|
Hanno deciso di
farci aspettare ben sei anni prima di riunirsi, tornare sulle scene e
sfornare un disco così entusiasmante e adrenalinico: i Deliverance
riappaiono dunque con il dirompente "As Above, So Below",
nono album studio che tra l’altro vede il ritorno di Mike Phillips
dietro la sei corde. Il gruppo statunitense, formato nel lontano 1985, è
uno dei precursori del metal cristiano e il video di Weapons of
our warefare è stato uno dei primi del genere a girare e rigirare
ininterrottamente sulla vecchia Mtv. Nel corso di questo ventennio i Deliverance
hanno toccato diversi generi, passando dal thrash classico, allo speed, dall’heavy alle sperimentazioni industrial dell’ultimo e
controverso album, "Assimilation". È anche per questo motivo che
l’attesa intorno alla presente nuova release era tanta, ma come ho già
anticipato, è stata ripagata più che degnamente.
L’album si apre
con un intro strumentale di ben 3 minuti, Legum servi sumus ut
liberi esse possimus, in cui predomina un’atmosfera sinistra
scandita da belle orchestrazioni, tastiera e da una martellante
batteria. La tensione sale, cosa ci si può aspettare nel proseguo? Un
brano nel vecchio stile, Cause & effect, turbinoso nel suo
incedere, dai corposi riff, con un refrain che tende allo speed. I
Deliverance sono tornati con tutta la loro grinta, e la voglia di
lasciarsi andare in uno salutare headbanging è tanta. Return to
from ha un attacco tendente al nu, cosa che potrebbe far
storcere il naso ai puristi…ma ascoltate poi che giri di chitarra
e che assolo, e Mike Reed dietro alle pelli picchia che è un piacere.
Si
arriva alla title track, As above, so below, qui si cambia
registro con il predominio della componente heavy per passare a delle
melodie più immediate: quasi epico il refrain che sembra suonare quasi
come un salmo,
"Let the mountains
shake and the rocks declare Your glory /
As it is with You, so mote it be with
me /
Let the rivers run strong and all nature
bow with humility /
As it is with You, so mote it be with
me".
Si respira ancora heavy melodico con
Contempt
e
Screaming,
brano questo dall’incedere lento ma ugualmente potente, in cui
l’attenzione è tutta accentrata sulla voce di Jimmy P. Brown II, calda e
grintosa. Elettrizzanti schitarrate in
Should we cross
path,
intrecciate alla martellanti menate di doppio pedale, su cui si
inserisce poi un ispirato assolo. Dura ben 11 minuti
Thistles,
ispirata traccia interamente strumentale, in cui i nostri danno davvero
il meglio di sé: questa è un condensato di tecnica, pulizia compositiva,
melodie ispirate in cui si intrecciano arpeggi di acustica e riff
granitici. Delizia per le orecchie.
A chiudere questo graditissimo come
back, la poco incisiva
My love
e Enlightened,
melodica, dai riff viscerali e da un avvolgente assolo.
Con questo album,
vario, dalle melodie mai scontate, dagli ottimi arrangiamenti,
incalzante e coinvolgente, diamo così il nostro bentornato ai
Deliverance: il loro è stato un atteso e graditissimo ritorno.
Ilaria Ricci |