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Già autore di due
full-length, piuttosto discontinui, il quartetto di Sunbury (e già il
nome della città è un programma…), Pennsylvania, ci riprova. Forte della
sua notevole tecnica e fantasia, il combo nordamericano sciorina di
nuovo un unblack fortemente contaminato, che spazia dal doom al
metalcore al crossover senza batter ciglio. Testi forti e più modernisti
rispetto alle classiche liriche della scena: "The war within you couldn't
win if you / even tried the war within they'll kill / you if you even
try"; da War within.
La partenza è affidata a Summer of murders, intro
arpeggiata ed oscura a sufficienza, diversa però dai cliché del genere.
La già citata War within offre spunti raw, screaming
forsennato ed ossessivo, drum machine all’impazzata, e Drowning in
shame è sulla stessa falsariga, con inserti black’n’roll
post-metal, risultando in arditi sperimentalismi. Lungo-strumentale per
quanto riguarda Through the eyes of the rejected, condotta
integralmente su arpeggio, spesso dissonante. Segue He remains,
strana song, il cui cantato pulito finisce per ricordare Mike Patton dei
Faith No More! The death of me ha partiture
ultradoom a cui si alternano continuamente accelerazioni furiose, come
in un moto oscillante. L’interminabile Pray for death è
ancora funeral doom a cui si sovrappone marasma sonoro. L’outro
Victim mentality, chiude il lavoro.
In definitiva, costoro sono reali innovatori dell’unblack, oppure
abilissimi mestieranti? Opto decisamente per la seconda ipotesi.
Nonostante il loro sia un disco interessantissimo, non fanno il salto di
qualità decisivo, e il loro sperimentalismo, pur supportato da idee e
tecnica notevole, si risolve spesso in manierismi e ridondanze.
Daniele E.
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