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Tornano le Deborah,
il terzetto messicano tutto al femminile, fautore di una commistione
gothic-black all’esordio e che non cambia ora le sue coordinate
stilistiche. La produzione è notevolmente migliorata, ma non ancora
ottimale. E’ in crescita lo screaming di Claudia Cano, impegnata anche
in numerose parti clean e recitative. Il songwriting ha acquisito di
personalità, ma sono comunque presenti delle song riempitive. Notevole
la cura grafica del Cd, con le nostre che sfoggiano un bel look
gothicbarocco. L’influenza principale resta quella dei conterranei
Exousia (Miguel Martinez collabora alle buone tastiere dell’opera).
I testi, piuttosto interessanti, sono per i 5/9 in lingua madre, gli
altri in inglese: "The miracle, / doesn’t come from the witchcraft / The
answers, doesn’t come from ouija board. / Your destiny, / doesn’t come
from tarrot…no... / The solution, / doesn’t come from rituals or suicide
/ There was a Man who came to set us free…", da Soteria; "Toda
creacion / lengua tribù Y nacion / demos Gloria y honor al Señor…", da
Metal praise.
La title-track è un vero e proprio manifesto, un po’ prolisso, del
genere. Momenti sinfonici, eterei con voce clean, si alternano a raw
black furiosissimi. Exorcism ha una intro horrorifica, per
poi proseguire quasi speedmetal. JesusChrist (the underground
gospel) alterna spoken words ad up-tempo, grande song a cui un
po’ nuoce l’eccessiva lunghezza. Come nel debut sono presenti delle
cover (per di più degli stessi gruppi): qui abbiamo l’anonimo remake di
Sacrificio degli Immortal Souls, poi tocca ai
Deuteronomium ad essere coverizzati con Momento azul,
e a loro va decisamente meglio. Originale traccia è Darkness and
sadness, quasi industrial e senza chitarre. Metal praise
è power metal con voce in screaming, pezzo naïf e piacevole. A tal grado
prosegue con un classico piano e voce. Chiude Hope, ancora
spoken words su suggestivo tappeto tastieroso.
Ad alcune buone song si affiancano altre di cui si poteva fare
tranquillamente a meno. Resta comunque un disco imperdibile agli
aficionados (ma solo a loro) dell’unblack gothico e sinfonico.
Daniele E.
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