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Il terzo full-length per gli storici californiani
Deliverance, reduci dai due loro indiscussi capolavori che sono "Deliverance"
e "Weapons Of Our Warfare", esce dal cilindro di Jimmy Brown
e soci come qualcosa di piuttosto stravagante. "What A Joke"
è il titolo, ed effettivamente qui diverse delle sedici tracce proposte
risultano a mo di scherzo. Oltre al citato singer e leader Jimmy Brown alla
chitarra in quest'album troviamo anche George Ochoa, passato anche nella
band sorella se vogliamo, ossia i Vengeance Rising.
"What A Joke" dunque, e lo si intuisce fin
dall'Intro che non sarà un lavoro propriamente "normale":
i nostri ci propinano in esso infatti un breve dialogo dal fascino men
che zero. Il thrash style ricco di assoli, corposo e dirompente
sopraggiunge però ben presto con la seguente Prophet of idiocy,
ma anche nella terza Pseudo intellectual, o almeno, qui,
dopo un minuto e più di riff sognanti. Altra follia in arrivo con i soli
7, prepotenti!, secondi di Cheeseburger maker du. La
title-track è cadenzata e presenta anche linee melodiche ed acuti di
Brown, complessivamente di certo non al top della forma quanto a
controllo dell'ugola. Basso e colpi di tosse, poi cadenze irruenti sulle
quali si adagia un seminarrato: questa è Chipped beef.
Heavy track in arrivo con i ritmi allegri ed i riff stoppati di
After forever, che è nientemeno che la cover del famoso pezzo
dei Black Sabbath. Altra sorpresa in arrivo con It's the
beat perchè in alcune parti vocali vi è la partecipazione guest
di Roger Martinez, singer dei Vengeance Rising. Dopo la thrashy,
con tutti gli stilemi del caso, A product of society,
abbiamo una song (o meglio, un accenno) di 2 secondi seguita dalle
percussioni di J.P.D., che di secondi ne dura
neanche venti. In Pray viene accennato il suono delle
giostre. Entusiasma invece Silent night: è proprio la
conosciutissima ballad natalizia!, che però dopo una settantina di
secondi evolve in una imprevista rivisitazione thrash/death, tra l'altro
piuttosto ben riuscita. Tirati e travolgenti sono i successivi due brani
i quali ci proiettano, ad una non indifferente velocità, alla chiusa che
è affidata ad Attack, fascinosa ed elaborata.
I testi del platter non nascondono proprio in alcun
modo l'avversione dei Deliverance, protestanti, nei confronti del
cattolicesimo, attaccandone aspramente la gerarchia e la dottrina del
purgatorio: per il resto le liriche si scagliano anche contro i pseudo
intellettuali atei e contro la degenerazione sociale; non mancano
tuttavia professioni di fede ed esaltate giaculatorie a Cristo,
Salvatore, Re e Dio, ma anche citazioni ed approfondimenti biblici.
Curioso nella title-track è il dialogo tra lo "stato di ignoranza", che
nega Dio, e la "risposta" che è la sapienza. Ancora un buon lavoro per i pionieri statunitensi:
potente, robusto, ben eseguito, ma che dispensa - e questo ne è
senz'altro il limite principale - rade emozioni e scarso pathos:
obiettivamente dunque disco lontano dal loro best che potete trovare
quasi in toto nei due celebri predecessori di "What A Joke".
Valerio Mei
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