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Il progetto svedese che ricordo essere parallelo
ai più power-oriented Harmony, lo avevano lasciato nel
sorprendente debut del 2007 "Calling The Earth To Witness";
lo
ritroviamo ora nell'atteso come-back che non deprime alcuna aspettativa:
nessuna particolare innovazione nel sound come pure alcun calo
compositivo, ed ecco che l'act nordico sciorina nove intense tracce di prog-peso fortemente tastieroso, tecnico ma compatto, ricco di pregnanti
linee melodiche e sovraccarico di apprezzabili sperimentazioni
psichedeliche. Quel che limita "Where Stories End" dal poter
essere considerato un capolavoro del prog del nuovo millennio è una
certa ripetitività del songwriting, tanto che ad un ascolto non troppo
attento riesce persino difficile distinguere tra loro alcune singole
tracce.
Tal ridondanza costituisce indubbiamente un limite,
l'unico del lavoro, ma ha anche il pregio di fornire una proposta che
non si disperde nell'eterogeneità, scevra da abbassamenti di livello
lungo tutti i 57 minuti della relazione musicale degli scandinavi. La
prima metà dell'album procede sparata, come fosse un'unica traccia
divisa in atti, i più riusciti dei quali sicuramente l'opener
Breathe, come pure Into the cold, cui segue
A fools utopia col suo profluvio solistico. Una virata, seppur
senza eccedere nella gradazione, la sia ha con la sesta In the
blink of an eye, dove il mood e la melodia si diversificano in
modo piuttosto evidente, e dove affascina l'intenso minimalismo di
chiusura. La successiva Fields of sorrow apre omaggiando
il prog rock psichedelico per poi tessere una robusta stratificazione
metallica fatta di riffoni detonanti su cui si vanno ad innestare gli
acuti del perfetto Henrik Bath; la seconda parte della composizione
esaspera (piacevolmente per il sottoscritto) la componente sinfonica e
propone possenti slowly. Without a sound azzarda melodie
ottantiane e coralità, intensa è anche l'emozionalità del solos, poi
poderoso psico-prog tecnicista per quello che è uno degli episodi più
riusciti del platter. A chiudere la grintosa e convincente Walls
of deception, curiosa nel melenso dreamtheateriano refrain
centrale, di gran classe nella sfumata sinfonicheggiante.
Una conferma sulla quale non nutrivo alcun dubbio,
un gruppo quello svedese che con "Where Stories End" dimostra di
meritare senza esitazioni o riserve un'esposizione di primo piano nel
panorama prog metal mondiale.
Vaake
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