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CORPUS CHRISTI
The Darker Shades Of White
metalcore
2009 - Victory Records
(USA)
www.myspace.com/corpuschristiad

 

I Corpus Christi sono un gruppo metalcore che mi lascia a dir poco perplesso. Indubitabilmente talentuosi: un riffing fresco e accattivante a cui si contrappone un comparto ritmico solido, il tutto coronato da vocals ben eseguite divise fra uno screaming brutale, ma mai sguaiato, ed un pulito ben impostato e per fortuna non miagolante, come purtroppo invece va fin troppo di moda oggigiorno. Fin qui tutto regolare. Una volta indossate le cuffie e mandato in play questo The darker shades of white senza dubbio il fomento parte in quarta. Anche qui tutto regolare. Però... e sì c'è un però. Dopo aver ascoltato le primissime tracce la formula: "riffone thrash con disperato che scanchera sputando le tonsille/apertura melodica nel ritornello, a volte nemmeno troppo orecchiabile/ripetere un'altra volta quel che precede/stacco/conclusione non particolarmente originale", incomincia perlomeno a stancare, a voler essere indulgenti. Tutto considerato che su 11 tracce, ben 9 ricalcano il modello suddetto, abbiamo un classico esempio di come iniziare benissimo un album e finirlo malissimo, alla faccia del senso comune che vorrebbe che chi ben incominci sia a metà dell'opera. Poco coraggio per questi Corpus Christi, se nonostante le capacità musicali decidono di star ancorati cocciutamente ad un cliché strabusato, in un genere che già di per sé soffre di una stereotipizzazione cronica. Una scelta discutibile, per non dire artisticamente poco salutare.

Vista la situazione è inutile anche un'analisi track-by-track, praticamente è già stata fatta, gli unici due pezzi che escono un po' dai binari sono: 1) Fight for your king, poiché il ritornello è uno solo (quindi non "ritorna" poi molto in verità) ed il clean del refrain è un controcanto; 2) Prodigal pezzo in down tempo che parte con un lungo breakdown, un breve attacco di vocals urlate ed e poi occupato da lunghi fraseggi vocali in pulito. Ad ogni modo non vorrei essere frainteso, le singole canzoni prese singolarmente sono ben al di sopra della media, con un lavoro di riffing variegato, il problema è che si rischia comunque la narcolessi a starsene seduti ad ascoltare un intero album così strutturato, del quale dalla terza canzone sei lì a dirti: "ecco sì ora urlano un po'... ok va bene ora parte il ritornello... mmmh ecco ora cambiano giro", ecc ecc. Sicuramente là fuori il 90% dei gruppi nel genere si venderebbe il chitarrista pur di avere dei pezzi al livello questi, c'è da sperare che per la vitalità dei loro dischi non riescano a produrne più d'un di tre o quattro però.

Per concludere i ragazzi si salvano nel voto per il talento agli strumenti e perché, certamente, le pecche sottolineate non li renderanno affatto meno graditi ai fan del genere, anzi visto l'andazzo odierno paradossalmente in virtù di ciò accadrà il contrario. Un ottimo gruppo, che ancora deve scoprire di poter essere un magnifico gruppo. Auguriamoci che ci riescano.

Daniel Djouder

VOTO

73

 

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