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Era il come-back che speravo! Tornano a solo un
anno di distanza da "Funeral For The Flesh", lavoro di debutto
pieno di falle, e i Dead In Christ migliorano esponenzialmente la
propria proposta musicale, sfornando un notevole full, non ancora scevro
da imperfezioni, anche macroscopiche, ma che tuttavia conferisce
sostanziale concretezza alle potenzialità insite nel combo a quattro
dalla Pennsylvania.
Sei generalmente lunghe tracce, a capo delle quali
è Something in october, breve intro omaggiante "Hellig
Usvart" (il vento che muove e fa rintoccare le campane di un
chiesa); si accoda e poi subentra l'atmospherical ambient doom black di
Forgive, ben prodotta, con magistrali scream
dispersivo-depressivi, alternerà raw in blastbeats a mid tempo di
intensa pervasività: aggiungiamo l'interludio minimale etereo e le
oscure slow pattern, e viene da sé che il tutto rimandi esplicitamente
al sound burzuminano di "Filosofem". Raw furioso, mid plumbeo con
loop ossessivo, assolo schizoide, minimalismi irrequieti, sospiri e
grida nei 9:20 di Sounds of the cross, mentre in
Pain (Eternal, internal) oltre al resto già noto emergono
interessanti passaggi di puro black/doom alla Dolorian e
Forgotten Tomb. Quando tutto sembra così convincente, a spezzare di
colpo l'incantesimo giunge The murdering of ones faith,
inutile interminabile strumentale con chitarroni doom death in loop
alternati, che oltre ad essere banale compositivamente, ben poco si
armonizza con l'economia stilistica ed emotiva del lavoro. Si rientra
dal deragliamento con la title track Steps (ma ormai i
danni prodotti sono irreversibili) e sui binari torna a scorrere feroce
raw in ipertempo con scream ultratombali, infarcito sul finale da una
caotica industrialità ambient metropolitana, cui succede la pacifica
quiete naturale, dicotomia con un chiaro significato antropo-teologico.
Lyrics assolutamente cristocentriche e
soteriologiche, la presenza di The murdering of ones faith
rovina molto del seducente mood a tinte nere e dolorose del disco; a ciò
va aggiunta anche la (macroscopica) pecca dei troppo bruschi passaggi
stilistici e tempistici, che i nostri si portano come fardello dal
debut, e da cui ancora non sono riusciti a liberarsi. Tuttavia il
miglioramento è sorprendente, e ora dal gruppo ci attendiamo un terzo
album che gli valga la definitiva consacrazione.
Vaake
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