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Ci imbarchiamo oggi in un decennale viaggio verso
un passato che appare remotissimo, quasi mitologico. Siamo nel 1997 e
l'unblack metal si era manifestato da tre anni a perturbare la scena
metal con "Hellig Usvart", etichettato Nuclear Blast. Da quella
leggendaria release germinò poi un inesplorato underground fertile che
iniziò a fibrillare e a prendere fiducia. Tutto ciò che uscì in quel
triennio furono tuttavia sono Demo, ma, tra le altre, di band che
diverranno pilastri ed archi di volta del neonato genere: Antestor,
Kekal, Lengsel e Crimson Moonlight, i quali questi
ultimi si presenteranno proprio col nostro "Glorification Of The Master Of Light".
Pensando a ciò che l'act svedese è divenuto, ascoltare questo
full-length fa quasi sorridere; tutto è assai amatoriale e
approssimativo, lo stesso screaming di Pilgrim era a dir poco dubbio,
Simon "Pilgrim" Rosen superstite di quella line-up (composta per intero
da membri della christian thrash/death band Obsecration) col solo
Gustav Elowson, ora chirurgico martello pneumatico, allora grezzo
manganellatore di pelli e piatti.
"Glorification Of The Master Of Light"
si distende per 10 brevi tracce di black raw e tastieroso, con calcate
matrici epiche, chiaramente percepibili fin dalla piacevole opener title
track. Alone in silence (Alone in silence I seek the Lord,
/ reveal to me your holy spirit O Lord / Cleanse me in thy holy blood,
forever shed for me / Lord, I am seeking you, come and fill my soul /
One day I will meet you when I reach my goal / No more sorrow, no more
tears / I will bow before you and you will wipe my tears) introduce la
double bass ed è strutturata in stacchi up tempo sezionati da intermezzi
malinconici; con Ett kors restes... in stile Mayhem
la registrazione è a dir poco amatoriale, ma a risollevare l'ascolto
accorre l'epica e implorante From death to life ("Save us,
O Lord, from this despair / Come soon and bring us home", recita il
refrain). Tutte le tracks difficilmente scavalcano i due minuti,
l'eccezione è per la quinta Ljuset, che approda in
prossimità dei cinque, col suo mid-tempo massivo ed epicheggiante.
Fullmanen skola bandas uti blod è cupa, Tidens slut ar
nara sognante, The explanation of Christ's death (If
the world had been a good place / Christ hadn't needed to be a sacrifice
/ You can gain eternal life / just follow the risen Lord Christ) ferale.
Attraversando l'anonima A prayer for strength si arriva
senza sussulti alla emozionale pianotastieristica Konungen kommer
i härlighet, Outro dal mood poi chitarristico epico fantasy.
Release in musicassetta emotivamente superlativa
per i fans dell'act - consideratane la caratura storica -, quando
musicalmente mediocre, e da tutti i punti di vista. Ascoltatela pure con
curiosità ma se non ci fosse impresso ben chiaro il (vecchio) logo del
sodalizio scandinavo sulla cover, allora sfido chiunque a riconoscere
che quei ragazzotti alle prime armi siano gli stessi musicisti dei
meravigliosi "The Covenant Progress" e "Veil Of Remembrance".
Con "Eternal Emperor" dell'anno successivo le cose inizieranno
già a prendere tutt'altra fisionomia.
Vaake
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