Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
DELIVERANCE
Deliverance
 
DELIVERANCE
Weapons Of Our Warfare
 
DELIVERANCE
What A Joke
 
DELIVERANCE
Stay Of Execution
 
DELIVERANCE
Learn
 
DELIVERANCE
River Disturbance
 
DELIVERANCE
Assimilation
 
DELIVERANCE
As Above - So Below
 
 

 

DELIVERANCE
Camelot In Smithereens
heavy
1995 - Intense Records
(USA)
www.myspace.com/thebigdlives

 

Venendo da un album di svolta heavy rispetto al thrash degli inizi, quale fu il non troppo convincente "Learn", Jimmy Brown e soci (qui Manny Morales al basso e Jeff Mason dietro le pelli) riacquistano verve compositiva e vanno a incastonare nella loro discografia un buon Lp che si discosta quanto basta - ossia per tornare a riscuotere apprezzamento - dalle recenti coordinate stilistiche. "Camelot In Smithereens" presenta diverse novità: un massiccio uso del sintetizzatore, sprazzi progressivi, e soprattutto un'anima doom finora sconosciuta al monicker californiano.

Ouverture bastonata, poi in Somber theme (Where are you) il registro vocale si fa epic/prog e heavy/thrash progressivi divengono anche gli arrangiamenti, impreziositi da passaggi armonici e da un chorus che non sfigura: peccato solo un eccesso di prolissità; la song è portata a termine da evoluzioni dark sintetiche, ripetute in diverse chiuse, preludio di quello che la band diverrà più in là con gli anni. Tra riff rocciosi vengono imbastite sperimentazioni elettroniche, per il resto Lindsey è down-tempo oriented, con buone creazioni tanto ritmiche quanto solistiche della lead guitar del mastermind. Il thrash iniziale è solo un'illusione retrò, dato che la vera essenza di Not too good 4 me è heavy ricca di bridge tecnici, e dal chorus catchy seppur non certo mellifluo; un lungo assolo carico di effetti e di vibrato ci conduce alla sincopata violenza finale. Teatrale e dalla timbrica canora straziata e baritonale si propone Anymore, preludio alla best song del disco, la mid-tempo solenne e polifonica Book ends. Eccoci al grande punto di domanda della track-list: cosa c'entra in tutto ciò la grezza "countryggiante" se non demenziale Beauty & the beast? L'indagine che segue lo stupore ci fa scoprire essere una cover di, pensate, David Bowie! ...ma la quaestio non è affatto sciolta: che c'entra? Boh...tra l'altro è orrenda. I Deliverance non tardano però a farsi perdonare lo scherzetto. Make my bed in hell è nobile heavy melodico, e introspettivo nel suo narrarci l'inquietudine di una conversione (I look at the ocean / Oh so cold and black / It's never ending mystery / I look at the sky / So polluted and cracked / A reflection of the sea / I'm closed in no where to turn / The four sides of this river have / My mind in a swirl all alone / And I hear my heart breaking / The end result from all that I'm taking. / [...] My eyes are waterlogged from this yoke of oppression / My God, let me hear Your voice / A sense of doubt remains / My life becoming a void). The red roof rimane solare e votata allo stoner doom, mentre a chiudere intercorre l'heavy progressivo e iridescente di In-U.

Disco niente male davvero, guastato non poco da quella cover che fa venire il nervoso per quanto è brutta. Comunque sia, tirando le somme, i Deliverance dopo qualche mezzo passo falso sono tornati stabilmente eretti, loro storiche e statuarie icone del white metal.

Vaake

VOTO

80

 

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it