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I frutti dell'arte musicale di Brett Smith
iniziarono a germogliare nel remoto 1993, anno di fondazione
dell'act Caul, una della più straordinarie realtà della scena dark
ambient mondiale. Il nostro non ha mai nascosto la sua fede cristiana,
vero è che nei suoi lavori non ci sono liriche ma egli in un modo o
nell'altro (covers o brevi spiegazioni nel booklet) sempre tiene a dar
evidenza della chiave di lettura teologica o spirituale della propria
musica, e "Crucible" non fa ovviamente eccezione. L'album
data 1996 e fu anche riedito rimasterizzato e remixato nel 2003, con un'edizione
limitata a cinquanta copie corredate da nuovo artwork.
Ogni disco di Caul è un oscuro viaggio, sono
sensazioni sonore quasi epico-darkfantasy che però metaforizzano un ben preciso
senso introspettivo, il vero viaggio di Caul è quello interiore nei
confronti del Mistero e del cammino da seguire poterlo raggiungere al
fine di "vederlo faccia a faccia, come Egli è" (1 Cor 13,12).
I 71 minuti di marcia, generati dal solo sintetizzatore, al buio
illuminato da un quarto di luna e da uno sfavillante firmamento,
esordiscono con delle atmosfere dai tempi dilatati, breve intro di
preparazione dell'animo per arrivare alla prima vera tappa, Aurora,
l'inizio, costituito di suoni ascensionali moderati che ci conducono a
Lysis ove detonazioni sinistre e preoccupanti creano una
tensione estrema che impone di investigare con circospezione ogni passo,
il pericolo può essere infatti dietro ogni anfratto; ma finalmente si
apre una distesa, il timore svanisce: è andata. Con Behold
arriva però un nuovo allarme: imponenti mura costeggiano un stretto
sentiero, unica via di passaggio; il sound è solenne nelle sinfonie
ansiose, momenti di quasi orrore nella visione di forme che in quel
crepuscolo buio prendono fisionomie paurose, ossia si mostrano in tutto
ciò che l'animo inquieto teme. Sullo stesso mood rimane Reduviid,
dove stavolta le distese sono tempestate da suggestioni turbanti, la
tensione ivi sale e scende come un'altalena. Con Cluster
si entra all'interno di un edificio: sono sovrabbondanti le suggestioni
oniriche, e cupe e ridondanti percussioni rendono il pathos tesissimo.
In Perfervid un giro sintetico ondulatorio è lento e
sentenzioso, reso ancora più thriller da innesti horrorifici. Procession
è una marcia tetra pervasa da suoni avvolgenti ed invasivi in cui, sul
finale, delle parafrustate fendono l'aria. Arrivano i down-tempo
solenni ed evocativi con Arc, mentre l'afflato dark
sinfonico giunge all'esasperazione con Darkness. Adrift
è un lungo cunicolo fatto di luci ed ombre, di fragori e rilassamenti,
dove lo spavento interiore è il protagonista. Aperture sognanti e
sinistre detonazioni in Sojourn, ambient desolato a
tratti, magnificamente opprimente in altri: ecco che l'anima inizia però
ad armonizzarsi con esso (ciò è espresso da aperture sinfonicheggianti),
fino a giungere a trarne forza. Ed era proprio questo il punto di
arrivo, ovvero la meta del viaggio stesso.
Che dire alla fine di questo trip onirico dalla
fortissima valenza parabolica? Un'esperienza intensissima che va però
vissuta con la giusta predisposizione. Non trascurate Caul se la
proposta vi intriga, ne varrà davvero la pena.
Vaake
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