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Horde.
La prima parola che viene in mente ascoltando le 5 tracks di questo
Ep non può non essere il nome della prima unblack band della storia.
Se poi ci addentriamo un po’ nell’universo Dark Endless
notiamo che qualsiasi cosa di questo "Dark End Times"
riconduce inevitabilmente al leggendario "Hellig Usvart" ed
al suo autore, Anonymous. Come Horde anche Dark Endless
è un misterioso one man band il quale si è personalmente occupato di
ogni aspetto musicale, vocale e di liriche, senza la collaborazione
di guest o drum machine: Anonymous nel primo caso dicevamo, Darkend
in questo secondo.
Com'era per "Hellig
Usvart", anche "Dark End Times" tratta tematiche
apocalittiche in chiave cristocentrica (nel booklet - che non è
propriamente tale dato che è composto di una sola pagina - le lyrics
non sono riportate; lo si sa da alcune interviste rilasciate), ha un
artwork molto curato e di una fascinosa sacra oscurità, ma
soprattutto è un grezzissimo black old-school dalla produzione
(volutamente?) sporca, con rade melodie dark che illuminano
l’atmosfera tenebrosa come solo una folgore in una gelida notte
senza luna tra le mistiche foreste norvegesi può fare: foreste
norvegesi non a caso, il sound è proprio quello dell’Inner Circle
della prima metà degli anni Novanta, ma, come per "Hellig Usvart",
utilizzato in chiave antisatanista. Musicalmente
"Dark End Times" è una continua citazione di "Hellig
Usvart": anche lo stile vocale è dichiaratamente imitato, ma la
qualità dello screaming è di caratura parecchio inferiore ed inoltre
nel mixaggio è risultato troppo in secondo piano; sono proprio i
vocals quindi il principale limite di quest’album. A volte però
l’allievo riesce a superare il maestro, e Darkend migliora Anonymous
nella tecnica chitarristica (ma non nella velocità e nella potenza
del drumming, dove gli è molto dietro) e in un songwriting più
tecnico, ma anche nella produzione che meno impasta gli strumenti.
Gli
episodi più interessanti di questo Ep sono Night whispers
blood, dove si alternano rallentamenti atmosferici ad
esplosioni di caos oscuro e Sounds of oblivion, che ci
proietta nel tagliente e letale gioco di tenebra e luce
dell’interiore, spirituale, battaglia contro il male; ma la traccia
regina è senza dubbio l’ultima Silent enigma: apre un
inconcepibilmente melodico riff (per il contesto; uno dei lampi di
cui sopra) che ben presto però si dissolve al detonare dello
screaming e di una doppia cassa dalla velocità folle: la melodia
riesce comunque a risorgere creando un lungo, sofferente, intermezzo
doloroso, ed a sopravvive, anche quando le ritmiche si rifanno più
serrate, fino alla fine della song e di questo viaggio nell’"oscura
fine dei tempi". Non si arriva
alla straordinaria grandezza e brutalità di "Hellig Usvart",
questo sia chiaro, ma si tratta del più degno dei suoi figli, il cui
travaglio peraltro è durato ben cinque anni…e poi finalmente la
Luce.
Vaake |