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DEBORAH
The Song Of Deborah
 
 

 

DEBORAH
Soteria
unblack
2007 - Alcance Subterrâneo Producciones
(Messico)
www.myspace.com/deborahband

 

Tornano le Deborah, il terzetto messicano tutto al femminile, fautore di una commistione gothic-black all’esordio e che non cambia ora le sue coordinate stilistiche. La produzione è notevolmente migliorata, ma non ancora ottimale. E’ in crescita lo screaming di Claudia Cano, impegnata anche in numerose parti clean e recitative. Il songwriting ha acquisito di personalità, ma sono comunque presenti delle song riempitive. Notevole la cura grafica del Cd, con le nostre che sfoggiano un bel look gothicbarocco. L’influenza principale resta quella dei conterranei Exousia (Miguel Martinez collabora alle buone tastiere dell’opera). I testi, piuttosto interessanti, sono per i 5/9 in lingua madre, gli altri in inglese: "The miracle, / doesn’t come from the witchcraft / The answers, doesn’t come from ouija board. / Your destiny, / doesn’t come from tarrot…no... / The solution, / doesn’t come from rituals or suicide / There was a Man who came to set us free…", da Soteria; "Toda creacion / lengua tribù Y nacion / demos Gloria y honor al Señor…", da Metal praise.

La title-track è un vero e proprio manifesto, un po’ prolisso, del genere. Momenti sinfonici, eterei con voce clean, si alternano a raw black furiosissimi. Exorcism ha una intro horrorifica, per poi proseguire quasi speedmetal. JesusChrist (the underground gospel) alterna spoken words ad up-tempo, grande song a cui un po’ nuoce l’eccessiva lunghezza. Come nel debut sono presenti delle cover (per di più degli stessi gruppi): qui abbiamo l’anonimo remake di Sacrificio degli Immortal Souls, poi tocca ai Deuteronomium ad essere coverizzati con Momento azul, e a loro va decisamente meglio. Originale traccia è Darkness and sadness, quasi industrial e senza chitarre. Metal praise è power metal con voce in screaming, pezzo naïf e piacevole. A tal grado prosegue con un classico piano e voce. Chiude Hope, ancora spoken words su suggestivo tappeto tastieroso.

Ad alcune buone song si affiancano altre di cui si poteva fare tranquillamente a meno. Resta comunque un disco imperdibile agli aficionados (ma solo a loro) dell’unblack gothico e sinfonico.

Daniele E.

VOTO

76

 

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