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"Ambient music": musica in
forma di pittura. La musica ambient traduce le immagini in suoni,
dipinge come un affresco sulla parete della mente, descrive un ambiente
che si trova intorno a noi o dentro di noi. Un "ambiente" non si limita
ad essere un semplice "spazio" come pura estensione vuota: è spazio in
senso fisico ma è anche spazio dell'anima; è l'insieme concreto delle
persone e dei luoghi che incontriamo fuori di noi e quello delle
sensazioni e dei sentimenti che proviamo in noi. "Dark ambient" sarà
così la pittura in forma di suoni di ciò che è oscuro e buio, dentro e
fuori l'anima. La musica di Caul può definirsi sostanzialmente
come tale ritratto di ciò che, nello spirito, è oscuro. Questa
musica è infatti certamente spirituale: infatti ha a che fare con
qualcosa di invisibile – lo Spirito è invisibile e non tangibile
- e di questo tenta di essere rappresentazione. La musica è l'arte per
eccellenza dello spirito; questo perché è incorporea e invisibile
per gli occhi del corpo, e giunge a noi attraverso il senso dell’udito.
Per intendere la musica è necessario mettersi all'ascolto. Esattamente
come Dio e la sua Parola la musica sussurra al nostro orecchio, sia
quello del corpo che soprattutto quello del cuore.
In lingua inglese la parola "caul" indica, nel linguaggio
scientifico, un residuo del liquido amniotico che, al momento della
nascita, può rimanere avvolto sul capo del bambino e che viene rimosso
quando questo viene alla luce per il suo primo respiro. Tradizioni
antiche vedono in coloro che nascono in questa condizione persone
protette in modo speciale dalla divinità e destinate a diventare grandi
uomini, condottieri o profeti. La parola
"caul" è infatti usata anche in termine di "copricapo", "velo" o
"elmo" e si dice che grandissime personalità come il valoroso Alessandro
Magno o il poeta Kahlil Gibran molti re, regine e valorosi condottieri
siano nati con il
"caul", ossia con il capo coperto: chi dispone di autorità
indossa il cappello. Ciò che è velato è protetto e ciò che è protetto e
prezioso di solito si custodisce e lo si sottrae alla vista e lo si
nasconde. Veniamo dunque al titolo del disco in questione, "Hidden",
"nascosto". Nella discografia di questo artista si trovano temi simili
nei titoli dei lavori precedenti: "Reliquary", "reliquiario",
ossia lo scrigno che contiene e custodisce i preziosi resti di santi e
martiri; "Muein", dalla lingua greca "stare chiuso", "serrato",
"silenzioso". Oppure i temi opposti - e l'esatto opposto non è la faccia
estrema di un tutto unico? - "Light From Many Lamps", la luce
opposta al buio, oppure "The Golden Section" lo spazio aureo e
splendente in cui le linee si incontrano opposto al luogo della tenebra.
Non è difficile vedere nei dischi di Caul un percorso assiduo di
ricerca della spiritualità, di una dimensione di comunione con il
divino.
L'album consiste in una sola lunga traccia di musica senza
parole. Si tratta, come altri album di Caul, di un lungo e
affannoso viaggio al termine della notte alla ricerca di ciò che è
"nascosto". Ma la destinazione non è il nulla di un nichilismo banale,
ma il nulla del deserto e del silenzio assoluto nel quale è percepibile
in maniera chiara la voce di Dio. In questo viaggio Caul tenta di
raffigurare attraverso i suoni, ora glaciali e angosciati, ora fatti di
esili melodie di organo dal tono sacrale, rintocchi di pianoforte e
spiragli di luce, questo farsi deserto delle cose e dell'anima al fine
di porsi all’ascolto in maniera profonda della voce di Dio, che risuona
nel silenzio e nella leggera brezza dello Spirito. Ecco allora che
sembra accadere come una magia, o esattamente come chiudere gli occhi e
guardare il buio: le cose, le strutture di questa musica scompaiono. Non
sembra infatti, o quasi, esserci ritmo né durata in senso lato in questa
musica. Se Caul intende raffigurare in musica l’abisso dell’anima
o l’abisso di Dio, intuirà che l’eterno è fuori dal tempo. Il ritmo è
esatta scansione di un tempo determinato - il ritmo della nostra vita è
scandito dal respiro e dal battere del cuore, e la vita ha una durata
determinata - mentre la durata ha senso a partire dalla posizione di
limiti e confini. L'Assoluto non ha né limiti né confini. Oppure vi è
solo ritmo assoluto ossia un fluire ininterrotto di battiti che
trapassano dalla luce all’ombra e dall’ombra alla luce. Non sembra
esserci, o quasi, armonia, almeno in senso classico, ma piuttosto un
monologo, in quanto una sola è la voce che davvero parla: quella di chi
cerca il nome e il volto di Dio. L’armonia è un ordine della connessione
e dell’unione dei singoli suoni; è un’arte nel senso di tecnica volta a
scoprire le leggi di consonanza o dissonanza tra suoni che conciliano
gli opposti. Nella musica ha di solito il compito di sostenere una
melodia. L’armonia, in particolare l’armonia nascosta e segreta del
Tutto, è velata e nascosta dietro il gioco e il rincorrersi eterno degli
opposti. Oppure vi è solo armonia assoluta, ossia un fondamento vuoto
che fonda essendo abisso in cui tutto precipita e riempiendo tutto del
suo vuoto. Per questo si ascoltano nel disco estese masse sonore come
sfondi fissi o abissi.
Caul e la sua musica non intenderebbero esprimere
tanto la personalità individuale quanto l'esperienza dell'abbandonarsi
al puro nulla e al divino: rinunciano a ordini precostituiti e
preferiscono il linguaggio tipico della musica elettronica/ambient che
appunto arreda e dipinge con i suoni e i timbri: giustapposizioni di
masse di sintetizzatori e quadri sonori, tinte e colori timbrici,
effetti e filtri sonori, suoni concreti e sinistri presi in prestito
dalla realtà come cigolii, riecheggiare di catene o di cose infrante,
sibili, battiti e colpi. Il linguaggio sonoro utilizzato da Caul
è piuttosto prevedibile, privo di particolari innovazioni di
avanguardia, ricerche stilistiche o soluzioni sonore spericolate e
avventurose, commistioni e incontri con altri stili musicali, ma questo
non implica necessariamente che non sia testimonianza sincera del
proprio vissuto. Per via di tale rarefazione sonora, il corpo del suono
si dissolve in puro spirito quando tenta di descrivere l’abisso di Dio.
Rimane tuttavia corpo, carne, desiderio, persona individuale che cerca
Dio e a Lui pone domande in maniera forte. Gli indizi maggiormente
evidenti del persistere della presenza di questo corpo e di questo
dialogo sono il battere del cuore che Caul fa udire in alcuni
passi dell’album e i diversi passaggi in cui risuonano fragili melodie
piene di nostalgia. Un Dio o un angelo non può provare questa nostalgia,
poiché è già riunito in se stesso, beatitudine smisurata ed eterna.
Questa nostalgia può essere provata in maniera struggente solo da un
uomo, da una donna, o da un angelo caduto. La nostalgia impetuosa di
ognuno di noi del ritorno tra le braccia del Padre.
Alessandro
Giovannangeli |