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Prendete un ottimo sound
extreme metal con influenze swedish death, thrash e addirittura
hardcore, per un risultato violentissimo e brutale, aggiungeteci testi
che narrano le vicende inquietanti e terribili di un vascello di pirati
cannibali, ed avete "Terraphobic", il debutto nella Bombworks
degli americani Dagon. Dall'inizio alla fine questo lavoro dei
Dagon rischierà di far venire un terribile torcicollo a colpi di
headbang a chiunque, avendo pezzi contenenti doppie casse martellanti
no-stop e soliste veloci all’inverosimile, mentre le vocals di Randall e
Truck passano da growl cavernosi a scream assordanti: una formula
funzionante utilizzata di continuo in questo lavoro, che però si
dimostra sempre fresca e mai noiosa.
Dalle prime note della
opener, Cut to the heart, l’ascoltatore capirà di avere
davanti un lavoro violentissimo e tecnicamente all’avanguardia.
Purtroppo però di peli nell’uovo ce ne sono ben due. Dato che ogni pezzo
segue continuamente la stessa formula, c’è poco differenziamento tra di
essi, pur essendoci sempre delle piccole varianti che rendono ognuno
particolare, anche se minimamente. L’altro neo invece lo ritroviamo
nelle liriche: come già accennato, l’album tratta di un concept che
narra i viaggi di un vascello di pirati che si divertono a distruggere
interi villaggi, saccheggiandoli, prendendo le donne a scopo sessuale,
per poi darsi ad atti cannibalistici sui sopravvissuti (leggere le
lyrics di Demons in the dark e di Wave of predation
per credere). Molti di tali testi sarebbero le ultime cose che uno si
aspetterebbe da un gruppo white, comunque nulla di troppo grave. Molto
interessanti però i testi di tracce quali Terraphobic, la
title-track, che narra la vicenda di un marinaio che trova distesa su
una spiaggia una donna morente e senza occhi, che rivela di essere
figlia dell’oceano stesso, e di To the drums we rise, che
invece narra le disavventure degli schiavi di bordo, forzati a remare a
ritmo di tamburo. Poi, come già detto, musicalmente i Dagon sono
bravissimi. Basti ascoltare pezzi come Full speed ahead e
Into the north, che danno una bella carica di adrenalina
che vi terrà svegli per tutto il giorno (si fa per dire).
Sicuramente i Dagon sono un gruppo da tenere sott’occhio per il
futuro. Mi aspetto grandissime cose da loro. Però non gli farebbe male
sperimentare un po' per evitare di rendere il loro lavoro piatto, e di
scrivere qualche testo spiritualmente leggermente più edificante di
quelli di questo "Terraphobic". Per il resto, standing ovation.
Christopher Warman
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