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CORAM DEO
Death Is Dead
 
 

 

CORAM DEO
Evangelion
extreme
2007 - Self / 2008 - Sullen Records
(Ucraina)
www.myspace.com/coramdeometal

 

L’extreme è uno di quei generi del metal che apprezzo, pur non essendo il mio prediletto. Ci sono però quei pochi gruppi di questo stile che amo davvero, come per esempio gli Extol (mitici); i Coram Deo, attivi dal 2003, sono da poco entrati nella mia breve playlist extreme. La title-track, Evangelion, è un’introduzione funebre a questo debutto. Tastiere che ammaliano con sonorità gelide che faranno salire a molti leggeri brividi sulla colonna vertebrale. Dopo questo lugubre preludio si passa a Encomiastic song, molto melodic death influenced su certi versi. Parecchio belle le vocals, che passano da growl semi profondi a scream taglienti. Musicalmente davvero eccellente, con una produzione sorprendentemente ottima.

Notevole anche la seguente, Daylight, con una bella tastiera in primo piano, che dà un’aria leggermente black al pezzo; probabilmente uno dei brani migliori del platter, nonché anche il primo singolo. Passiamo ora ad un'introduzione oscura e misteriosa per The fall of Babylon; dopo un riff, leggermente monotono alla lunga, in quanto ripetuto per un paio di minuti, il brano prende velocità e dimostra nuovamente quelle qualità di cui il gruppo si è ormai reso noto: tastiere malinconiche onnipresenti, doppie casse martellanti, chitarre mozzafiato e vocals da brivido. Qui troviamo anche qualche elemento thrash e prog, che non guasta mai. Con una breve intro da parte di una corale leggermente su toni barocchi, per poi ridare precedenza agli strumenti e ai growl, si passa a Be blessed, forse la gemma di questo lavoro, che, oltre ad un’ottima prestazione da parte di tutto il gruppo, ci offre delle liriche incredibili: "Be bless, God, our Great Savior, / King of the kings, the Keeper of our hearts, / He is Expiator, that let out the fault from us, / And our hearts always serve for Him". Con un malinconico arpeggiare di chitarra si passa a Hands of the Father, il pezzo più unblack oriented di tutto il platter, con i tipici doppi tempi, nonché delle ottime tastiere. Ed è proprio la tastiera ad essere protagonista a metà composizione, rompendo la tonalità seria del brano rendendolo più pacifico. Sicuramente il pezzo maggiormente dinamico proposto dai nostri. Molto unblack oriented è anche la seguente Come, che apre con orchestrazioni davvero piacevoli, per poi passare ad una fase straziante che quasi tocca il fondo del depressive black, senza però esagerare, naturalmente; di certo un brano che farà molta gola a coloro che amano il lato più nebbioso della musica estrema. Conclude l’album una bellissima outro, On the way, molto dolce, ottima chiusura a questo ottimo lavoro.

Ricapitolando, a me l’extreme piace, ma poi non così tanto; però i Coram Deo meritano, e molto! Anche se qui e là avrete la sensazione di déjà vu ("ma questa l’ho già sentita"), il disco è sicuramente uno tra i migliori nel suo genere in ambito white, e sono felice di aver avuto l’occasione di ascoltarlo, dato che mi ha avvicinato ad un stile che ascoltavo raramente.

Christopher Warman

VOTO

90

 

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