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INTERVISTA
27/9/2005

CRIMSON MOONLIGHT
Divine Darkness
 
 

 

CRIMSON MOONLIGHT
In Depths Of Dreams Unconscious   (Ep)
unblack
2006 - EndTime Productions
(Svezia)
www.myspace.com/officialcrimsonmoonlight

 

Lo aspettavamo. Lo desideravamo. Lo bramavamo. Qualcuno forse nemmeno dormiva la notte pensando al momento della sua uscita (ok, ora sto esagerando…), ma alla fine ce lo siamo ritrovato tra le mani. Eccolo, finalmente, il nuovo ritorno discografico dei seminali Crimson Moonlight. Un'istituzione in campo unblack metal, un esempio di classe e dedizione alla causa. Gli svedesi tornano, e ora (se possibile) sono ancora più incazzati, brutali, veloci, tecnici e fantasiosi di prima. "In Depths Of Dreams Uncounscious" è quell'Ep che tutti, nel nostro inconscio o nei nostri sogni (scusatemi se prendo spunto dal titolo) abbiamo sempre desiderato veder uscire dalle mani sapienti di Pilgrim&Co. Mai come ora la band si dimostra compatta e intelligente nelle sue costruzioni stilistiche, mai prima d’ora si può godere di una varietà tanto esplicita. Sembra quasi che, dopo aver ascoltato "Tophet" dei loro colleghi Frost Like Ashes, si siano messi in testa di far di meglio e dimostrare che il trono è ancora in mano loro. E l’ascoltatore, nel frattempo, gode.

Ogni singolo riff qui è sudore e sangue, classe di altissima qualità per soli quattro pezzi tanto intensi da valere quasi per un full-length. L'intro Arcana - In depths of dreams uncounscious e poi The advent of the grim hour parte con un attacco assassino in doppia cassa che farebbe invidia ai Dimmu Borgir più estremi (molti i punti in comune nel sound delle due formazioni scandinave), ma poi i ritmi si fanno più cadenzati, e allo scream di Pilgrim si alterna un profondo growl, e poi riff a cascata e melodie trascinanti come se piovesse. Poi un break, la calma. Le idee viaggiano qui alla velocità della luce, rendendo ogni singolo istante di ascolto più intrigante e coinvolgente del precedente, in un’orgia di metal estremo che distrugge tutto senza riserve. Ricchissimi sono ovviamente gli spunti dal death metal, con tupa-tupa alla Lombardo prima della scaricata, cambi di tempo uno dopo l’altro senza nemmeno un attimo per accorgersene, conditi da uno spirito melodico nordico fino al midollo. Così Shever of fear è classicamente death metal nel suo incedere di riffoni maledetti ed accelerate che prendono alla sprovvista, una delizia per l’headbanging. Ma non cullatevi troppo perché qui parte una delle melodie più epiche e riuscite della loro discografia, in mezzo a tanta velocità, che lascia il respiro con una voce mistica da sotto, ma sempre tesa, stressata. Qui non si concedono pause. Anche quando la svolta sembra alla melodia, l’accelerata assassina è sempre lì dietro l’angolo, e così il riffone death metal cadenzato e massacrante, e l’alternarsi di growl e scream. Velocità, cari miei. Sembra quasi debbano suonare tutto in fretta altrimenti perdono l’autobus. Ma con la quarta traccia Alone in silence si intravede uno spiraglio di vichinga meditazione: è indubbiamente la più interessante del lotto, con una melodia di apertura tra le più interessanti mai scritte dal combo. L’epicità si spreca, ma la brutalità impedisce di concentrarvisi su, e così si corre nella steppa innevata mentre la melodia accompagna l’urlo di Pilgrim. E poi un leggero arpeggio di chitarra interrompe tutto… e chiude uno dei migliori lavori unblack usciti ultimamente.

Certo occorre tener presente che stiamo parlando sempre di sole quattro canzoni, ed è quindi difficile una valutazione completa sul lavoro, ma per ora possiamo star tranquilli; i Crimson Moonlight sono addirittura migliorati e non hanno nessuna voglia di andare in pensione.

Stefano Pentassuglia

VOTO

85

 

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