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DEAD IN CHRIST
Funeral For The Flesh
unblack
2005 - Self
(USA)
www.deadinchrist.net

 

Interminabile opera prima per l'unblack project dei Dead In Christ, che rispondono alla loro intensa vocazione kerigmatica con un lavoro di metal estremo tanto grezzo da un lato (drum machine a tratti snervante nella sua elementarità e mancanza di umiltà compositiva) quanto, dall'altro, promettente in ottica del proseguo artistico della band. I giovani statunitensi scadano in una prolissità con rari eguali e pretendono di sperimentare (grind ed extreme progressivo, dove l'influenza dei primi Kekal è forte e chiara) oltre le proprie attuali capacità, ciononostante però non di rado azzeccano mood coinvolgenti, e, soprattutto, sfogando nel puro raw darkthroniano mostrano di saperci fare. Altro neo deturpante è la ripetitività delle strutture delle singole, generalmente lunghissime, tracce, il che rafforza l'idea di acerbezza musicale.

La bislacca front cover di "Funeral For The Flesh" è sincero simulacro di quanto musicalmente affronteremo in questa ostica traversata sonora. Ipertempo si alternano simmetricamente a foschi dilatati che arrivano al minimale in Funeral for the flesh, opener chiusa da una ovattata sirena di sfondo ad un compulsivo sgocciolio. Ottimo il disperso screaming burzumiano di Speak to Him, non altrettanto le partiture grind/punk growlate. Passando per il fognatissimo latrato di God my Savior e i plumbei dieci minuti di Heaven (tra funeral doom e caoticità insensate), giungiamo alla buona pomposa e ragionata unblack track Death to Satan, uno dei migliori momenti del platter. Skippando destano interesse i 9:16 di Friend of Satan, tra gregoriani doomy, trame sinistre ed ambient temporalesco, mentre pessime sono le sperimentazioni grind/extreme/industrial di Spiritual warfare. Mid-tempo burzumiano con seguente fastidioso blastbeats digitale per Mans black hole, doom funereo tramortente nel suo loop ossessivo di 10 minuti per Tears from God. A chiudere è l'altra highlight del Cd, Most high, buio raw turbinoso con screaming filtrato e ritmica tritatutto che implementa la propria caratura con aulici rallentamenti.

Per ora siamo al rodaggio, l'act dimostra interessanti spunti di puro talento ma anche un approccio ancora fortemente immaturo alla logica della composizione, oltre che un'esecuzione da affinare a colpi di scimitarra. Da bandire assolutamente una troppo spesso presente piattezza di drum machine. Per il resto attendiamo un responso più definito dai seguenti due full-length.

Vaake

VOTO

55

 

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