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Una cosa certa è che i Callisto non sono
riusciti ad ottenere quella fama omogenea ed universale a cui forse
aspiravano, dividendo la platea dei postcorers in due file: gli
adoratori e i detrattori. Come al solito, la verità starà nel mezzo?
Iniziamo subito a dire che i Callisto, dopo la prima prove "True
Nature Unfold" si sono dimostrati una creatura abile a tracciare i
sentieri già percorsi da altri ma anche di elaborare una sua spiccata
personalità, che personalmente intravedo come una rilettura del suono di
scuola Isis e soprattutto Cult Of Luna in chiave
melodrammatica, intensificandone gli accenti romantici e magari ponendo
più attenzione ai singoli riff e alla forma canzone che non all'intera
struttura della composizione come i cugini svedesi. Tutto ciò potrà
piacere o non piacere, ma non credo che sia una buona scusante per
considerarla una cattiva qualità e snobbare così la band. Anzi, è un
qualcosa che li rende più personali, da non confondere con la tanto
sbandierata "mancanza di idee" (e qui ci aggiungo un bel "sturatevi le
orecchie").
Stilisticamente ci troviamo di fronte ad un album
meno diretto del debutto, qui il suono è molto più intimista e delicato.
La drammaticità della forma canzone è sostituita da lunghe suite di riff
che si accavallano a creare un oceano di sensazioni chiaroscurali. I
pezzi in "Noir" convincono dal primo all'ultimo. Wormwood
colpisce, affascina ed ammalia, la si ascolta di continuo senza
annoiarsi persi tra le sue dolci note e contorsioni armoniche. Poi uno
stacco e subentra persino un sensuale sassofono tra le chitarre prima di
ributtarsi nella mischia. Letterdays saints inizia pacata
e maliziosa, per poi accrescersi in chitarroni ariosi e dal retrogusto
rock. The fugitive è quello che può considerarsi il vero
capolavoro dell'album, il pezzo che sancisce la (quasi) maturazione
della band: inizia dolce e romantico, poi accelera un po' il ritmo per
riprendere uno stile vicino ai Cult Of Luna, tutto si fa più
drammatico fino all'apertura melodica di un lento assolo che riporta poi
al riff iniziale. Poi si calmano le acque e si prepara il terreno per la
botta finale, l'esplosione di pathos che ormai sembra un marchio di
fabbrica in casa Callisto (questo pezzo rimanda esplicitamente
allo stile del debut) e poi tutto tranquillo tra le chitarre. Anche
A close encounter rimanda chiaramente ai Cult Of Luna
rendendoli più melodici ed emotivi, con varie reminescenze degli
Explosions In The Sky. E Pathos introduce un appeal
tutto suo, strano e poi dichiaratamente emotivo, e siamo già cotti prima
di buttarci nella stupenda Folkslave, lenta, tranquilla ma
è come un crescendo, un mare che sta per esplodere in tsunami, e noi
siamo lì a commuoverci ma con la tensione che ci attanaglia lo stomaco.
Risparmio ulteriore parole sulla conclusiva Woven hands,
pezzo meraviglioso e il più lungo e complesso dell'album, che chiude in
bellezza questa nuova piccola gemma della band finlandese.
Mettiamo le cose in chiaro una volta per tutte: i
Callisto sono bravi, hanno talento, hanno personalità. La maggior
parte dei detrattori li accusa di scarsa originalità e di mancanza di
idee, sinceramente non vedo in "Noir" tale mancanza dato che la
band si dimostra quasi sempre ispiratissima e mantiene viva l'attenzione
e la qualità delle singole composizioni sempre su livelli altissimi. Chi
ama tali sonorità non farà fatica ad emozionarsi di fronte al sound dei
finlandesi, chi invece non ha grande esperienza del genere di certo non
si lamenterà della scarsa originalità e si godrà l'album in pace. Il
vero problema, quindi, è un altro: il fatto che la band si lascia andare
volentieri a facili ingenuità che rendono il suo suono troppo acerbo per
le orecchie più allenate, come il continuo insistere su alcuni riff
(comunque azzeccati) o non riuscire a sviluppare certe idee che
rimangono nel limbo delle chitarre. In fondo le idee ci son tutte e
molte sono spettacolari: se riuscissero a svilupparle a fondo ci
troveremmo di fronte ad un gruppo sublime, ed invece per ora dobbiamo
accontentarci di ascoltare un ottimo (e per qualcuno splendido) disco.
Ma siamo ancora alla seconda prova e io metto tutte le mie speranze in
una band che sembra mostrarsi come una delle vere promesse su cui valga
la pena contare per il futuro di un genere così affascinante quanto
abusato. Ancora un po' e forse potranno rivaleggiare ad armi pari i
colleghi Cult Of Luna. Un piccolo gioiello da custodire
gelosamente.
Stefano Pentassuglia
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