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Prima o poi giunge per tutti il momento di dire
basta, anche per i grandi, e gli statunitensi Deliverance lo
erano. I nostri si sono accomiatati dai loro numerosi
fans regalando, dopo ben sei anni di stand-by, la loro ultima fatica,
"Assimilation", l'ottavo full-length della loro carriera, anche
se non è, c'è da dire, propriamente un canto del cigno: il meglio del
sodalizio è infatti atavico, il loro sound negli anni è mutato non poco,
ma le indelebili pagine di storia del christian metal, e non solo, le
hanno scritte i primi album. Partendo da lidi sonori speed, di cui "Deliverance"
e "Weapons Of Our Warfare" sono brillantissime armonie, Jimmy P. Brown II
e compagni sono approdati a lande industrial/heavy, elaborate sì, ma al
contempo difficili da
digerire per gli infatuati del thrash vorticoso e finemente intessuto
degli albori dei Deliverance. L'ispirazione industrial è proprio
con questo "Assimilation" che raggiunge, quantitativamente
e qualitativamente, l'apogeo.
Attacca The limitless light,
fortemente industrial con linee vocali filtrate, ma sempre su una base
pesantemente heavy: il refrain è melodic-oriented, l'assolo sempre
apprezzabile. Ancor più massicci sono i riff di From the beginning
commistionati però con effetti sintetici, ma il refrain non ha troppo
appeal. Un polifonico chorus melodico è la novità nella title-track
Assimilation, mentre molto bella è The circle,
eterea in alcuni riff, dal mood cupo, pathos e linee vocali baritonali
in stile Eric Clayton. Sell your soul... apre solare, la
keys è atmosferica, gli arpeggi orientaleggianti: l'ombra dei Saviour
Machine è ben definita in questo brano dal chorus passionale e dal
guitar solo sognante. Anche The search ne segue le orme,
fatte di tensione, ma tende più all'elettronica, a differenza di
The learned man che ne riprende appieno il sentiero tracciato.
Between 2 worlds esordisce addirittura con violenti riff
death/thrash ma presto si riadagia sul consueto heavy ricco di effetti e
linee vocali tra il melodico ed il solenne, ed è l'inquietudine a farla
da padrona. Giungiamo alla nona Impressions la quale
propone riff esplosivi e synth a tratti futuristici a tratti eterei;
chorus melodico ripetuto ed assolo chiudono la track e ci proiettano
alla conclusiva Save me from..., dal drumming articolato,
song che, tanto per dare l'idea, somiglia clamorosamente ad una song di
un qualsivoglia "Legend", ma in versione remix industrial.
Un souvenir sfocato questo platter finale in quanto
non delinea adeguatamente ciò che i Deliverance realmente sono
stati ed hanno rappresentato: un buon album di certo, ma se volete
avvicinarvi, e ve lo consiglio, a questa big band dirigetevi senz'altro
ai primi lavori. Se non siete, di contro, old-school ma cercate
innovazioni e sperimentazioni, ecco invece che "Assimilation" si
propone seriamente ai vostri acquisti come candidato a molte stelle.
Valerio Mei
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