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Le Deborah
(dal nome della biblica "Giovanna d’Arco d’Israele", come amano
definirla loro) sono un terzetto messicano tutto al femminile dedito
all’unblack metal, composto da Rocío del Moral Osnayaal al basso,
dalla singer Claudia Cano Martínez e da Miriam López, chitarra e
violino, membro anche degli ottimi Exousia: proprio diversi
membri di quest’altro gruppo connazionale alle nostre figurano come
guest, per la lead guitar, la batteria e alcune parti di tastiera.
La curiosità principale riguardante questa debut release è che uscì
composta di quattro tracce nel 2001, ma l’anno seguente la band volle inserirne
altre due facendo arrivare questo Ep alla
apprezzabile durata di 30 minuti; però ristampare tutto l’artwork
costava troppo e già c'erano molte copie in magazzino: così la label
Alcance Subterraneo si è ingegnata ed ha riprodotto tutti i cd
mantenendo i vecchi artwork, con però l’aggiunta nel booklet di un
foglio in cui venivano riportate le lyrics delle ultime due canzoni
inserite con tanto di nuova data…più underground di così!
Va detto però
che l’artwork è decisamente bello, in bianco e nero, tipico black. Già, perché è proprio di (un)black che le ragazze messicane
si occupano, anche se non purissimo dato che sono presenti quasi in egual misura partiture più propriamente gothic ed altre death oriented.
L’opener è la title-track, la quale ha uno stile decisamente death melodico: discreta canzone impreziosita
dall’ottimo assolo di Miguel Martinez dei succitati Exousia;
da subito si capisce però qual è il punto debole del lavoro, ossia
lo scream al femminile, decisamente poco incisivo. Il lavoro
prosegue con Christ mass che, in stile death'n'roll/black,
cover degli svedesi Immortal Souls, è decisamente ben
eseguita, come lo è altrettanto la successiva
Hechizo infernal, altra cover, molto personalizzata,
stavolta dei finlandesi Deuteronomium: cantata in spagnolo è
la canzone più black style dell’intero Ep. Si arriva così a Sangre
de pacto, il miglior personale prodotto del terzetto: dopo
un’apertura lenta ed emozionante il combo esplode in un caos
strumentale con tanto di scream, che ricorda il black old-school, ma
è una breve parentesi dato che ben presto si rifanno sotto le
atmosfere goticheggianti, sempre però cantate in screaming, ma in
cui fa la sua comparsa una davvero interessante voce clean
femminile; a questo punto tornano le ritmiche black melodiche ed un
notevole assolo: note di tastiera vanno a chiudere quella che era
l’ultima canzone dell’originario Ep, ma che ora invece introduce ai
due nuovi pezzi, i quali hanno un’impostazione musicale diversa.
Velo rasgado è tipicamente gothic con un’alternanza di
clean e scream (infinitamente meglio il primo), mentre Bebed
mi sangre, peraltro di produzione Exousia e presente
anche in "Welcome To The Kingdom Of Light",
è una delle più emozionanti tracce atmosferiche cha abbia mai
sentito: pianoforte, voce pulita angelica, lontane distorsioni e voce
maschile che proclama versetti del vangelo di Giovanni, creano attimi
davvero emozionanti.
I testi (i
primi due in inglese, gli altri in spagnolo) sono sempre di un
cristocentrismo totale, molto ben fatti e sentiti, trattanti
tematiche violente come il sacrificio redentore del sangue di Cristo
e la crocifissione; la canzone The song of Deborah si
occupa invece della storia di questa profetessa veterotestamentaria. Ora la band,
impegnata a scrivere il nuovo album, a mio avviso si trova di fronte
ad un bivio: insistere nel percorso stilistico black, dove lo
screaming non è decisamente all’altezza e l’intensità strumentale
mai troppo adeguata, o dedicarsi a quello che sembra essere la vera
anima del gruppo, ovvero un emozionante dark-gothic atmosferico e
doloroso? Staremo a vedere.
Vaake |