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Stavolta Brett Smith ha decisamente esagerato! Già,
di cosa trattano infatti le sue nuove "trippiche" visioni orfiche? Ce lo
spiega lui stesso con un sinistro candore nelle info di questa sua
ultima creazione: "Apophasis is 'negative theology', a view of God
determined by defining what God is not". Quindi il suo
trascendentaleggiante dark ambient stavolta vuole "parlarci" (le
virgolette sono d'obbligo non essendo qui presenti voci né, viene da sé,
testi) nientemeno che di apofatismo, ossia di "teologia negativa": sorta
in ambienti neoplatonici e sistematizzata poi da Dionigi l'Areopagita,
conscia del fatto che tra Dio creatore e l'uomo creatura c'è un abisso
infinito e che, per questo, nessuna definizione razionale può soddisfare
il concetto di Dio, la teologia apofatica (termine che deriva dalla
logica aristotelica per indicare la negazione, in contrapposizione al
catafatico, l'affermazione) parla di Dio "per viam negationis", come
cioè causa universale delle cose create: quindi con ciò si può affermare
quello che Dio non è: non è finito, non è creato, non è corporeo, non è
mortale, ecc. Tuttavia per una comprensione più diretta dell'Assoluto i
seguaci dell'apofatismo finivano per intraprendere, come sola reale e
superiore possibilità gnoseologica, la via mistica. Ed è proprio quello
a cui punta Caul.
Un unico lungo brano - ovviamente title-track,
Apophasis - per una proiezione stavolta elucubrativa di dark
ambient, a tratti minimale, a tratti ridondante, in altri ancora
infarcito di saliscendi sonori, generati dal solito magistrale synth,
non però solitario dato il reiterato apparire nella struttura
compositiva di percussioni tribali e, sul finire, di lontani rintocchi
di piatti. Non mancano effetti speciali quali spirare sintetico di
vento, accenni futuristici, fluttuazioni oniriche e ascensioni auditive
improvvise da quell'atmosferico tappeto buio e nebbioso che pervade
tutto "Apophasis". Il finale è più intenso grazie a turbolenze
aeree provocate ed una spirale vorticosa che impressionano se paragonati
a quell'esplicito silenzio tombale che per diversi secondi lascia col
fiato nei polmoni ed un interrogato stato d'attesa. Il finale è per un
cuore che pulsa. Leitmotiv, quindi motivo ricorrente dell'album sarà un
cigolio di porte, che forse va a significare i vari tentativi
di ricerca razionale del Vero Supremo, non a caso seguiti spesso da
aperture misticheggianti, ossia la neoplatonica via del raggiungimento
dell'Uno.
Tirando le somme non siamo certo al cospetto della
sua generazione meglio avvenuta, più di un pizzico meno ispirata, varia
e penetrante del solito, ma tuttavia è pur sempre il demiurgo Caul
ad operare, ossia la crème de la crème del dark ambient attuale.
Vaake
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