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Cosa sentono le mie orecchie! E chi se lo aspettava
un disco così massiccio, compatto, melodico, insomma, riassumendo in due
parole: heavy metal! "Hell Destroyer" è una prepotente
dimostrazione che ai giorni nostri il concetto di heavy metal non è
affatto anacronistico e legato ad un manipolo di irriducibili defenders
ancorati ad una idea di musica fortemente nostalgica e chiusa in se
stessa. I Cage ci regalano un album di puro acciaio rovente, che
si dipana tra ventuno tracce (ma sette sono intermezzi parlati) per un
totale di ben settantacinque minuti di musica di gran qualità. Questa
band aveva già dimostrato di valere molto già con i precedenti album
(non molti a dire la verità, quattro in quindici anni di attività), e
soprattutto il precedente "Darker Than Black" aveva attirato
l’attenzione su questi metal-maniacs statunitensi, scomodando paragoni
con numi tutelari come Judas Priest, Helloween o Metal
Church, e direi che tali accostamenti sono tutt’altro che fuori
luogo.
Anche questo disco sembra seguire la lezione impartita soprattutto dalla
band della coppia Tipton-Downing, a partire dalla opener Hell
destroyer, aperta con un acuto lancinante in pieno stile "halfordiano"
seguito da una musica che ci assale con riffs granitici e doppia cassa
incessante. Il primo paragone che mi viene in mente per descrivere
questa song è "Painkiller" dei già menzionati Priest:
stesse ritmiche, stesso approccio al riffing, cantato acuto e assoli di
gran gusto. La seguente I am the King si presenta
nuovamente ottima, leggermente meno irruenta e veloce, ma sempre
tagliente e potentissima, con splendidi chorus e soluzioni melodiche
avvincenti e la voce di Sean Peck sempre sugli scudi, semplicemente
perfetta per questo tipo di metal e in grado di competere con
metal-singers ben più blasonati. Un’altra mazzata chiamata Christ
hammer ci giunge come un pugno in pieno viso, e qui l’eco dei
Judas Priest è davvero evidente ma non fastidioso, perché la band
dimostra di saper far proprio l’insegnamento dei maestri rielaborandolo
con un sound fresco e travolgente dove ancora una volta si staglia un
ottimo assolo che fungerà da preludio ad un finale più cadenzato.
Continua la cascata di ottime song in questo disco come fosse una
grandinata in piena primavera, ed ecco arrivare un altro episodio
assolutamente irresistibile, Born in blood, che ha una
delle strofe più cattive e belle che io abbia mai ascoltato in un album
heavy, ma che poi presenta purtroppo un ritornello non all’altezza
seppur non disprezzabile e un intermezzo recitato su una base musicale
che si fa meno violenta per poi riesplodere nuovamente nell’aggressione
iniziale. Abomination si presenta come un brano più
ragionato, che mi ha ricordato alcune cose di King Diamond,
soprattutto per delle linee vocali evocative ed epiche e un alone
vagamente sinistro che avvolge il tutto. Segnalo ancora un paio di
canzoni davvero devastanti, ovvero Rise of the beast, che
probabilmente, beneficiando di una accordatura più bassa degli strumenti
(almeno a me sembra sia così), risulta piuttosto pesante e carica di
groove, strizzando una volta tanto l’occhio ad alcune soluzioni più
"moderne" (le virgolette sono d’obbligo), e infine menziono ancora
Metal devil, altro pezzo tritatutto e metal fino al midollo.
Interessanti anche le liriche, che spaziano dalla cosmologia alla storia
che abbraccia un periodo che va dal passato al post-futuro, e innescando
in esse vari riferimenti alla fede cristiana.
Non resta che dire una cosa: se amate il caro
vecchio heavy metal e bands come Judas Priest, Hammerfall,
Helloween, Metal Church e così via, questo album dovrebbe
essere un acquisto obbligatorio. Non ho ascoltato molto altro di questo
livello nell’ultimo decennio, e posso tranquillamente affermare che
questo "Hell Destroyer" va a collocarsi tra i migliori album
power-heavy metal di sempre. Siamo ad un passo dal capolavoro, chissà
che col prossimo full-length questo non possa avvenire, dato che questa
band ha tutte le carte in regola per gareggiare e magari dare il
cosiddetto cambio generazionale ai vecchi nomi, regalando loro una
meritata ma tranquilla pensione e rendendoli consapevoli che ci sarà
gente come i Cage a tenere alta la bandiera del vero metal nel
miglior modo possibile. Da non perdere per nessun motivo.
Infected
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