" (le virgolette sono d’obbligo), e infine menziono ancora Metal devil, altro pezzo tritatutto e metal fino al midollo. Interessanti anche le liriche, che spaziano dalla cosmologia alla storia che abbraccia un periodo che va dal passato al post-futuro, e innescando in esse vari riferimenti alla fede cristiana.

Non resta che dire una cosa: se amate il caro vecchio heavy metal e bands come Judas Priest, Hammerfall, Helloween, Metal Church e così via, questo album dovrebbe essere un acquisto obbligatorio. Non ho ascoltato molto altro di questo livello nell’ultimo decennio, e posso tranquillamente affermare che questo "Hell Destroyer" va a collocarsi tra i migliori album power-heavy metal di sempre. Siamo ad un passo dal capolavoro, chissà che col prossimo full-length questo non possa avvenire, dato che questa band ha tutte le carte in regola per gareggiare e magari dare il cosiddetto cambio generazionale ai vecchi nomi, regalando loro una meritata ma tranquilla pensione e rendendoli consapevoli che ci sarà gente come i Cage a tenere alta la bandiera del vero metal nel miglior modo possibile. Da non perdere per nessun motivo.

Infected

VOTO

85

 

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