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CRUTCH
…Hope Prevails
death
2001 - Self / 2004 - Hope Prevails Productions
(USA)
www.myspace.com/aletheian

 

Recensisco con piacere questo album dei Crutch, band proveniente dalla Pennsylvania che cambierà poi monicker in Aletheian, e che subirà in seguito una evoluzione davvero sorprendente. Evoluzione che comunque è già possibile intravedere in questo "…Hope Prevails", dove la band già fa sfoggio di una tecnica invidiabile e di uno stile che seppur ancora spigoloso e acerbo, si manifesta in tutta la sua originalità. Possiamo parlare, nel caso di questo platter, di un technical death metal influenzato dai maestri del genere, ovvero i Death, ma all’interno del sound dei nostri sono percepibili anche influssi di math-core, thrash moderno e piccolissime iniezioni di black metal. Le tematiche trattate dalla band sono di matrice prettamente cristiana, e ciò lo si evince chiaramente dando uno sguardo ai titoli della tracklist, dove viene subito a galla senza tanti raggiri qual è il credo di questa band.

Si parte con la discreta opener Break in the clouds, dove tempi sincopati di batteria fanno da base per fraseggi di chitarra a volte più melodici e lineari, altre volte più intricati e tecnici. Purtroppo, mi duole dirlo, ciò che da subito affossa di molto le potenzialità che un album del genere avrebbe potuto avere, sono le vocals di Joel Thorpe. La sua prestazione dietro al microfono ricalca quelli che sono i dettami standard del death metal, ma la sua prova risulta di una piattezza e scarsa incisività tangibili, in virtù soprattutto del fatto che tutti li altri musicisti offrono prove davvero degne di nota. A parte questo (grosso) particolare, i Crutch in questo
"…Hope Prevails" sciorinano dieci brani dove dimostrano che si può unire fantasia, tecnica e violenza con intelligenza, ma siamo ancora dinnanzi ad un lavoro a tratti immaturo e dispersivo, oltre che discontinuo a livello di qualità dei brani. Infatti se la opener o altri brani come la jazzata e ben riuscita Illumination o la brutale Wounds of the tongue si dimostrano episodi partoriti da musicisti di alta caratura, lo stesso non si può dire per altri episodi tutto sommato inutili come Embrace the beauty o Awe and disbelief, dove la noia fa capolino a più riprese, e la band si salva in corner solo grazie alla ottima padronanza dei propri strumenti. In più, ripeto, la voce scadente del singer contribuisce purtroppo ad appiattire in modo ulteriore brani che magari sarebbero potuti essere sicuramente più convincenti con una voce più adeguata.

In conclusione, mi sento comunque di consigliare questo disco a tutti gli amanti del death più tecnico e moderno, insomma coloro che consumano quantità industriali di queste sonorità, ma vorrei sottolineare nuovamente che non siamo di certo al cospetto di un capolavoro, ma piuttosto di un disco che andrebbe interpretato come opera di collaudo di una formazione che dimostrerà solo in seguito, sotto il monicker Aletheian, le proprie reali e compiute capacità.

"Infected"

VOTO

60

 

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