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Nuova traslazione tastierosintetica dei trip misticheggianti di
Caul è "Light From Many Lamps", e stavolta più che mai non
è certo una scampagnata fuori porta quella che ci riserva il pigiare il tasto play:
ben 70 minuti di trascendente oscurità ambientale scissi in 15 episodi, di nuovo
indagando il mistero di Dio, trade-mark concettuale di Brett Smith nel suo alter ego artistico che risponde proprio al nome di
Caul.
Tutto ha inizio con I will awake the dawn,
il vento spira leggero agitando campanelli, sgocciolii riecheggianti
fanno pensare a una locazione cavernosa: il synth si fa più pervasivo,
l'atmosfera diviene indefinita, qualcosa di incomprensibile irrompe
sulla scesa, ma subito dopo il sound si adagia minimale. Scampanio ed un
lontano canto gregoriano ci introducono a O thou bright crown of pearl,
che nel suo lungo dipanarsi si fa triste e turbata. Con Blood within the
veil protagonista diviene il piano: riff semplice e mantrico su
cui evolve e crea un keys work a effetto violinistico. Percussioni
tribali ed eterei vocalizzi femminili per l'empirea Thine is the
day, thine is the night, minimali idiosincrasie invece per
At midnight I arise to give thanks to thee. Il mood
tastieroso si fa addirittura epico, decadente sì ma glorioso, in By the
breath of God, all the stars. Ritmiche bizzarre e ilari con
parlato filtrato le troviamo presso Midnight's tongue.
Proseguiamo il viaggio con A
tapestry of bone: a seguito di volteggi aerei irrompe
all'improvviso un organo, che decide però di percorrere rilassato la via
della distensione. Caotica prima ed essenziale poi si propone The
twelth golden swan, l'epicità ridondante torna invece per mezzo
di The mirror of
simple souls. Impercettibili suoni dall'oscurità ambient ventosa
e mood coinvolgente, per spegnersi quasi thrilleroso: questa è The
saint and the seriph, completamente differente dalla estatica
Crux est mundi medicina (bellissimo titolo), davvero
un'esperienza ultrasensoriale. Battute ritmiche e lande sonore estese
scandiscono Euangelos, in Penuel prevale la
funerea drammaticità, preludio della grande consolazione dell'epilogo La Sua volontate e nostra pace.
Caul non ha bisogno di troppe presentazioni:
anche perché, sfuggente e riservato, oltre a quel poco che dice di sé sul
sito ufficiale di lui nient'altro sappiamo. Ma Caul ha molto da
dire, anche se il suo linguaggio necessita di uno sforzo interpretativo
che obbliga il coinvolgimento di ragione e passione.
Valerio Mei
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