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CLAMATORIUS
Consummatum Est   (Ep)
unblack
2005 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/clamatorius

 

I Clamatorius dunque. Ossia?, potreste giustamente replicare. Ahi, dovete sapere che qui già chiedete troppo...non si sa infatti nulla dei Clamatorius, se non che sono una unblack band proveniente dal Brasile, la cui unica release è questo Ep di 34 minuti, autoprodotto ed uscito nel corso del 2005. Stop. Non ne conosciamo i membri, non hanno un sito, un MySpace, nessuna intervista, niente di niente, nessuno nel web sa nulla di loro, a parte chi, non so però se attendibilmente, affianca a questo monicker la funesta sigla R.I.P. Appare accecante l'evidenza underground del lavoro fin da un primo sguardo al semplice, e tuttavia fascinoso, artwork, ma ancor più ciò emergerà al primo ascolto. Il suono è discreto, ma delle moderne produzioni ultratecnologiche che ripuliscono ed aggiustano qualsiasi sbavatura non c'è nulla; tuttavia questa pura passione per il metal e per Cristo è davvero ben suonata, ed il sound dei Clamatorius è sorprendentemente di buon livello: una originale commistione di black, death e doom, con doppia linea vocale alternata ed intrecciata, ricca di aperture melodiche.

Note sognanti introducono l'opener Malleus maleficarum, death/black con screaming lacerato, rallentamenti doom, sfuriate, riffoni prorompenti, repentine variazioni ritmiche, oscurità e luce, proclami e pathos, che si alterneranno all'interno di un songwriting decisamente interessante oltreché evidentemente elaborato in questi otto minuti e mezzo. Ignis ardens si divide tra aggressioni oscure ed enfaticità doom, simile è Sodomatic, caratterizzata tuttavia dalle presenza di cadenzati e detonazioni. Hestem Satannae sopraggiunge con un doom tetro ed asfittico, dal quale partiranno oltre a ritmiche death anche dei blast beats furibondi accanto a buie chitarre che andranno, insieme, a generare il più intenso ed avvincente passaggio del Mini. Assai gradito è il lungo rilassato e cullante arpeggio della finale Lord of Sabbath, song che nei suoi rasentati dieci minuti di estensione sarà per lo più guidata da una melodia latente che a volte apparirà nel guitar work altre in alcune pause riflessive seppur inquiete.

"Consummatum Est" con una produzione professionale avrebbe forse addirittura stupito, ma quel che noi possiamo udire è lo stesso ragguardevole. Resta il dubbio sul quel citato R.I.P. e di qui il sospetto che i Clamatorius siano stati soltanto una piccola cometa che solo per un fugace istante ha lasciato una scia di luce sul nostro firmamento.

Edit. Il MySpace ora linkato lo han creato un anno e mezzo dopo la pubblicazione di questa recensione.

Vaake 

VOTO

76

 

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