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DEAD MOONS GREY
Dead Moons Grey
southern
2010 - Soundmass
(USA)
www.myspace.com/deadmoonsgrey

 

I Dead Moons Grey, detti anche più semplicemente D.M.G., sono una band southern metal proveniente dal Tennessee, formatasi nel 2006; hanno dato alle stampe il primo lavoro nel 2009, parliamo di "Smokey Mountain Way", e un anno dopo la lineup, probabilmente in fase di assemblaggio, completa questo secondo lavoro vedendo solamente la presenza ufficiale di Marcus Bersaglia e Dave Peters; il primo in veste di cantante-chitarrista con l'ausilio di parti di banjo in un paio di pezzi, il secondo invece come batterista, bassista, back vocalist e rifinitore in alcuni episodi con chitarra acustica e tastiera; gli altri due elementi presenti appaiono come special guests e sono Jon Leonard alle parti di basso di due pezzi, e Wes LeQuire che si occupa di chitarre ritmiche e basso in qualche episodio.

"Dead Moons Grey" è un disco di southern metal abbastanza canonico, sulla scia di band come i Down di Phil Anselmo, caratterizzato da un singing abbastanza versatile, che fonde un'anima blues, e una groove-hard rocker molto roca e camionistica, creando un sound prettamente americano (non mi meraviglierei per niente a vedere questi ragazzi in giro per i ranch polverosi del Texas a bordo di un furgoncino con i cappelli da cowboys in testa); il riffing è abbastanza omogeneo e ripetitivo, sono poche le varianti della sei corde suonata, e i pezzi più di impatto quali la opener Visions, Mother truth e Pete necessitano indiscutibilmente delle due ballad presenti nel disco, ovvero la bluesman Savior e la country True colors, due dei pezzi meglio riusciti che cavalcano sulle note del banjo di Marcus. L'aspetto tecnico della band è sufficiente, non sono esenti le sprecisioni strumentali, quali ad esempio la disordinata batteria della opener o la prepotenza del basso di LeQuire che sbilancia un po' il sound in pezzi come Let go a differenza degli altri suonati dai colleghi. Apprezzabile sicuramente il singing e il suo dinamico approccio alle varie fasi dei pezzi, grintoso sui refrains, ma anche espressivo e intonato sulle sequenze melodiche.

Un prodotto che molto probabilmente si troverà un pubblico di nicchia, scisso tra gli amanti della chitarra rovente di Zakk Wilde, e gli appassionati del southern rock americano blueseggiante alla vecchia scuola; non spiccano grandi idee, e certi episodi stuccano per la ripetitività dei riffs a mio avviso da migliorare in fase di stesura, rimane poi da sfruttare la particolarità del cantato ed impostare meglio la varietà dei pezzi dando più personalità ai vari episodi, in maniera che i lavori seguenti possano avere punti di riferimento più distinti al proprio interno. Escluso questo si hanno buone premesse per un futuro salto di qualità; apprezzabili anche le lyrics che si sposano anche abbastanza bene con quello che è l'ambiente descritto musicalmente, storie di vita e conversioni al cristianesimo descritte un po' come farebbero i cantastorie di quei luoghi, magari davanti a un falò con una chitarra e un bicchiere di whiskey in mano.

Francesco Romeggini

VOTO

67

 

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