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DEMON HUNTER
Storm The Gates Of Hell
metalcore
2007 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/demonhunter

 

Con "Storm The Gates Of Hell" il quintetto di cacciatori di demoni arriva a quota quattro, cioè il quarto disco prodotto in cinque anni di attività e di collaborazione con la famosissima Solid State Records. Il platter è un buon miscuglio di metalcore con elementi death e stacchi melodici, anche se nel disco in questione si può notare una certa sovrabbondanza di componenti semplici e poco cattive, che per quanto possano risultare carine e orecchiabili dopo un bel po' di ascolti finiscono con l'annoiare; senza contare poi il fatto che gli arrangiamenti strumentali hanno sacrificato buona parte del loro potenziale ritmico, dato che i riff che irrompevano prepotentemente in modo metallico e distruttivo sono presenti solo in una piccola parte di alcune tracce, tra l'altro proprio quelle che mantengono il livello qualitativo che ci si aspettava.

Apre il disco la title track, una traccia violenta e martellante, cantata interamente in growl, caratterizzata da potenti cavalcate chitarristiche e doppio pedale sempre presente nei fill; tematicamente, è un invito a chi ascolta a impugnare la spada (in senso metaforico ovviamente) e combattere contro il Male. Passiamo a Lead us home, una buona traccia che ha un attacco death ma che però pecca di ripetitività nel refrain, dove le chitarre sono quasi assenti e i fill di batteria sono lenti, senza contare che il cantato in clean in questo caso è decisamente piatto. Ora è il turno di Sixteen, pezzo forte del platter, grazie anche alla collaborazione non indifferente di Bruce Fitzhugh, growler e frontman dei Living Sacrifice, band parecchio stimata dai Demon Hunter. Questa traccia apre con la melodia di organo e violini, per poi passare alla violenza delle chitarre e dei growl. Molto bello anche il refrain melodico in clean che stavolta rende alla perfezione. Fading away è stato il brano apripista di questo disco, una traccia un po' controversa in quanto all'intro veloce e aggressiva si sovrappongono momenti melodici e intermezzi nu metal. Tocca così a Carry me down, splendida ballad nello stile dei Demon Hunter: riff accompagnati dall'acustica, voce in clean piuttosto bassa, atmosfera malinconica, davvero una delle tracce più riuscite del platter. A thread of light e I am you chiudono la prima parte del disco che, qualitativamente, è la migliore; da questo punto in poi le tracce scorrono abbastanza piacevolmente, non è il caso di analizzarle una per una dato che sono piuttosto semplici quanto a livello stilistico. Meritano tuttavia un particolare rilievo Incision, Thorn (che apre con l'organo in accompagnamento dei riff) e The wrath of God. Chiude il disco la traccia numero 14, Grand finale, un titolo abbastanza adatto dato che la traccia è di buona qualità, molto lenta e malinconica, grazie anche all'utilizzo della tastiera e di riff molto lenti.

In sostanza, non è il caso di parlare di lavoro peggiore, in quanto il disco non è certo un cattivo prodotto, ma senza ombra di dubbio si può dire che sia il lavoro meno riuscito, per via del fatto che le caratteristiche positive presenti nelle releases precedenti non sono state sfruttate appieno a favore di un lavoro più semplice. Chi già apprezzava i Demon Hunter forse potrebbe restare un po' deluso da quest'ultima uscita, mentre chi si avvicinasse per la prima volta a loro certamente lo troverà un discreto prodotto. Tra l'altro bisogna considerare che è la quarta uscita in soli cinque anni, quindi in un arco di tempo così breve è possibile che le idee siano venute a scarseggiare. Non ci resta che sperare di rifarci in un futuro lavoro, sostenendo comunque l'operato dei nostri cacciatori.

Francesco Pellegrino

VOTO

74

 

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