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Dopo aver acquistato
parecchia notorietà negli Stati Uniti grazie ad un Ep e un’instancabile
tournèe, i Chasing Victory realizzano nel 2005 il loro primo
disco, "I Call This Abandonment". I
nostri
giovani quindi si aggiungono all’interminabile lista di gruppi hardcore
che "infestano" la musica di oggi.
Il loro sound è un
emocore molto intenso.
Già da inizio disco
con Oceans away e Unrequieted love (ovvero i
pezzi migliori di tutto il platter) ci ritroviamo ad un livello di
allarme parecchio forte: mentre il vocalist Adam Harrell cerca di
avvertirci di un chissà cosa con le sue urla, i musicisti del gruppo
lavorano in modo eccezionale, creando un pathos davvero irrequieto. Lo
stesso schema va per tutti i brani, chi più chi meno.
Quindi abbiamo l’elemento core. Ora però si passa all’elemento emo, che
è quello che sovrasta completamente tutta l’opera. Ogni pezzo contiene
melodie, di cui però poche realizzate talmente bene da rimanere
nell’orecchio dell’ascoltatore. Probabilmente l’unica che ricordo è
quella di Unrequieted love. Un punto forte, però, lo
ritroviamo nei testi, che sono più white che mai, includendo temi di
amore e di nuova vita in Cristo.
Un
bel disco, che però non vi durerà molto. Purtroppo anche se le
fondamenta ci sono, la casa è mancante. Musicalmente eccezionali (per il
genere, si intende) con ottime vocals, ma c’è un qualcosa che manca in
questo lavoro, un qualcosa molto più grande di un pezzo di puzzle. I
Chasing Victory, con tutta la loro bravura, hanno realizzato un
disco leggermente piatto e poco innovativo. Speriamo che in futuro ci
diano qualcosa di più solido su cui mettere i denti.
Christopher Warman |