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Quando in alcun modo si può dire manchi la passione
e la dedizione. Come per gli Agathothodion anche per questi
Darkdark Wavy Svendersuhn si prodiga infatti da one man band: sempre
di black si tratta ovviamente, ma questa volta non predomina l'atmosfera
quanto il true norwegian old-school style che mutua principalmente da
band fondanti come Immortal e Darkthrone. True norwegian
black dal sound marcio dunque, ma true fino ad un certo punto e non
oltre, dato che poi l'ideologia di fondo è ribaltata di netto facendosi
evidentemente unblack con la dichiarazione di intenti che il nostro Wavy
imprime ben visibile nel booklet e nelle info del Cd: "Witness the pure
brutality that is Darkdark! Defeat the reign of the horned one
through the light of Christ!!!"
"Complete Darkness" assembla Ep realizzati
dal 2004 al 2006, "The Tree In The Forest", "The Torment Of
Separation" e "Overwhelming Grimness", quindi ottima
occasione ci presenta questa raccolta per cogliere l'evoluzione tecnica
e compositiva di questo solo project. Si nota fin dal primo ascolto una
differenza sostanziale tra le prime tracce, piuttosto elementari e
ripetitive nel songwriting e dal mediocre, distortissimo e lontano
screaming, e quelle finali dove emergono, di contro, spunti interessanti
e emozioni inattese. Sedici sono in totale i brani per nientemeno che 79
minuti di black old-school, aperti dalla strumentale dolce ma
ingannevole Burning winter burns, dato che ben presto
subentrerà l'oscurità serrata con The lake of blod e di
quei momenti ariosi e melodici torneranno poi solo vaghe rimembranze e
timidi accenni. Questa seconda track propone ritmiche serrate ma non
estreme, condite da un buon giro armonico e alternate a rallentamenti
solenni. La voce ha però evidenti i difetti di cui dicevamo. La terza
The dark dark fortress ha grande appeal nella sua oscurità,
peccato poi lo perda in un finale dubbio e nell'esagerata distorsione
vocale che ne limita il gusto d'ascolto. Dalla song entrante,
Burning embers fell like snowflakes, si passa all'altro Ep ed
emerge immediatamente un miglioramento complessivo del suono ma anche un
differente effetto distorsivo, ancora però insufficiente. La struttura
delle tracce inizia invece a farsi più complessa. Wolves guard our
mausoleum è a sorpresa black melodica, una bella canzone nei
risvolti lancinanti e sofferenti. Con Set me frozen ablaze
un synth frastagliato seppur melodico e rintocchi quasi horrorifici
preludono a riff in clean portatori, finalmente, di bagliori di luce.
Le tracce dalla 7 alla 10 propongono tutte synth
sperimentali, foschi e semifuturistici ad inizio brano per poi
esplodere, le prime due, in aggressioni blastbeats di doppia cassa
accompagnate da una ruggente linea vocale, mentre le restanti due si
votano una all'atmosfera dark, l'altra ad un caldo arpeggio. Con la
undicesima The torment of separation si inizia a far sul
serio: una traccia di ben 9 minuti, varia, dalla doppia voce
scream-growl e dal fascinoso giro armonico. The light at the end
of existence è mitragliante ma anche atmosferica, vanta una
produzione assai pulita, ed ha addirittura buone (se rapportato a quanto
visto prima) linee vocali! Un susseguirsi di accelerazioni e
rallentamenti, solennità quasi epiche, il buon cantato ormai non fa più
notizia: è Crucifi, conclusa da curiose rullate in solo.
Overwhelming grimness è un solare turbante riff
nostalgico, mentre Everlasting grimness è notevole ma
eccessivamente prolissa nei suoi ben 13 minuti! difettanti però in
varietà, impostati per lo più sull'alternanza di break furiosi e pause
atmosferiche. Chiude la soffusa In time of grace. Questo viaggio nel microcosmo dei Darkdark
ci ha messo di fronte alla facile percezione di un incessante percorso
di miglioramento: siamo solo ancora ai primordi, Wavy in futuro potrebbe
anche qui, come per gli Agathothodion, stupire ed infuocare.
Vaake
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