|
Gli avellinesi Circle Of Believers spuntano
in quello che finora era sempre stato un panorama in po' scarno, ovvero
quello del christian metal italiano, ed è sicuramente entusiasmante
vedere che ora le band cristiane in Italia stiano cominciando a
fioccare; a renderci omaggio di questo interessante debut album ci sono
il songwriter e chitarrista Vito Fresiello, il bassista Giovanni
Montesano, il chitarrista Mario D'Antuono, il singer Mauro Picone ed il
tastierista Ezio Di Ieso; il batterista che ha inciso l'Ep non fa però
più parte della band, che appunto dopo la pubblicazione del lavoro si è
trovata a doverne cercare uno nuovo.
I Circle Of Believers propongono un
heavy-power sicuramente ben eseguito, si sente molto l'influenza Iron
Maiden in certe parti (e sicuramente aiuta molto la stesura di tali
pezzi), con aggiunta di parti di tastiere e elementi tendenti molto al
power; l'Ep di esordio che ci viene offerto è una demo di assestamento
che la band ha registrato più che altro per maturare musicalmente (oltre
che ovviamente per farsi conoscere sulla scena), e ad un primo ascolto
si evidenziano subito quelle che sono le caratteristiche in parte del
disco e in parte della band stessa; la tecnica c'è, partendo dalla intro
e dai primi due brani Reseeding the roots e Skyward
si sente che le chitarre fanno un ottimo lavoro e che, soprattutto, il
singer ha altissime abilità canore cantando in tonalità molto alte, come
l'heavy-power richiede; proseguendo per i brani si ha invece una
semi-ballad non troppo coinvolgente anche se non malvagia chiamata
Shades of the night, stesso discorso per Perfectly
wrong, per arrivare così all'ultimo brano, l'omonimo
Circle of belivers che pare coinvolgere un po' meglio
melodicamente. Lyrics molto introspettive ma che comunque tendono ad
esprimere un messaggio profondamente cristiano come si può percepire
bene in Reseeding the roots: "Sign of cross will be not a
weapon / but the true way to take care of human lives / Our white
dresses aren't veils for dedly plans / and the red of love is not the
one of blood".
La cosa che però risulta penalizzare molto questo Ep è il tipo di
registrazione, già dalla batteria si sente che è un qualcosa fatto in
casa, e questo influisce molto sulla qualità del disco: l'aspetto
positivo di tutto questo è il fatto che comunque sia se già con un suono
così mediocre i brani tengono, con uno migliore sicuramente i pezzi
sarebbero ancor più apprezzabili e orecchiabili; quindi auguriamo a
questa band di trovare una buona produzione che li valorizzi, e che
questa Demo possa servigli anche per maturare musicalmente e saper
tirare fuori in futuro qualcosa di molto serio, anche perchè le capacità
ci sono.
Francesco Romeggini
|