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Interminabile opera prima per l'unblack project dei
Dead In Christ, che rispondono alla loro intensa vocazione
kerigmatica con un lavoro di metal estremo tanto grezzo da un lato (drum
machine a tratti snervante nella sua elementarità e mancanza di umiltà
compositiva) quanto, dall'altro, promettente in ottica del proseguo
artistico della band. I giovani statunitensi scadano in una prolissità
con rari eguali e pretendono di sperimentare (grind ed extreme
progressivo, dove l'influenza dei primi Kekal è forte e chiara)
oltre le proprie attuali capacità, ciononostante però non di rado
azzeccano mood coinvolgenti, e, soprattutto, sfogando nel puro raw
darkthroniano mostrano di saperci fare. Altro neo deturpante è la
ripetitività delle strutture delle singole, generalmente lunghissime,
tracce, il che rafforza l'idea di acerbezza musicale.
La bislacca front cover di "Funeral For The
Flesh" è sincero simulacro di quanto musicalmente affronteremo in
questa ostica traversata sonora. Ipertempo si alternano simmetricamente
a foschi dilatati che arrivano al minimale in Funeral for the
flesh, opener chiusa da una ovattata sirena di sfondo ad un
compulsivo sgocciolio. Ottimo il disperso screaming burzumiano di
Speak to Him, non altrettanto le partiture grind/punk growlate.
Passando per il fognatissimo latrato di God my Savior e i
plumbei dieci minuti di Heaven (tra funeral doom e
caoticità insensate), giungiamo alla buona pomposa e ragionata unblack
track Death to Satan, uno dei migliori momenti del
platter. Skippando destano interesse i 9:16 di Friend of Satan,
tra gregoriani doomy, trame sinistre ed ambient temporalesco, mentre
pessime sono le sperimentazioni grind/extreme/industrial di
Spiritual warfare. Mid-tempo burzumiano con seguente fastidioso
blastbeats digitale per Mans black hole, doom funereo
tramortente nel suo loop ossessivo di 10 minuti per Tears from God.
A chiudere è l'altra highlight del Cd, Most high, buio raw
turbinoso con screaming filtrato e ritmica tritatutto che implementa la
propria caratura con aulici rallentamenti.
Per ora siamo al rodaggio, l'act dimostra
interessanti spunti di puro talento ma anche un approccio ancora
fortemente immaturo alla logica della composizione, oltre che
un'esecuzione da affinare a colpi di scimitarra. Da bandire
assolutamente una troppo spesso presente piattezza di drum machine. Per
il resto attendiamo un responso più definito dai seguenti due
full-length.
Vaake
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