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La band di Minneapolis si è formata nel lontano 1991 ed è
tra i due o tre migliori esponenti del white per quanto riguarda il
grindcore ed il death estremo; con l'autoprodotto "Purification"
giunge al terzo album studio dopo una pausa di ben cinque anni che
lo separa dal celebrato "Dissection", uscito invece per la
compianta finlandese Little Rose. Autoprodotto dicevamo, ma di
qualità altissima e professionale per quanto riguarda materiali e
stampe: l’artwork poi è davvero affascinantissimo con la front cover
che riporta un gran bel dipinto dell’episodio più "violento" e
rabbioso (è un simbolo dell'ira divina nella sua costante
espressione profetico-veterotestamentaria) della vita terrena di
Cristo, la purificazione (da cui il titolo dell’album) del Tempio di
Gerusalemme dai mercanti che ne avevano fatto, da luogo di
adorazione e preghiera, luogo di commercio, guadagno materiale e,
probabilmente, ladrocinio. Fantastica è come al solito l’ispirazione
delle lyrics, in pieno christian death style (con tanto di consueti
riferimenti scritturali), da non perdere per gli amanti di un
Cristianesimo dal pugno duro che colpisce diretto,
terminologicamente e concettualmente, accantonando ogni linguaggio
sdolcinato ed accomodante. La produzione valorizza appieno un ottimo lavoro
compositivo che vede i nostri impegnati nel solito detonante death
estremo vario ed articolato, qui più orientato verso il grindcore ma
senza disdegnare le atmosfere e le tetre melodie che traggono linfa
vitale dalle spesso presenti tastiere. Il growl dell’anche bassista
Luke Renno pur essendo più parlato che cantato è comunque
apprezzabile e spesso accompagnato dallo scream per quello che è
diventato un clichè del genere: ma la straordinarietà del gruppo e
dell’album sta nell’intelligente ed elaborato songwriting oltreché
nel devastante oscuro muro sonoro che il quartetto riesce a creare.
Esplosioni ed accelerazioni grindcore, buio inquietante seguito dal
sopraggiungere di più luminose chitarre caratterizzano Lack of
compassion. La seconda traccia, Humbled, è già
il capolavoro dell’album: introdotta dall’organo e chiusa da
sinistre note è molto black-oriented ma con pause di respiro, cambi
di ritmo ed un bell’assolo nel finale. Sarcastic deviation
esplode in tutto in suo grindcore, alternato a possenti
rallentamenti e diversi guitar solos, mentre Withered
ha un’impronta decisamente più death, vario e tecnico, ma sempre
pesantissimo. Una quarantina di secondi sinfonico-tastieristici
introducono My neighbor, molto bella, che propone
diverse ritmiche death. Narrow è il brano più
imprevedibile e curioso: parte pesantissimo ma arioso, subentra un
lungo profondo growl, ed ecco apparire un coro di voci pulite!, che
ritornerà anche in seguito, prima di un bell’assolo dalle
sonorità però inspiegabilmente hard rock...; ma le sorprese non sono
ancora finite dato che ecco il death'n'roll che accompagna annunci in
stile quiz televisivo per quello che è un momento di follia
compositiva senza pudori di sorta. Il grindcore furioso e
massacrante ed il death
opprimente e mortuario tornano fortunatamente con Eviscerate e
Meaningless. Molto interessante è la nona The word,
un rullo compressore di visceralità grind introdotto da atmosferiche
ansiogene
tastiere e sperimentazioni elettroniche. Un growl più cavernoso ed
ridondante impera su Misguided mercy; folate di vento
aprono la via in Finding ad accelerazioni brutali,
mid tempo imponenti fino al minaccioso per le vostre fondamenta,
guitar solo e delirio di growl e scream. Chiude l'articolata e
variegata Masquerade deceit, forse la traccia a magnitudo
più preoccupante del disco (che inevitabilmente pone
l'interrogativo: cosa possono essere live i Crimson
Thorn?!).
Godetevi questo gioiello di crush evil dell’uragano sonoro
del Minnesota. "Purification": alzate il volume,
andate in berserk e
fate headbanging a volontà…ma poi, soprattutto, vivetelo!
Vaake |