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Ero scettico riguardo ai Consecrator. É una mia
caratteristica esserlo, in certi casi. Credevo si trattasse del solito gruppettino con un nome poco originale, che sa tenere a malapena gli
strumenti in mano e si accontenta di ricalcare le orme dei grandi del
passato senza nemmeno un minimo di inventiva propria. Da un certo punto
di vista, è vero: i Consecrator si buttano a pesce sul thrash metal
vecchia scuola infarcendolo di spunti death e heavy metal pescati qua e
là, ma… ragazzi come lo fanno bene!
"Image Of Deception", per quanto
derivativo possa sembrare, è un discone: uno di quegli album che ti
fanno gridare "ah quanto amo il buon vecchio thrash!" e danno una prova
vera e tangibile che gli anni 80 non sono mai morti nella memoria dei
gruppi metal odierni. Questo vale anche per i gruppi cristiani: una
sfilza di testi profondamente ancorati alla fede sbucano fuori da riff
che sembrano presi in prestito dalla scuola Slayer e, perché no, a volte
persino dai Necrodeath del buon vecchio Flegias. Non parlo tanto di
stile musicale, quanto di struttura delle canzoni: tutto è organizzato
in maniera intelligente, i pezzi di chitarra sono semplicemente
irresistibili e "Image Of Deception" riesce a non annoiare dall’inizio
alla fine, anzi, il più delle volte si rivela a dir poco esaltante.
Difficile trattenersi dall’headbanging sfrenato. Ascoltatevi la lunga
parte strumentale che apre la title-track, vi assicuro che in pochi
secondi vi ritroverete a muovere la testa e a far roteare i vostri bei
capelloni con gli occhi all’insù. Mamma che bello… Soprattutto quando la
struttura dei brani regge, e i cambi di tempo si fanno frequenti e
ragionati, i Consecrator dimostrano di sapercela davvero fare col thrash
metal, come in Vision of ignored, un misto tra chitarre che si
intrecciano, parti più cadenzate, una pausa di assoli impazziti e basso
pulsante. Difficile poi resistere ad attacchi come quello di Satan
lies,
dalla pesantezza calibrata e schiacciante, e difficile rimanere
insensibili all’immensa quantità di riff in palm-mute di cui questo
lavoro è pieno, che scorrono nelle orecchie come carri armati e ti
rendono felice di essere un metallaro. Slurp! Senza dimenticare che la
melodia non viene mai meno, anche quando sembra che i muri di chitarre
coprano tutto e devastino come un panzer lanciato a folle velocità
contro una foresta, ecco splendere assoli e partiture dall’approccio
tipicamente maideniano che rendono ancora più fruibile l’ascolto
dell’album.
Certo, ciò che più infastidisce in questo lavoro è il
cantato, influenzato dal thrash style ma troppo strascicato per
risultare piacevole (è chiara qui l’influenza dei mostri sacri Living
Sacrifice, altro gruppo cristiano dal cantato praticamente
insopportabile… tanto che quella, comunque accettabile, dei Consecrator
appare meravigliosa al confronto). Altrettanto vero è però che un lavoro
del genere è dominato dalle chitarre, e poco importa se la voce non è
all’altezza quando ti senti travolgere da tonnellate di pesantissimi e
dirompenti watt. Viene da pensare cosa avrebbe potuto combinare quest’album
portato ad un’attenzione maggiore e se fosse stato reso con una
produzione più curata. Un altro gruppo interessante nelle ormai
affollate schiere del metal cristiano. Notevoli, davvero.
Stefano Pentassuglia
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