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Attesissimo secondo full-length per quella che è già, senza
dubbio, tra le best unblack band di sempre. "Veil Of Remembrance"
è il successore di "The Covenant Progress", compito assai
gravoso quindi gli è toccato data la straordinarietà del primo album
completo di Simon "Pilgrim" Rosén e compagni; diciamo subito che pur
non riuscendo a scalare fino a quelle sommità il neonato regge
botta, e anzi supera di molto l’illustre predecessore
per quanto concerne l’originalità compositiva, una pecca, volendo,
di "The Covenant Progress". Rispetto a quest’ultimo la
line-up (da sempre sconvolta; del nucleo originario dell’Ep "Eternal
Emperor" sono rimasti soltanto il citato singer ed il batterista
Gustav Elowson) conta stavolta un solo cambiamento: esce il
tastierista Petten Edin ed entra il chitarrista Jani Stefanovic, già
batterista dei Renascent e polistrumentista dei DivineFire.
Il sestetto annovera così ben tre chitarristi ed alcun tastierista,
e ciò si ripercuote immancabilmente sul sound che dal possente black
sinfonico ed epico si trasforma in una seminale quanto originale
miscela di black e death melodico portato ai limiti estremi, in cui
lascia attoniti l’inverosimile drumming di Gustav, migliorato
in modo
incredibile dai tempi di "Eternal Emperor".
Il lavoro di lyrics è nuovamente spettacolare: complesse,
introspettive e filosofiche espressioni esistenzialistiche di una
fede profondissima in cui l’unica chiave di volta nel tetro scenario
è l’abbagliante luce di Cristo (Oh, Jesus Christ / I seek Thy divine
wisdom / I bow before Thy advice / may Thy hand lead a wavering
heart / may Thy word be a torch on my path). Da leggere e rileggere,
da pensare e meditare, in particolare la finale Reflections
upon the distress and agony of faith. L’artwork, in
cartoncino ruvido, è gothic/doom oriented, in scala di grigi ma con
tendenze cromatiche marroni, semplice ma della forte personalità. Tornando al discorso musicale la produzione è molto ben
riuscita, il suono delle casse è volutamente molto secco e ciò lo
differenzia nettamente da "The Covenant Progress" dov’era
invece alquanto profondo; lo screaming di Pilgrim è sempre abrasivo, ma
forse meno acuto del solito. Non è puro black quello di "Veil Of
Remembrance" dicevamo, anzi: principalmente si tratta di un death
melodico eseguito a tempi spaventosi e cantato in scream
anche se con frequenti inserimenti di deep growl, generati dal
chitarrista Hubertus Liljegren.
La struttura delle tracks è sempre
molto articolata e tecnica con riff melodici sempre presenti, il
tutto letteralmente asfaltato dal sempre devastante drumming, che
tiene ritmi proibitivi per tutti i 43 minuti che racchiudono l’album.
Bellissima è la seconda traccia Painful mind contradiction
che presenta accelerazioni folli e pause ritmiche con riff possenti,
oltreché momenti black atmosferici oscuri. In The echoes
of thought riffoni e rullate introducono alle solite
ritmiche asfissianti, compensate dalle sempre presenti chitarre death
melodiche che consegnano una certa ascoltabilità ai brani. Anche qui
troviamo, come in tutto il lavoro del resto, la presenza di brevi pause
subito seguite da nuove esplosioni di caos ritmico. Stupenda è anche
My grief, my remembrance di una complessità
strutturale e di una omogenea varietà che entusiasmerà tutti i
palati più fini. Da segnalare anche Illusion was true beauty,
con la presenza di melodici soffici arpeggi ma anche di riff
squassanti e di una recitante voce femminile che va a sfumare la song
su suoni sperimentali; finale simile è anche nella traccia seguente.
La voce femminile compare sempre con le medesime caratteristiche poi
nell'ultima citata Reflections upon the distress and agony of faith,
che contiene tra l’altro i momenti black più puri e canonici, e
chiude il cd con un delirio di scream e growl.
L’album, occorre dire, necessita di diversi ascolti
per realizzare appieno che il sound contenuto non è ripetitivo bensì estremamente tecnico
all’interno del vertiginoso tappeto sonoro imposto dal sorprendente Gustav. Originale
e burrascoso, marasmatico e chirurgico, imperdibile.
Vaake |