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I Corpus Christi sono un gruppo metalcore
che mi lascia a dir poco perplesso. Indubitabilmente talentuosi: un
riffing fresco e accattivante a cui si contrappone un comparto ritmico
solido, il tutto coronato da vocals ben eseguite divise fra uno
screaming brutale, ma mai sguaiato, ed un pulito ben impostato e per
fortuna non miagolante, come purtroppo invece va fin troppo di moda
oggigiorno. Fin qui tutto regolare. Una volta indossate le cuffie e
mandato in play questo
The darker shades of
white senza dubbio il fomento parte in quarta. Anche qui tutto
regolare. Però... e sì c'è un però. Dopo aver ascoltato le primissime
tracce la formula: "riffone thrash con disperato che scanchera sputando
le tonsille/apertura melodica nel ritornello, a volte nemmeno troppo
orecchiabile/ripetere un'altra volta quel che precede/stacco/conclusione
non particolarmente originale", incomincia perlomeno a stancare, a voler
essere indulgenti. Tutto considerato che su 11 tracce, ben 9 ricalcano
il modello suddetto, abbiamo un classico esempio di come iniziare
benissimo un album e finirlo malissimo, alla faccia del senso comune che
vorrebbe che chi ben incominci sia a metà dell'opera. Poco coraggio per
questi Corpus Christi, se nonostante le capacità musicali
decidono di star ancorati cocciutamente ad un cliché strabusato, in un
genere che già di per sé soffre di una stereotipizzazione cronica. Una
scelta discutibile, per non dire artisticamente poco salutare.
Vista la situazione è inutile anche un'analisi
track-by-track, praticamente è già stata fatta, gli unici due pezzi che
escono un po' dai binari sono: 1)
Fight for your king,
poiché il ritornello è uno solo (quindi non "ritorna" poi molto in
verità) ed il clean del refrain è un controcanto; 2)
Prodigal
pezzo in down tempo che parte con un lungo breakdown, un breve attacco
di vocals urlate ed e poi occupato da lunghi fraseggi vocali in pulito.
Ad ogni modo non vorrei essere frainteso, le singole canzoni prese
singolarmente sono ben al di sopra della media, con un lavoro di riffing
variegato, il problema è che si rischia comunque la narcolessi a
starsene seduti ad ascoltare un intero album così strutturato, del quale
dalla terza canzone sei lì a dirti: "ecco sì ora urlano un po'... ok va
bene ora parte il ritornello... mmmh ecco ora cambiano giro", ecc ecc.
Sicuramente là fuori il 90% dei gruppi nel genere si venderebbe il
chitarrista pur di avere dei pezzi al livello questi, c'è da sperare che
per la vitalità dei loro dischi non riescano a produrne più d'un di tre
o quattro però.
Per concludere i ragazzi si salvano nel voto per il talento agli
strumenti e perché, certamente, le pecche sottolineate non li renderanno
affatto meno graditi ai fan del genere, anzi visto l'andazzo odierno
paradossalmente in virtù di ciò accadrà il contrario. Un ottimo gruppo,
che ancora deve scoprire di poter essere un magnifico gruppo.
Auguriamoci che ci riescano.
Daniel Djouder
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