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Altro numero di serie della impressionante fucina
christian metalcore statunitense, moniker che si allinea al trend del
momento, il deathcore, variando per quanto possibile il copione con
elementi blackcore (ossia il tormentone mainstream prossimo venturo),
swedecore e sinfonici, grazie a pervasive tastiere che mai abbandonano
le strutture portanti delle composizioni. Se la cosa funziona molto bene
nei primi episodi della track-list, alla lunga l'entusiasmo si
affievolisce fino a scemare, tuttavia i Darkness Before Dawn
riescono a fermarsi prima che sia troppo tardi, così tutto sommato il
disco tiene la lunga durata con un risultato più che discreto.
Con alle spalle il solo cinque tracce Ep omonimo, i
nostri strappano la firma alla sempre più affermata Bombworks Records e
ci propinano dunque queste undici song per tre quarti d'ora di cui ho
già dato linee guida e quadro stilistico d'insieme. Andando a carpire
qualche particolare che emerge ad un ascolto più attendo segnalerei
innanzitutto l'onesto lavoro solistico, spesso presente; slowly pattern
per l'opener Monster condo, blackcore in blastbeats per
l'anche liricamente intensa Undeserved hatred (Don't tell
me I’m wrong / Don't tell me I’m weak / Don’t tell me these / lies for
hatred you speak / Lies, pain, hate and deceit / This is your sermon you
/ preach to the weak / I won’t stand for this cause / You hate for no
reason it’s / just a loss. / Love has a name / and hope has a face /
Just help them to see / and walk away) e swedecore puntuale in
Mobius strip. Queste prime tre tracce racchiudono un po' tutta
la proposta dei Darkness Before Dawn, i quali comunque riescono a
piazzare qualche altro buon pezzo tra altri ridondanti e alcuni meno
riusciti (vedi la sperimentale Shattered), come la furiosa
title track Kings to you, la più docile e ricercata
Die to yourself, l'inquieta e cupa closer Symbiosis,
in cui la novità sostanziale è la preminenza dello scream sul growl.
Consigliato per chi resta ammaliato da tastiere
invasive e sinfonicità pompose, non prestando poi troppa attenzione al
fatto che la formula viene reiterata allo sfinimento. Questo disco ha
funzionato, ma sinceramente al sestetto dall'Arizona sembrano mancare
quelle idee che possano solo far intravedere intriganti sviluppi futuri.
Gruppo dunque da cui non ci si aspetta troppo in futuro, ma che ha
prodotto un lavoro piacevole che potrà anche infiammare più di qualcuno.
Vaake
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