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CONSECRATOR
Image Of Deception
thrash
1989-1991 - Self / 2004 - Bombworks Records
(USA)
www.myspace.com/consecrator

 

Ero scettico riguardo ai Consecrator. É una mia caratteristica esserlo, in certi casi. Credevo si trattasse del solito gruppettino con un nome poco originale, che sa tenere a malapena gli strumenti in mano e si accontenta di ricalcare le orme dei grandi del passato senza nemmeno un minimo di inventiva propria. Da un certo punto di vista, è vero: i Consecrator si buttano a pesce sul thrash metal vecchia scuola infarcendolo di spunti death e heavy metal pescati qua e là, ma… ragazzi come lo fanno bene!

"Image Of Deception", per quanto derivativo possa sembrare, è un discone: uno di quegli album che ti fanno gridare "ah quanto amo il buon vecchio thrash!" e danno una prova vera e tangibile che gli anni 80 non sono mai morti nella memoria dei gruppi metal odierni. Questo vale anche per i gruppi cristiani: una sfilza di testi profondamente ancorati alla fede sbucano fuori da riff che sembrano presi in prestito dalla scuola Slayer e, perché no, a volte persino dai Necrodeath del buon vecchio Flegias. Non parlo tanto di stile musicale, quanto di struttura delle canzoni: tutto è organizzato in maniera intelligente, i pezzi di chitarra sono semplicemente irresistibili e "Image Of Deception" riesce a non annoiare dall’inizio alla fine, anzi, il più delle volte si rivela a dir poco esaltante. Difficile trattenersi dall’headbanging sfrenato. Ascoltatevi la lunga parte strumentale che apre la title-track, vi assicuro che in pochi secondi vi ritroverete a muovere la testa e a far roteare i vostri bei capelloni con gli occhi all’insù. Mamma che bello… Soprattutto quando la struttura dei brani regge, e i cambi di tempo si fanno frequenti e ragionati, i Consecrator dimostrano di sapercela davvero fare col thrash metal, come in Vision of ignored, un misto tra chitarre che si intrecciano, parti più cadenzate, una pausa di assoli impazziti e basso pulsante. Difficile poi resistere ad attacchi come quello di Satan lies, dalla pesantezza calibrata e schiacciante, e difficile rimanere insensibili all’immensa quantità di riff in palm-mute di cui questo lavoro è pieno, che scorrono nelle orecchie come carri armati e ti rendono felice di essere un metallaro. Slurp! Senza dimenticare che la melodia non viene mai meno, anche quando sembra che i muri di chitarre coprano tutto e devastino come un panzer lanciato a folle velocità contro una foresta, ecco splendere assoli e partiture dall’approccio tipicamente maideniano che rendono ancora più fruibile l’ascolto dell’album.

Certo, ciò che più infastidisce in questo lavoro è il cantato, influenzato dal thrash style ma troppo strascicato per risultare piacevole (è chiara qui l’influenza dei mostri sacri Living Sacrifice, altro gruppo cristiano dal cantato praticamente insopportabile… tanto che quella, comunque accettabile, dei Consecrator appare meravigliosa al confronto). Altrettanto vero è però che un lavoro del genere è dominato dalle chitarre, e poco importa se la voce non è all’altezza quando ti senti travolgere da tonnellate di pesantissimi e dirompenti watt. Viene da pensare cosa avrebbe potuto combinare quest’album portato ad un’attenzione maggiore e se fosse stato reso con una produzione più curata. Un altro gruppo interessante nelle ormai affollate schiere del metal cristiano. Notevoli, davvero.

Stefano Pentassuglia

VOTO

80

 

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