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INTERVISTA
10/06/2008
 
 

 

CAUL
The Sound Of Faith
dark ambient
1996 - Katyn Records
(USA)
www.myspace.com/caulmusic - www.caul.org

 

Come la concepiamo noi, esistenzialmente parlando, la colonna sonora della fede cristiana? Ce lo siamo mai chiesti?, forse no, ma Caul sì, e per lui è un sound oscuro, rischiarato tuttavia da rade armonie e da confortanti bagliori. Siamo nel 1996 e ancora una volta, dopo "Crucible", Caul - i Raison d'Etre cristiani - a distanza di pochi mesi si presenta con un nuovo album dai consueti 70 minuti, "The Sound Of Faith". Sempre dark ambient per Brett Smith e la propria immaginificità a scala di neri, e di nuovo un gran bel lavoro di sinteticità minimali, di evoluzioni emozionali, di turbinii interiori. La grande novità stavolta si concentra in dei marcati afflati orientaleggianti, e, soprattutto, nell'uso della chitarra, strumento che il nostro enigmatico artista (qualcuno in questi lustri di attività musicale ha mai visto una foto di Brett Smith?) mostra di saper maneggiare con maestria.

Kyrie, canto funereo dei riti sepolcrali cristiani, stende già un manto di inquietudini, ed ecco con Somnia a Deo missa l'inattesa chitarra che scandisce tempistiche lente e dal mood orientale, su una base tastierosa ad effetto fiati. Oltre sei minuti compongono Nature and grace, guitar track arpeggiata in modo chirurgico, ma ben presto si torna al Caul-sound più estremo con il pathos horrorifico di The redeemer of blood, la quale nel finale riserva rifugi sonori quasi confortanti. Parousia si divincola a fatica dal silenzio e poi la tensione è implacabile tra ambientazioni gelide e notturne, dove l'imprevisto può essere accadere ad ogni passo: finalmente una distesa, imperscrutabile nella sua crepuscolare staticità. Passando per i tastieroni avvolgenti di Sicut ovis, giungiamo all'eresia di Metempsychosis, non a caso caotica e ridondante, una novità tanta pesantezza in Caul. Cimiteriale e solennizzata da paracoralità liturgiche è The type and shadows of our bodies, Theophany si ripropone orientaleggiante, mentre Adumbratio minimale sintetica. Approdiamo così ad un pezzone di 12 minuti, Ankou che alterna spire ascensionali e discendenti di synth con mood purgatoriali allo scoccare ritmico di campana e di lontane detonazioni. All'improvviso la natura si risveglia, il sole sta sorgendo, e questo rilassamento enfatizzato da effetti fiati lo cogliamo anche nella successiva A golden bell and a pomegranate. Con Expurgate tuttavia un mantello nero riavvolge tutto, per poi adagiarsi su un tappeto sonoro soffuso e lieve ma ricco di appeal, espresso da The seven abominations of the heart.

Dolore e speranza, nebbia algida e vitali raggi di luce, cammini ciechi ma nella fede che il Dio verace guidi i nostri passi. Questo è ciò che Caul pensa in merito al quesito portante, e lo esprime in musica, con una fascinosissima ed emozionale estetica.

Valerio Mei

VOTO

82

 

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