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INTERVISTA
10/06/2008
 
 

 

CAUL
Muein
drone
2002 - Underground Inc.
(USA)
www.myspace.com/caulmusic - www.caul.org

 

Prima di approcciare la descrizione di un disco come questo sono necessarie alcune premesse. Caul appartiene a quella scena drone/ambient che fa della sperimentazione la sua bandiera; questo implica una necessaria apertura mentale quando ci si pone all’ascolto di un disco del genere. Un disco che è, prima di tutto, un viaggio interiore.

"Muein", titolo del disco e titolo dell’unica traccia che compone l’album, si apre con suoni di sirene, ronzii lontani e scampanii distorti ed inquietanti, trasportandoci d’un tratto in un mondo fatto di ombre e luci, un mondo parallelo in cui il suono guida la mente verso l’esplorazione di se stessa. Si è come trasportati all’interno di una foresta ancestrale, in cui il canto della notte assomiglia al suono di migliaia di campane ad aria, una foresta oscura, illuminata esclusivamente da strane ed inquietanti luci, che come lucciole ci si parano davanti, quasi a volerci accecare. Lontano…. il suono distorto delle campane, che annunciano qualcosa, forse, l’apocalisse. Ad un tratto un terremoto, la terra si sfalda, la luce fuoriesce, un grande bagliore rischiara il cielo che, fino ad un momento prima, sembrava più oscuro dell’infinito. E’ l’inizio, l’inizio di un mondo diverso e sfavillante, è la fine, la fine di quella realtà che tanto ha crucciato i nostri animi, la fine dell’oscurità che, come a voler lottare fino alla fine, cerca fra strazianti e tenebrosi ronzii, di far udire ancora la sua presenza. Vita, morte, sofferenza, gioia, tutto si mescola in un turbinio di emozioni dal suono quasi assordante, che colpisce il nostro profondo, che incide la nostra anima; ci fa percepire il vero dolore, il dolore dell’uomo incatenato al suo mondo di tenebra, corroso dalla sofferenza del suo essere, inscindibile con quel male di vivere che cerca costantemente di debellare. L’uomo ed il suo io, eterna lotta della vita contro se stessa, eterno rivaleggiare della fine con l’inizio. Morte e vita, abbracciati in un unico connubio di rinascita che, alla fine, riconduce tutto ad unico eterno divenire.

Indubbiamente questa mia recensione parrebbe descrivere poco le effettive sonorità del disco ma…. in effetti non esiste altro modo per descriverlo. Quello che ho scritto è originato dalle sensazioni che l’opera di Caul mi ha provocato (per la verità si riferiscono ad un solo quarto d’ora dell’intera traccia… se fossi andato avanti per tutta la durata del brano, sarei caduto nel prolisso) e penso che questo sia l’unico vero modo per descrivere un brano drone/ambient. Come un’opera d’arte astratta cerca di trasmettere allo spettatore un qualcosa che esula dalla comune realtà sensoriale, così il drone cerca di arrivare direttamente all’anima dell’ascoltatore, per cercare di trasportarlo nel mondo sensoriale dell’artista. Caul, con questo disco, c’è riuscito benissimo. Se proprio si volesse trovare un difetto alla concezione generale dell’opera, potrebbe essere ravvisato nell’eccessiva ripetitività del tema portante, in fin dei conti, quando si pensa di realizzare un brano di 59 minuti ci si dovrebbe rendere conto di quanto, alla fine, risulti "digeribile" all’ascoltatore. Concludendo, un bel disco, ma esclusivamente per patiti del genere.

Luca Sileni

VOTO

86

 

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