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Quella che è senza "se" e "ma" una delle più
celebri band di industrial metal, e non solo della scena cristiana,
giunse all'omonimo debut nel 1992; sorti dalle ceneri del thrash act
Immortal, i Circle Of Dust sono un progetto, qui solista, del
singer e chitarrista Scott Albert, anche noto sotto le mentite spoglie
di Klay Scott. Rispetto alla band primigenia del nostro, l'uso dei synth
industriali e techno diviene preponderante, pur mantenendo l'occhio
strizzato alla strumentazione distorta, corposa e variamente ritmata.
Exploration parte techno dark,
subentrano i riffoni stoppati accompagnati nelle cadenza da un batteria
che sembra così vera che credo proprio lo sia: c'è spazio anche per
spianate goticheggianti che sono però solo una parentesi al reimporsi di
sinteticità ed effetti vocali. Bella traccia, seguita da Dissolved
dove la novità sono cadenze più possenti e suoni futuristici. Mid tempo
zeppa di varietà sintetiche è Night fall, mentre
Nothing sacred apporta sostanziali evoluzioni quali una melodia
intensa, un mood epico e coralità misticheggianti, senza dimenticare un
più unico che raro accenno di doppio pedale. Twisted reality
si dà alla sperimentazione più azzardata con un tocco di dark ambient,
al pari di Demoralize ove compare una voce robotica,
mentre Technological disguise (Born from the dust
beginnings of man / a seed of disobedience / stain of the curse we've
brought on ourselves / damnation of the soul / black roots of sin
planted firmly within / the soil of our hearts / one way alone mankinds
only hope / Jesus Christ is our salvation) è a sorpresa addirittura
thrash oriented. E se parliamo di sorprese come non citare la easy
listening Rational lies?, industriale inquieta dalle
melodie coinvolgenti e catchy.
"The cold of winter now resides where fires once
burned bright / unseen forces waging war for possession of your sight /
allowing walls to crumble leaving armor to decay / the enemy you once
engaged steals vital time away. / O children how could you ignore your
slowly rotting soul / a carnal mind will bring you death sin will take
it's toll / from certain death you came to life accepting saving grace /
the seed was sown on stony ground you now spit in Savior's face". Testi
interessanti ed elaborati, in ciò pienamente in linea con il songwriting
di un album complesso ma al tempo stesso digeribile, sovrabbondante di
cacofonie sperimentali pur tuttavia compatto. Unica pecca le clean vocals
che capita incappino in passaggi non perfettamente in tono, ma per il
resto niente di rilevante da eccepire. Davvero un bel debutto.
Vaake
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