|
Venendo da un album di svolta heavy rispetto al
thrash degli inizi, quale fu il non troppo convincente "Learn",
Jimmy Brown e soci (qui Manny Morales al basso e Jeff Mason dietro le
pelli) riacquistano verve compositiva e vanno a incastonare nella loro
discografia un buon Lp che si discosta quanto basta - ossia per tornare
a riscuotere apprezzamento - dalle recenti coordinate stilistiche. "Camelot In Smithereens"
presenta diverse novità: un massiccio uso del sintetizzatore, sprazzi
progressivi, e soprattutto un'anima doom finora sconosciuta al monicker
californiano.
Ouverture bastonata, poi in Somber theme (Where
are you) il registro vocale si fa epic/prog e heavy/thrash
progressivi divengono anche gli arrangiamenti, impreziositi da passaggi
armonici e da un chorus che non sfigura: peccato solo un eccesso di
prolissità; la song è portata a termine da evoluzioni dark sintetiche,
ripetute in diverse chiuse, preludio di quello che la band diverrà più
in là con gli anni. Tra riff rocciosi vengono imbastite sperimentazioni
elettroniche, per il resto Lindsey è down-tempo oriented,
con buone creazioni tanto ritmiche quanto solistiche della lead guitar
del mastermind. Il thrash iniziale è solo un'illusione retrò, dato che
la vera essenza di Not too good 4 me è heavy ricca di
bridge tecnici, e dal chorus catchy seppur non certo mellifluo; un lungo
assolo carico di effetti e di vibrato ci conduce alla sincopata violenza
finale. Teatrale e dalla timbrica canora straziata e baritonale si
propone Anymore, preludio alla best song del disco, la
mid-tempo solenne e polifonica Book ends. Eccoci al grande
punto di domanda della track-list: cosa c'entra in tutto ciò la grezza "countryggiante"
se non demenziale Beauty & the beast? L'indagine che segue
lo stupore ci fa scoprire essere una cover di, pensate, David Bowie!
...ma la quaestio non è affatto sciolta: che c'entra? Boh...tra l'altro
è orrenda. I Deliverance non tardano però a farsi perdonare lo
scherzetto. Make my bed in hell è nobile heavy melodico, e
introspettivo nel suo narrarci l'inquietudine di una conversione (I look
at the ocean / Oh so cold and black / It's never ending mystery / I look
at the sky / So polluted and cracked / A reflection of the sea / I'm
closed in no where to turn / The four sides of this river have / My mind
in a swirl all alone / And I hear my heart breaking / The end result
from all that I'm taking. / [...] My eyes are waterlogged from this yoke
of oppression / My God, let me hear Your voice / A sense of doubt
remains / My life becoming a void). The red roof rimane
solare e votata allo stoner doom, mentre a chiudere intercorre l'heavy
progressivo e iridescente di In-U.
Disco niente male davvero, guastato non poco da
quella cover che fa venire il nervoso per quanto è brutta. Comunque sia,
tirando le somme, i Deliverance dopo qualche mezzo passo falso
sono tornati stabilmente eretti, loro storiche e statuarie icone del
white metal.
Valerio Mei
|