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CLEMENCY
Divine Legions At War
 
 

 

CLEMENCY
Spiritual Domination
death
1999 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/clemencyofficial
 

Non fatevi ingannare della peraltro equivocabilissima copertina (chissà davvero cosa intendevano...), il terzetto brasiliano è la quint'essenza del christian death metal! All'interno di un mini concept impostato nelle prime quattro canzoni i Clemency discorrono: le orde del male impazzano sulla Terra, l'apostasia umana rimpiazza pace e amore con guerra e odio, l'oscurità domina. Cosa fare dunque? "Don't denied the truth. There's light, the end of the tunnel, Jesus Christ". Le due tracce seguenti poi, Innocent death e Intrauterine murder trattano della legalizzata strage degli innocenti, l'aborto, mentre la finale Funeral of the evil forces è l'immancabile, bellissima, entusiasmante, crush evil: "Satan is dereated like an infamous leprous cold and full of wounds into the ferocius blindness of death. / The end of his dominion has come as soon as it was established. / Sacred words say through Holy Spirit be means of the faith in Jesus Christ you defeated is proclaimed. / This is the day, the occult is reveled, the bestial empire deposes, every lie regurgitated. / His dominion will be eternal, will never be destroyed for he must reign till hath put all enemies under his feet".

Aramis al microfono ed al basso, Luis Carlos alla sei corde coadiuvato dal guest Carlos Vasques, e Marcelo Lopes dietro le pelli: il loro debut "Spiritual Domination" è un gran bel disco che sarebbe stato addirittura grandioso se avesse goduto di una produzione all'altezza, ma così com'è la potenza strumentale è limitata ed il suono tentenna piuttosto chiuso e lontano. Peccato davvero perchè a queste sette tracce per 26 minuti non mancherebbe nulla, anzi spesso e volentieri esaltano col loro death tecnicissimo e fulmineo, dall'apprezzabile cavernoso growling, a volte affiancato dallo screaming, variegato, intrecciato ed arricchito da passaggi doom e riprese grindcore. L'opener è l'Intro dark industrial generato da synth, e chiuso da un ringhio e tenebrose urla. Black winds of death gli subentra col suo ottimo death compatto e complesso compositivamente, sia per tecnica strumentale che per i continui cambi di ritmo. Apostasy vanta un pregevole lavoro di drumming e furiosi deliri tecnicistici; col rallentamento finale si impenna la possenza dei riff. Ed ecco inatteso in Cruel torment of soul l'attacco doom che torna anche sul finale ma lascia spazio nello sviluppo del brano a saettanti accelerazioni alternate a convinti rallentamenti. Articolata e irruenta nelle parti lente è Innocent death dove dal nulla fa la sua breve comparsa una narrante female vocal. Intrauterine murder ha uno strano inizio con un assolo di batteria, ma al subentrare del reparto chitarre la traccia esplode nel grindcore: si rallenta e si inserisce lo screaming, il finale è tutto all'insegna dei tecnicismi, anche a diversi livelli di tempistica. Il pezzone dell'album è riservato alla fine: ben 7 minuti dura Funeral of the evil forces, i cui primi ottanta secondi sono di puro ed angosciante doom: riecco a questo punto il death, lento e veloce e sfoghi grindcore che giocano con tempi pacati ma dal sound pesante; il finale spetta al doom qui accompagnato da uno gran growling e da vaghe melodie per quello che è forse il momento più alto dell'intero lavoro.

Per il futuro c'è da chiedere esclusivamente una produzione più all'altezza del contenuto: soprattutto dal punto di vista del sonoro il Cd non è messo troppo bene, ma quanto al resto è tutto da godere.

Vaake

VOTO

81

 

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