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E' un po' quello che è accaduto agli Isis di
"Wavering Radiant", la voglia di voler innovare un genere per sua
stessa essenza sperimentale, ma che si sta andando vieppiù
standardizzando, aumentate le band che ad esso si dedicano, ha portato
anche i Callisto a forzare un cambiamento di coordinate
stilistiche che più che far approdare a nuovi inesplorati lidi, ha fatto
perdere un poco la bussola, snaturando la propria finora ben chiara e
assolutamente vincente fisionomia. Non entriamo nel merito del caso
Isis non essendone sede opportuna, ci soffermiamo invece su quello
dei finnici Callisto: cos'è successo in questo "Providence"
rispetto agli strepitosi "True Nature Unfolds" e "Noir"?
La risposta che sembrerebbe più ovvia potrebbe in realtà essere solo la
punta di un iceberg, quella visibile, ma che cela un problema ben più
grande su cui si fonda: i Callisto hanno inserito in line-up un
nuovo singer, Jani Ala-Hukkala, dalle linee melodiche molto particolari,
ma insopportabilmente ripetitive, spostando lo storico frontman Markus
Myllykangas alla sei corde. Perché questo cambio suicida? Il problema è
forse, appunto, di fondo: avendo i nostri notato in fase di
realizzazione una scarsa brillantezza delle composizioni, poco ispirate
e soprattutto ridondanti, per tentare di potare al successo un platter
che non sembrava promettere troppo, han puntato sull'innovazione vocale,
inserendo l'eterodosso clean di Jani. Purtroppo per il sodalizio
scandinavo e per tutti noi suoi fans, il tentativo è stato un buco
nell'acqua, e così ne è uscito un terzo album oltre che con composizioni
poco brillanti, anche con vocals che non possono non aver lasciato
alquanto perplessi tutti i callistiani.
Entrando nello specifico delle dieci tracce, emerge
impietosa la reiteratezza di uno schema scritturale che fa amaramente
rimpiangere l'estro dei lavori che furono: attacco etereo minimale,
arrangiamenti post-metal leggeri e puliti affiancati al già amaramente
presentato clean, con accennati refrain, poi bridge strumentali e altri
minimalismi atmosferici, infine crescendo di intensità sporca e
growl/scream con finale spesso differenziato. Se la formula nell'opener
In session convince, passando da episodio ad episodio
l'interesse cala e ascende di contro un malcelato senso di disappunto. I
finnici lo sanno e cercano di variegare i brani con abbondanza di
soluzioni sintetiche, che risultano però solo un poco efficace
palliativo. Ci si imbatte anche in tentativi di alterazioni ritmiche
inusuali (Eastern era), ricorsi al sax (New Canaan),
ma sostanzialmente si giunge alla nona Drying mouths (In a gasping
land) senza aver detto nulla di nuovo rispetto alla apripista.
Per avere una traccia davvero "differente" dobbiamo attendere la closing
e title-track Providence, inquieta e oscura, sicuramente
riuscita.
Preso di per sé "Providence" resta comunque
un disco abbondantemente discreto, con intense liriche
esistenzialistico-realistico-cristiane e un fascinoso artwork; per chi
si ciba di post-metal risulterà talentuoso sebbene difettoso e scritturalmente ben poco ispirato, con un clean quantomeno rivedibile;
per quelli che invece appartengono, come me, agli ultras dei Callisto, è
una mezza Caporetto, assolutamente inattesa, dato si vagheggiava l'album
dell'ascesa nell'Olimpo del genere per acclamazione popolare, quando poi
ci si è ritrovati al cospetto della loro - di gran lunga - peggiore
release. Non ci resta che sperare in un ritorno al passato, singer
incluso, per toglierci dagli occhi lo spettro di un futuro dei Callisto opaco e anonimo.
Vaake
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