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La Svezia è senza
alcun dubbio uno dei paesi più prolifici negli ultimi anni in ambito
metal, sia in termini quantitativi che qualitativi, e anche in questo
caso non rimaniamo delusi perchè il lavoro che ci apprestiamo a
recensire è uno di quelli che ti fa ben sperare per il futuro. Si tratta
di "Calling The Earth To Witness", full-length d'esordio dei
Darkwater uscito per la svedese Ulterium Records. Quello che ci
propone il quintetto scandinavo è un progressive metal in pieno stile
Dream Theater, Evergrey e Symphony X, gruppi dai quali
i nostri prendono a piene mani l'ispirazione per creare il loro
personale sound.
L'album in
questione si compone complessivamente di 8 tracce più una piccola intro
di 37 secondi per un totale di 68 minuti complessivi. Si intuisce
immediatamente dai primi minuti di ascolto come le capacità compositive
di questi cinque ragazzi non siano per nulla banali, e come essi
riescano a creare un giusto mix di complessità e melodicità che
conferisce al lavoro quella piacevolezza di ascolto che molto spesso in
un genere come il progressive metal si fa estrema fatica a ritrovare.
Delle otto tracce presenti attenzione particolare va riservata
soprattutto a tre canzoni. Si tratta della numero 4 Habit,
della numero 6 The play Part II e infine la numero 7
Shattered, tre autentiche gemme di musica progressiva. Tracce
estremamente lunghe in cui a farla da padrone sono innumerevoli cambi di
ritmo che apportano parecchia complessità alle canzoni, ma che tuttavia,
come detto in precedenza, non disdegnano parti melodiche le quali in
alcuni tratti risultano essere anche estremamente catchy. Tecnicamente
questi cinque ragazzi ci sanno fare sul serio, e si capisce per tutta la
durata di questo album, da segnalare anche se non soprattutto per la
grande qualità del suono di registrazione. Ma d'altronde non c'è da
sorprendersi quando a lavorare c'è uno come Göran Finnberg (Mastering
Room), conosciuto soprattutto per il lavoro svolto con gruppi del
calibro di Dark Tranquillity e In Flames. Egregio il
lavoro alla voce di Hendrik Båth, anche chitarrista, che sorprende per
le sue doti canore e del quale sicuramente sentiremo parlare in futuro.
Così come di questa band, che non sforna di certo un capolavoro, ma che
ci pone dinanzi ad un esordio come non se ne vedevano da anni.
Sicuramente il lavoro sul quale i nostri dovranno focalizzarsi
maggiormente riguarda la personalità, dato che come detto in precedenza
sono presenti fortemente le ispirazioni di gruppi celebri, ma sono
queste cose che possiamo concedere tranquillamente ad una band che è
solo all'esordio.
Concludo dunque
dicendo che ci si aspetta molto per il futuro da una band come i
Darkwater, la quale se continuerà su questa falsariga sfruttando al
meglio le doti tecniche e compositive che ha messo in luce in questo
primo lavoro, potrà sicuramente rappresentare qualcosa di
importantissimo per il panorama prog futuro. A questo punto, prima di
congedarci, e in attesa di poter alzare ulteriormente il voto per un
futuro lavoro, c'è una sola cosa da dire: avanti così Darkwater!
Christian Khouri
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