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DARKNESS BEFORE DAWN
King's To You
deathcore
2009 - Bombworks Records
(USA)
www.myspace.com/darknessbeforedawn

 

Altro numero di serie della impressionante fucina christian metalcore statunitense, moniker che si allinea al trend del momento, il deathcore, variando per quanto possibile il copione con elementi blackcore (ossia il tormentone mainstream prossimo venturo), swedecore e sinfonici, grazie a pervasive tastiere che mai abbandonano le strutture portanti delle composizioni. Se la cosa funziona molto bene nei primi episodi della track-list, alla lunga l'entusiasmo si affievolisce fino a scemare, tuttavia i Darkness Before Dawn riescono a fermarsi prima che sia troppo tardi, così tutto sommato il disco tiene la lunga durata con un risultato più che discreto.

Con alle spalle il solo cinque tracce Ep omonimo, i nostri strappano la firma alla sempre più affermata Bombworks Records e ci propinano dunque queste undici song per tre quarti d'ora di cui ho già dato linee guida e quadro stilistico d'insieme. Andando a carpire qualche particolare che emerge ad un ascolto più attendo segnalerei innanzitutto l'onesto lavoro solistico, spesso presente; slowly pattern per l'opener Monster condo, blackcore in blastbeats per l'anche liricamente intensa Undeserved hatred (Don't tell me I’m wrong / Don't tell me I’m weak / Don’t tell me these / lies for hatred you speak / Lies, pain, hate and deceit / This is your sermon you / preach to the weak / I won’t stand for this cause / You hate for no reason it’s / just a loss. / Love has a name / and hope has a face / Just help them to see / and walk away) e swedecore puntuale in Mobius strip. Queste prime tre tracce racchiudono un po' tutta la proposta dei Darkness Before Dawn, i quali comunque riescono a piazzare qualche altro buon pezzo tra altri ridondanti e alcuni meno riusciti (vedi la sperimentale Shattered), come la furiosa title track Kings to you, la più docile e ricercata Die to yourself, l'inquieta e cupa closer Symbiosis, in cui la novità sostanziale è la preminenza dello scream sul growl.

Consigliato per chi resta ammaliato da tastiere invasive e sinfonicità pompose, non prestando poi troppa attenzione al fatto che la formula viene reiterata allo sfinimento. Questo disco ha funzionato, ma sinceramente al sestetto dall'Arizona sembrano mancare quelle idee che possano solo far intravedere intriganti sviluppi futuri. Gruppo dunque da cui non ci si aspetta troppo in futuro, ma che ha prodotto un lavoro piacevole che potrà anche infiammare più di qualcuno.

Vaake

VOTO

73

 

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