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INTERVISTA
10/06/2008
 
 

 

CAUL
Hidden
dark ambient
2001 - Eibon Records
(USA)
www.myspace.com/caulmusic - www.caul.org

 

"Ambient music": musica in forma di pittura. La musica ambient traduce le immagini in suoni, dipinge come un affresco sulla parete della mente, descrive un ambiente che si trova intorno a noi o dentro di noi. Un "ambiente" non si limita ad essere un semplice "spazio" come pura estensione vuota: è spazio in senso fisico ma è anche spazio dell'anima; è l'insieme concreto delle persone e dei luoghi che incontriamo fuori di noi e quello delle sensazioni e dei sentimenti che proviamo in noi. "Dark ambient" sarà così la pittura in forma di suoni di ciò che è oscuro e buio, dentro e fuori l'anima. La musica di Caul può definirsi sostanzialmente come tale ritratto di ciò che, nello spirito, è oscuro. Questa musica è infatti certamente spirituale: infatti ha a che fare con qualcosa di invisibile – lo Spirito è invisibile e non tangibile - e di questo tenta di essere rappresentazione. La musica è l'arte per eccellenza dello spirito; questo perché è incorporea e invisibile per gli occhi del corpo, e giunge a noi attraverso il senso dell’udito. Per intendere la musica è necessario mettersi all'ascolto. Esattamente come Dio e la sua Parola la musica sussurra al nostro orecchio, sia quello del corpo che soprattutto quello del cuore.

In lingua inglese la parola "caul" indica, nel linguaggio scientifico, un residuo del liquido amniotico che, al momento della nascita, può rimanere avvolto sul capo del bambino e che viene rimosso quando questo viene alla luce per il suo primo respiro. Tradizioni antiche vedono in coloro che nascono in questa condizione persone protette in modo speciale dalla divinità e destinate a diventare grandi uomini, condottieri o profeti. La parola "caul" è infatti usata anche in termine di "copricapo", "velo" o "elmo" e si dice che grandissime personalità come il valoroso Alessandro Magno o il poeta Kahlil Gibran molti re, regine e valorosi condottieri siano nati con il "caul", ossia con il capo coperto: chi dispone di autorità indossa il cappello. Ciò che è velato è protetto e ciò che è protetto e prezioso di solito si custodisce e lo si sottrae alla vista e lo si nasconde. Veniamo dunque al titolo del disco in questione, "Hidden", "nascosto". Nella discografia di questo artista si trovano temi simili nei titoli dei lavori precedenti: "Reliquary", "reliquiario", ossia lo scrigno che contiene e custodisce i preziosi resti di santi e martiri; "Muein", dalla lingua greca "stare chiuso", "serrato", "silenzioso". Oppure i temi opposti - e l'esatto opposto non è la faccia estrema di un tutto unico? - "Light From Many Lamps", la luce opposta al buio, oppure "The Golden Section" lo spazio aureo e splendente in cui le linee si incontrano opposto al luogo della tenebra. Non è difficile vedere nei dischi di Caul un percorso assiduo di ricerca della spiritualità, di una dimensione di comunione con il divino.

L'album consiste in una sola lunga traccia di musica senza parole. Si tratta, come altri album di Caul, di un lungo e affannoso viaggio al termine della notte alla ricerca di ciò che è "nascosto". Ma la destinazione non è il nulla di un nichilismo banale, ma il nulla del deserto e del silenzio assoluto nel quale è percepibile in maniera chiara la voce di Dio. In questo viaggio Caul tenta di raffigurare attraverso i suoni, ora glaciali e angosciati, ora fatti di esili melodie di organo dal tono sacrale, rintocchi di pianoforte e spiragli di luce, questo farsi deserto delle cose e dell'anima al fine di porsi all’ascolto in maniera profonda della voce di Dio, che risuona nel silenzio e nella leggera brezza dello Spirito. Ecco allora che sembra accadere come una magia, o esattamente come chiudere gli occhi e guardare il buio: le cose, le strutture di questa musica scompaiono. Non sembra infatti, o quasi, esserci ritmo né durata in senso lato in questa musica. Se Caul intende raffigurare in musica l’abisso dell’anima o l’abisso di Dio, intuirà che l’eterno è fuori dal tempo. Il ritmo è esatta scansione di un tempo determinato - il ritmo della nostra vita è scandito dal respiro e dal battere del cuore, e la vita ha una durata determinata - mentre la durata ha senso a partire dalla posizione di limiti e confini. L'Assoluto non ha né limiti né confini. Oppure vi è solo ritmo assoluto ossia un fluire ininterrotto di battiti che trapassano dalla luce all’ombra e dall’ombra alla luce. Non sembra esserci, o quasi, armonia, almeno in senso classico, ma piuttosto un monologo, in quanto una sola è la voce che davvero parla: quella di chi cerca il nome e il volto di Dio. L’armonia è un ordine della connessione e dell’unione dei singoli suoni; è un’arte nel senso di tecnica volta a scoprire le leggi di consonanza o dissonanza tra suoni che conciliano gli opposti. Nella musica ha di solito il compito di sostenere una melodia. L’armonia, in particolare l’armonia nascosta e segreta del Tutto, è velata e nascosta dietro il gioco e il rincorrersi eterno degli opposti. Oppure vi è solo armonia assoluta, ossia un fondamento vuoto che fonda essendo abisso in cui tutto precipita e riempiendo tutto del suo vuoto. Per questo si ascoltano nel disco estese masse sonore come sfondi fissi o abissi.

Caul e la sua musica non intenderebbero esprimere tanto la personalità individuale quanto l'esperienza dell'abbandonarsi al puro nulla e al divino: rinunciano a ordini precostituiti e preferiscono il linguaggio tipico della musica elettronica/ambient che appunto arreda e dipinge con i suoni e i timbri: giustapposizioni di masse di sintetizzatori e quadri sonori, tinte e colori timbrici, effetti e filtri sonori, suoni concreti e sinistri presi in prestito dalla realtà come cigolii, riecheggiare di catene o di cose infrante, sibili, battiti e colpi. Il linguaggio sonoro utilizzato da Caul è piuttosto prevedibile, privo di particolari innovazioni di avanguardia, ricerche stilistiche o soluzioni sonore spericolate e avventurose, commistioni e incontri con altri stili musicali, ma questo non implica necessariamente che non sia testimonianza sincera del proprio vissuto. Per via di tale rarefazione sonora, il corpo del suono si dissolve in puro spirito quando tenta di descrivere l’abisso di Dio.  Rimane tuttavia corpo, carne, desiderio, persona individuale che cerca Dio e a Lui pone domande in maniera forte. Gli indizi maggiormente evidenti del persistere della presenza di questo corpo e di questo dialogo sono il battere del cuore che Caul fa udire in alcuni passi dell’album e i diversi passaggi in cui risuonano fragili melodie piene di nostalgia. Un Dio o un angelo non può provare questa nostalgia, poiché è già riunito in se stesso, beatitudine smisurata ed eterna. Questa nostalgia può essere provata in maniera struggente solo da un uomo, da una donna, o da un angelo caduto. La nostalgia impetuosa di ognuno di noi del ritorno tra le braccia del Padre.

Alessandro Giovannangeli

VOTO

65

 

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