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Cercando nell'underground non è difficile trovare
trovare band promettenti anche se poco conosciute. I Catrabbits
(che poi diventeranno i Sotahuuto) ne sono un esempio: band
finlandese che unisce lo swedish death, con hardcore e metalcore duro e
grezzo. Già nella prima traccia, Sotahuuto, si possono
sentire riff puramente hardcore e il vocalist che martella con un growl
non gutturale ma comunque massiccio ed espressivo. Ottimi gli intermezzi
melodici e solenni, per staccare dai riff, leggermente ripetitivi.
Passiamo a Pakene, che apre con un'intro lenta cupa di
basso e prosegue così, passando anche alle chitarre, fino alla metà della
song, dove irrompe violentemente il vocalist e cambia tutto il ritmo,
ritornando ai pesanti riff.
Synka mantiene il riff principale identico
per tutta la durata del pezzo, con qualche entrata della chitarra
ritmica. Può andar bene al primo ascolto, ma dopo un paio di volte
diventa troppo noiosa e ripetitiva, dato che i riff mancano di tecnica.
Kynnys apre con un riff lento e melodico e prosegue con una linea più
pesante vicina al death duro e grezzo. La nota dolente di questa canzone
è la voce, in quanto il vocalist preferisce utilizzare il suo tono naturale, pur sempre cupo, al posto del growl,
il quale sarebbe stato più adatto a quegli arrangiamenti strumentali.
Splendida la chiusura melodica delle due chitarre. Passiamo a Vimeinen pisara, simile alle precedenti per
quanto riguarda i riff, ma orientata più verso un sound più death, ma
comunque un po' troppo ripetitivo. Lo stile death-hardcore viene
mantenuto anche nelle tracce successive - Lunastettu,
Enpas e Tahdon kiitaa - che sebbene abbiano impostazioni diverse, peccano tutte e tre
di ripetitività, e finiscono per stancare l'ascoltatore dopo pochissimo
tempo. Mancano i cambi di tempo, gli stacchi melodici e il growl
appiattisce troppo un sound già di per sé poco accattivante. Sama
apre in modo lento e melodico con una sola chitarra e anche dopo l'intro
mantiene la struttura lenta ed evocativa. Dopo questo stacco
ritroviamo lo stesso problema di prima: la ripetitività delle tracce, in
quanto Ikuisesti sembra il sequel della precedente Sama.
Chiudono Totuuden
raiskaaja, breve intermezzo quasi grind-core, e Outro,
un
dialogo tra i membri della band.
Insomma, come già detto questi ragazzi peccano di
mancanza di fantasia, in quanto hanno preso a piene mani da svariati generi, senza concludere con
qualcosa di serio. Anche il numero delle song, 14, è eccessivo. Sarebbe
stato meglio concentrarsi sulla qualità piuttosto che sulla quantità,
dato che le parti buone ci sono, ma nella gran massa
di elementi fallaci, diventano anche difficili da notare.
Francesco Pellegrino
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