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DARKDARK
Goatcrush
 
 

 

DARKDARK
Complete Darkness
unblack
2006 - Gud Er Sannhet Records
(USA)
www.myspace.com/darkdark

 

Quando in alcun modo si può dire manchi la passione e la dedizione. Come per gli Agathothodion anche per questi Darkdark Wavy Svendersuhn si prodiga infatti da one man band: sempre di black si tratta ovviamente, ma questa volta non predomina l'atmosfera quanto il true norwegian old-school style che mutua principalmente da band fondanti come Immortal e Darkthrone. True norwegian black dal sound marcio dunque, ma true fino ad un certo punto e non oltre, dato che poi l'ideologia di fondo è ribaltata di netto facendosi evidentemente unblack con la dichiarazione di intenti che il nostro Wavy imprime ben visibile nel booklet e nelle info del Cd: "Witness the pure brutality that is Darkdark! Defeat the reign of the horned one through the light of Christ!!!"

"Complete Darkness" assembla Ep realizzati dal 2004 al 2006, "The Tree In The Forest", "The Torment Of Separation" e "Overwhelming Grimness", quindi ottima occasione ci presenta questa raccolta per cogliere l'evoluzione tecnica e compositiva di questo solo project. Si nota fin dal primo ascolto una differenza sostanziale tra le prime tracce, piuttosto elementari e ripetitive nel songwriting e dal mediocre, distortissimo e lontano screaming, e quelle finali dove emergono, di contro, spunti interessanti e emozioni inattese. Sedici sono in totale i brani per nientemeno che 79 minuti di black old-school, aperti dalla strumentale dolce ma ingannevole Burning winter burns, dato che ben presto subentrerà l'oscurità serrata con The lake of blod e di quei momenti ariosi e melodici torneranno poi solo vaghe rimembranze e timidi accenni. Questa seconda track propone ritmiche serrate ma non estreme, condite da un buon giro armonico e alternate a rallentamenti solenni. La voce ha però evidenti i difetti di cui dicevamo. La terza The dark dark fortress ha grande appeal nella sua oscurità, peccato poi lo perda in un finale dubbio e nell'esagerata distorsione vocale che ne limita il gusto d'ascolto. Dalla song entrante, Burning embers fell like snowflakes, si passa all'altro Ep ed emerge immediatamente un miglioramento complessivo del suono ma anche un differente effetto distorsivo, ancora però insufficiente. La struttura delle tracce inizia invece a farsi più complessa. Wolves guard our mausoleum è a sorpresa black melodica, una bella canzone nei risvolti lancinanti e sofferenti. Con Set me frozen ablaze un synth frastagliato seppur melodico e rintocchi quasi horrorifici preludono a riff in clean portatori, finalmente, di bagliori di luce. 

Le tracce dalla 7 alla 10 propongono tutte synth sperimentali, foschi e semifuturistici ad inizio brano per poi esplodere, le prime due, in aggressioni blastbeats di doppia cassa accompagnate da una ruggente linea vocale, mentre le restanti due si votano una all'atmosfera dark, l'altra ad un caldo arpeggio. Con la undicesima The torment of separation si inizia a far sul serio: una traccia di ben 9 minuti, varia, dalla doppia voce scream-growl e dal fascinoso giro armonico. The light at the end of existence è mitragliante ma anche atmosferica, vanta una produzione assai pulita, ed ha addirittura buone (se rapportato a quanto visto prima) linee vocali! Un susseguirsi di accelerazioni e rallentamenti, solennità quasi epiche, il buon cantato ormai non fa più notizia: è Crucifi, conclusa da curiose rullate in solo. Overwhelming grimness è un solare turbante riff nostalgico, mentre Everlasting grimness è notevole ma eccessivamente prolissa nei suoi ben 13 minuti! difettanti però in varietà, impostati per lo più sull'alternanza di break furiosi e pause atmosferiche. Chiude la soffusa In time of grace. Questo viaggio nel microcosmo dei Darkdark ci ha messo di fronte alla facile percezione di un incessante percorso di miglioramento: siamo solo ancora ai primordi, Wavy in futuro potrebbe anche qui, come per gli Agathothodion, stupire ed infuocare.

Vaake

VOTO

66

 

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