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"Demon Hunter", l'omonimo disco del
quintetto americano formato anche da ex-membri dei Training For
Utopia, è il primo vero album uscito dopo il contratto con la
famosissima Solid State Records, dato che fino ad allora la band aveva
pubblicato solamente un singolo. Musicalmente distruttivo e potente, il
lavoro è caratterizzato da messaggi propositivi e costruttivi incentrati
sulla descrizione della nostra paradossale e contraddittoria situazione
di creature elette e misere allo stesso tempo, alla ricerca della vera
libertà di figli di Dio.
L'album si articola in quattro parti, definite
"capitoli": il primo, "Letters From The Seventh War",
contiene le prime tre tracce. Scream of the undead e
I have seen where it grows sono caratterizzate da parti quasi
post-core, soprattutto nei ritornelli e splendidi riff di chitarra.
Infected si distacca dallo stile delle precedenti e introduce
il clean nel refrain e dei cori epici in accompagnamento al growl.
Questa track più lenta e riflessiva penalizza leggermente il potenziale
espressivo delle chitarre, che riescono comunque a farsi sentire
nell'assolo finale. My throat is an open grave, che apre
il secondo capitolo, "The Red Wasp/The Everlasting Death",
è interamente in clean, ricca di parti melodiche e ottima dal punto di
vista artistico-sonoro. Seguono Through the black e
Turn your back and run, musicalmente devastanti e metalliche,
con riff che irrompono pesantemente, interrotte solo da intermezzi
melodici ed evocativi, arricchiti da cori leggendari. Il terzo capitolo,
"Love And Grace For Fallen Souls", comincia con la
"cavalcata" di And the sky went red (è il suono tipo di
una mandria di cavalli in corsa!) e segue con As we wept e
A broken upper hand due tracce di metalcore allo stato
puro, caratterizzate da riff sempre vari e accompagnate da ottimi fill
di batteria. Il quarto capitolo, "The Awakening", contiene
l'ultima traccia, The gauntlet, 7 minuti di viaggio verso
l'infinito, grazie anche all'ottima voce.
In sostanza "Demon Hunter" è il disco che
segna il salto di qualità della band, e ci permette di cogliere tutta la
potenza del gruppo, che alterna fasi aggressive e potenti a fasi
evocative e riflessive, in un mix davvero ben riuscito.
Francesco Pellegrino
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