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Dopo diversi anni di quasi anonimo underground fatto di un
solo Ep autoprodotto in poche copie, di un demo mai commercializzato
e di limitata attività live, il talentuosissimo combo scandinavo
mette insieme materiale per un full-length che viene firmato dalla
connazionale christian label Rivel Records. Rispetto alla line-up
"Eternal Emperor" sono rimasti il singer Simon "Pilgrim" Rosén,
il chitarrista Petter Stenmarker e il drummer Gustav Elowsson: sono
usciti dunque tre membri tra cui lo straordinario tastierista
Alexander Orest, ma ne sono subentrati altri due, uno dei quali è
davvero clamoroso: Hubertus Liljegren, ex vocalist e chitarra degli
spettacolari Sanctifica di "Spirit Of Purity", che qui
si prodiga in basso e growl, ma che ha anche portato un’incredibile ventata
innovativa al sound dell'act, già percepibile nel clamoroso demo
di cui sopra, quella perla celata che è "Heralding The Dawn", ora disponibile nella
compilation-raccolta "Songs From The Archives" uscita pochi
mesi dopo l'album che stiamo recensendo. Il sound in "The
Covenant Progress", rispetto alle precedenti registrazioni, più che
cambiato è sconvolto. Il black soft dark-melodico degli inizi viene
accantonato a vantaggio di up-tempo vorticosi, possenti,
epici e sinfonici. La produzione pur non perfetta è miglioratissima
e lo scream di Pilgrim si è fatto assai più pungente ed intenso: ma
l’incredibile evoluzione è quella del batterista Gustav Elowsson che
qui sciorina una velocità di esecuzione, un muro sonoro ed una
tecnica percussionistica distante anni luce dalla zoppicante prestazione
dell’Ep.
"The Covenant Progress" inizia altisonante con
l’eccelsa Mist of the spiritual dimension,
oscurità, con
growl che subentrano agli scream, imponente (il suono della
doppia cassa è ridondante e deep) e altrettanto varia
scritturalmente, alterna momenti melodicizzati da riff
chitarristici a parti più brutali ma sempre testierose; epicità e
partiture ragionate vanno a chiudere questo piccolo
gioiello. La successiva The pilgrimage è simile nella
struttura ma con più ampie distese melodiche ed epiche, tuttavia ha meno
mordente, al contrario della fantastica Path of pain
dove il lavoro di arrangiamento raggiunge l’apice: vi troviamo
infatti egregiamente armonizzati sfuriate in blastbeats,
intrecci chitarristici, rallentamenti con riff arcigni e growl, stacchi
brutali e tecnici, e tanta altra carne al fuoco...pezzo
mostruoso! Thy wilderness si apre con un solare riff
sul fosco generato da batteria e chitarra, ed è caratterizzata
dalla presenza di favolose armonie chitarristiche, inserti epicosinfonici e un delicato quanto sinistro arpeggio finale. A
sorpresa arriva la rivisitazione in chiave più brutale del loro
classico, Eternal Emperor, qui comunque
irriconoscibile!, tanto che si apre con l’esecuzione più furiosa
dell’album. A painting in dark contiene suadenti
melodie oscure e sinfoniche che si alternano a parti furiose; in
The eyes of beauty quest'ultime diventano grezze old-school e
quelle diventano epiche, ancora con sovrabbondanti e grassi arricchimenti sinfonici, i quali
troveranno spazio anche nell’ottava A thorn in my heart,
epica e velocissima, ma pure con rallentamenti e riffoni detonanti
che con l’andare arriveranno a dar vita ad un finale doom
angosciante e claustrofobico tra scream e abissali growl. Degno finale di questo splendido lavoro si
potrebbe pensare, ma non è così: i Crimson Moonlight ci
riservano un’imprevedibile traccia finale di ben 7 minuti, The
covenant, totalmente sinfonica e dagli evocativi toni epico-plumbei, in cui solo dopo
quasi cinque giri di lancetta
compare una sussurrante tetrissima voce narrante.
L’artwork è favoloso, tanto nelle foto quanto
nell'utilizzo delle tavole del leggendario pittore romantico Gustave Dorè, ma soprattutto nelle meravigliose tonalità nero-arancio utilizzate. Eccezionale è anche l’espressione di fede delle lyrics,
sentite, vissute, profonde, teologiche e spirituali, così come è eccezionale questa release, già
assurta a pietra miliare della storia dell’unblack.
Vaake |