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INTERVISTA
10/06/2008
 
 

 

CAUL
Light From Many Lamps
dark ambient
1998 - Malignant Records
(USA)
www.myspace.com/caulmusic - www.caul.org

 

Nuova traslazione tastierosintetica dei trip misticheggianti di Caul è "Light From Many Lamps", e stavolta più che mai non è certo una scampagnata fuori porta quella che ci riserva il pigiare il tasto play: ben 70 minuti di trascendente oscurità ambientale scissi in 15 episodi, di nuovo indagando il mistero di Dio, trade-mark concettuale di Brett Smith nel suo alter ego artistico che risponde proprio al nome di Caul

Tutto ha inizio con I will awake the dawn, il vento spira leggero agitando campanelli, sgocciolii riecheggianti fanno pensare a una locazione cavernosa: il synth si fa più pervasivo, l'atmosfera diviene indefinita, qualcosa di incomprensibile irrompe sulla scesa, ma subito dopo il sound si adagia minimale. Scampanio ed un lontano canto gregoriano ci introducono a O thou bright crown of pearl, che nel suo lungo dipanarsi si fa triste e turbata. Con Blood within the veil protagonista diviene il piano: riff semplice e mantrico su cui evolve e crea un keys work a effetto violinistico. Percussioni tribali ed eterei vocalizzi femminili per l'empirea Thine is the day, thine is the night, minimali idiosincrasie invece per At midnight I arise to give thanks to thee. Il mood tastieroso si fa addirittura epico, decadente sì ma glorioso, in By the breath of God, all the stars. Ritmiche bizzarre e ilari con parlato filtrato le troviamo presso Midnight's tongue. Proseguiamo il viaggio con A tapestry of bone: a seguito di volteggi aerei irrompe all'improvviso un organo, che decide però di percorrere rilassato la via della distensione. Caotica prima ed essenziale poi si propone The twelth golden swan, l'epicità ridondante torna invece per mezzo di The mirror of simple souls. Impercettibili suoni dall'oscurità ambient ventosa e mood coinvolgente, per spegnersi quasi thrilleroso: questa è The saint and the seriph, completamente differente dalla estatica Crux est mundi medicina (bellissimo titolo), davvero un'esperienza ultrasensoriale. Battute ritmiche e lande sonore estese scandiscono Euangelos, in Penuel prevale la funerea drammaticità, preludio della grande consolazione dell'epilogo La Sua volontate e nostra pace.

Caul non ha bisogno di troppe presentazioni: anche perché, sfuggente e riservato, oltre a quel poco che dice di sé sul sito ufficiale di lui nient'altro sappiamo. Ma Caul ha molto da dire, anche se il suo linguaggio necessita di uno sforzo interpretativo che obbliga il coinvolgimento di ragione e passione.

Valerio Mei

VOTO

79

 

 

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