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Come la concepiamo noi, esistenzialmente parlando,
la colonna sonora della fede cristiana? Ce lo siamo mai chiesti?, forse
no, ma Caul sì, e per lui è un sound oscuro, rischiarato tuttavia
da rade armonie e da confortanti bagliori. Siamo nel 1996 e ancora una volta, dopo
"Crucible", Caul - i Raison d'Etre cristiani - a distanza di pochi mesi si presenta
con un nuovo album dai consueti 70 minuti, "The Sound Of Faith". Sempre
dark ambient per Brett Smith e la propria immaginificità a scala di
neri, e di
nuovo un gran bel lavoro di sinteticità minimali, di evoluzioni
emozionali, di turbinii interiori. La grande novità stavolta si
concentra in dei marcati afflati orientaleggianti, e, soprattutto, nell'uso
della chitarra, strumento che il nostro enigmatico artista (qualcuno in
questi lustri di attività musicale ha mai
visto una foto di Brett Smith?) mostra di saper maneggiare con maestria.
Kyrie, canto funereo dei riti sepolcrali cristiani,
stende già un manto di inquietudini, ed ecco con Somnia a Deo missa l'inattesa chitarra che scandisce tempistiche lente e dal mood
orientale, su una base tastierosa ad effetto fiati. Oltre sei minuti
compongono Nature and grace, guitar track arpeggiata in modo
chirurgico, ma ben presto si torna al Caul-sound più estremo con il
pathos horrorifico di The redeemer of blood, la quale nel finale riserva
rifugi sonori quasi confortanti. Parousia si
divincola a fatica dal silenzio e poi la tensione è implacabile tra
ambientazioni gelide e notturne, dove l'imprevisto può essere accadere
ad ogni passo: finalmente una distesa, imperscrutabile nella sua
crepuscolare staticità. Passando per i tastieroni avvolgenti di
Sicut ovis, giungiamo all'eresia di Metempsychosis,
non a caso caotica e ridondante, una novità tanta pesantezza in Caul.
Cimiteriale e solennizzata da paracoralità liturgiche è The type
and shadows of our bodies, Theophany si ripropone
orientaleggiante, mentre Adumbratio minimale sintetica.
Approdiamo così ad un pezzone di 12 minuti, Ankou che
alterna spire ascensionali e discendenti di synth con mood purgatoriali
allo scoccare ritmico di campana e di lontane detonazioni.
All'improvviso la natura si risveglia, il sole sta sorgendo, e questo
rilassamento enfatizzato da effetti fiati lo cogliamo anche nella
successiva A golden bell and a pomegranate. Con
Expurgate tuttavia un mantello nero riavvolge tutto, per poi
adagiarsi su un tappeto sonoro soffuso e lieve ma ricco di appeal,
espresso da The seven abominations of the heart.
Dolore e speranza, nebbia algida e vitali raggi di
luce, cammini ciechi ma nella fede che il Dio verace guidi i nostri
passi. Questo è ciò che Caul pensa in merito al quesito portante,
e lo esprime in musica, con una fascinosissima ed emozionale estetica.
Valerio Mei
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