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I Clamatorius dunque. Ossia?, potreste
giustamente replicare. Ahi, dovete sapere che qui già chiedete troppo...non
si sa infatti nulla dei Clamatorius, se non che sono una unblack
band proveniente dal Brasile, la cui unica release è questo Ep di 34
minuti, autoprodotto ed uscito nel corso del 2005. Stop. Non ne
conosciamo i membri, non hanno un sito, un MySpace, nessuna intervista,
niente di niente, nessuno nel web sa nulla di loro, a parte chi, non so
però se attendibilmente, affianca a questo monicker la funesta sigla
R.I.P. Appare accecante l'evidenza underground del lavoro fin da un
primo sguardo al semplice, e tuttavia fascinoso, artwork, ma ancor più
ciò emergerà al primo ascolto. Il suono è discreto, ma delle moderne
produzioni ultratecnologiche che ripuliscono ed aggiustano qualsiasi
sbavatura non c'è nulla; tuttavia questa pura passione per il metal e
per Cristo è davvero ben suonata, ed il sound dei Clamatorius è
sorprendentemente di buon livello: una originale commistione di black,
death e doom, con doppia linea vocale alternata ed intrecciata, ricca di
aperture melodiche.
Note sognanti introducono l'opener
Malleus maleficarum,
death/black con screaming lacerato, rallentamenti doom, sfuriate,
riffoni prorompenti, repentine variazioni ritmiche, oscurità e luce,
proclami e pathos, che si alterneranno all'interno di un songwriting
decisamente interessante oltreché evidentemente elaborato in questi otto
minuti e mezzo. Ignis ardens si divide tra aggressioni
oscure ed enfaticità doom, simile è Sodomatic,
caratterizzata tuttavia dalle presenza di cadenzati e detonazioni.
Hestem Satannae sopraggiunge con un doom tetro ed asfittico,
dal quale partiranno oltre a ritmiche death anche dei blast beats
furibondi accanto a buie chitarre che andranno, insieme, a generare il
più intenso ed avvincente passaggio del Mini. Assai gradito è il lungo
rilassato e cullante arpeggio della finale Lord of Sabbath,
song che nei suoi rasentati dieci minuti di estensione sarà per lo più
guidata da una melodia latente che a volte apparirà nel guitar work
altre in alcune pause riflessive seppur inquiete.
"Consummatum Est" con una produzione
professionale avrebbe forse addirittura stupito, ma quel che noi
possiamo udire è lo stesso ragguardevole. Resta il dubbio sul quel
citato R.I.P. e di qui il sospetto che i Clamatorius siano stati
soltanto una piccola cometa che solo per un fugace istante ha lasciato
una scia di luce sul nostro firmamento.
Edit. Il
MySpace ora linkato lo han creato un anno e mezzo dopo la pubblicazione
di questa recensione.
Vaake
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