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DARKWATER
Calling The Earth To Witness
 
 

 

DARKWATER
Where Stories End
prog
2010 - Ulterium Records
(Svezia)
www.myspace.com/darkwaterofficial

 

Il progetto svedese che ricordo essere parallelo ai più power-oriented Harmony, lo avevano lasciato nel sorprendente debut del 2007 "Calling The Earth To Witness"; lo ritroviamo ora nell'atteso come-back che non deprime alcuna aspettativa: nessuna particolare innovazione nel sound come pure alcun calo compositivo, ed ecco che l'act nordico sciorina nove intense tracce di prog-peso fortemente tastieroso, tecnico ma compatto, ricco di pregnanti linee melodiche e sovraccarico di apprezzabili sperimentazioni psichedeliche. Quel che limita "Where Stories End" dal poter essere considerato un capolavoro del prog del nuovo millennio è una certa ripetitività del songwriting, tanto che ad un ascolto non troppo attento riesce persino difficile distinguere tra loro alcune singole tracce.

Tal ridondanza costituisce indubbiamente un limite, l'unico del lavoro, ma ha anche il pregio di fornire una proposta che non si disperde nell'eterogeneità, scevra da abbassamenti di livello lungo tutti i 57 minuti della relazione musicale degli scandinavi. La prima metà dell'album procede sparata, come fosse un'unica traccia divisa in atti, i più riusciti dei quali sicuramente l'opener Breathe, come pure Into the cold, cui segue A fools utopia col suo profluvio solistico. Una virata, seppur senza eccedere nella gradazione, la sia ha con la sesta In the blink of an eye, dove il mood e la melodia si diversificano in modo piuttosto evidente, e dove affascina l'intenso minimalismo di chiusura. La successiva Fields of sorrow apre omaggiando il prog rock psichedelico per poi tessere una robusta stratificazione metallica fatta di riffoni detonanti su cui si vanno ad innestare gli acuti del perfetto Henrik Bath; la seconda parte della composizione esaspera (piacevolmente per il sottoscritto) la componente sinfonica e propone possenti slowly. Without a sound azzarda melodie ottantiane e coralità, intensa è anche l'emozionalità del solos, poi poderoso psico-prog tecnicista per quello che è uno degli episodi più riusciti del platter. A chiudere la grintosa e convincente Walls of deception, curiosa nel melenso dreamtheateriano refrain centrale, di gran classe nella sfumata sinfonicheggiante.

Una conferma sulla quale non nutrivo alcun dubbio, un gruppo quello svedese che con "Where Stories End" dimostra di meritare senza esitazioni o riserve un'esposizione di primo piano nel panorama prog metal mondiale.

Vaake

VOTO

86

 

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