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CRIMSON MOONLIGHT
In Depths Of Dreams Unconscious
 
INTERVISTA
27/9/2005

CRIMSON MOONLIGHT
Divine Darkness
 
 

 

CRIMSON MOONLIGHT
Veil Of Remembrance
unblack
2005 - Rivel Records
(Svezia)
www.myspace.com/officialcrimsonmoonlight

 

Attesissimo secondo full-length per quella che è già, senza dubbio, tra le best unblack band di sempre. "Veil Of Remembrance" è il successore di "The Covenant Progress", compito assai gravoso quindi gli è toccato data la straordinarietà del primo album completo di Simon "Pilgrim" Rosén e compagni; diciamo subito che pur non riuscendo a scalare fino a quelle sommità il neonato regge botta, e anzi supera di molto l’illustre predecessore per quanto concerne l’originalità compositiva, una pecca, volendo, di "The Covenant Progress". Rispetto a quest’ultimo la line-up (da sempre sconvolta; del nucleo originario dell’Ep "Eternal Emperor" sono rimasti soltanto il citato singer ed il batterista Gustav Elowson) conta stavolta un solo cambiamento: esce il tastierista Petten Edin ed entra il chitarrista Jani Stefanovic, già batterista dei Renascent e polistrumentista dei DivineFire. Il sestetto annovera così ben tre chitarristi ed alcun tastierista, e ciò si ripercuote immancabilmente sul sound che dal possente black sinfonico ed epico si trasforma in una seminale quanto originale miscela di black e death melodico portato ai limiti estremi, in cui lascia attoniti l’inverosimile drumming di Gustav, migliorato in modo incredibile dai tempi di "Eternal Emperor".

Il lavoro di lyrics è nuovamente spettacolare: complesse, introspettive e filosofiche espressioni esistenzialistiche di una fede profondissima in cui l’unica chiave di volta nel tetro scenario è l’abbagliante luce di Cristo (Oh, Jesus Christ / I seek Thy divine wisdom / I bow before Thy advice / may Thy hand lead a wavering heart / may Thy word be a torch on my path). Da leggere e rileggere, da pensare e meditare, in particolare la finale Reflections upon the distress and agony of faith. L’artwork, in cartoncino ruvido, è gothic/doom oriented, in scala di grigi ma con tendenze cromatiche marroni, semplice ma della forte personalità. Tornando al discorso musicale la produzione è molto ben riuscita, il suono delle casse è volutamente molto secco e ciò lo differenzia nettamente da "The Covenant Progress" dov’era invece alquanto profondo; lo screaming di Pilgrim è sempre abrasivo, ma forse meno acuto del solito. Non è puro black quello di "Veil Of Remembrance" dicevamo, anzi: principalmente si tratta di un death melodico eseguito a tempi spaventosi e cantato in scream anche se con frequenti inserimenti di deep growl, generati dal chitarrista Hubertus Liljegren.

La struttura delle tracks è sempre molto articolata e tecnica con riff melodici sempre presenti, il tutto letteralmente asfaltato dal sempre devastante drumming, che tiene ritmi proibitivi per tutti i 43 minuti che racchiudono l’album. Bellissima è la seconda traccia Painful mind contradiction che presenta accelerazioni folli e pause ritmiche con riff possenti, oltreché momenti black atmosferici oscuri. In The echoes of thought riffoni e rullate introducono alle solite ritmiche asfissianti, compensate dalle sempre presenti chitarre death melodiche che consegnano una certa ascoltabilità ai brani. Anche qui troviamo, come in tutto il lavoro del resto, la presenza di brevi pause subito seguite da nuove esplosioni di caos ritmico. Stupenda è anche My grief, my remembrance di una complessità strutturale e di una omogenea varietà che entusiasmerà tutti i palati più fini. Da segnalare anche Illusion was true beauty, con la presenza di melodici soffici arpeggi ma anche di riff squassanti e di una recitante voce femminile che va a sfumare la song su suoni sperimentali; finale simile è anche nella traccia seguente. La voce femminile compare sempre con le medesime caratteristiche poi nell'ultima citata Reflections upon the distress and agony of faith, che contiene tra l’altro i momenti black più puri e canonici, e chiude il cd con un delirio di scream e growl.

L’album, occorre dire, necessita di diversi ascolti per realizzare appieno che il sound contenuto non è ripetitivo bensì estremamente tecnico all’interno del vertiginoso tappeto sonoro imposto dal sorprendente Gustav. Originale e burrascoso, marasmatico e chirurgico, imperdibile.

Vaake

VOTO

89

 

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