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Sono numerose le
influenze dei vari sottogeneri metal presenti in quest’album. Sebbene
quasi tutti i brani siano molto simili tra di loro si percepiscono
pesanti riff in stile thrash, addirittura in certi frangenti quasi hard
rock, refrain tipicamente nu (un chiaro esempio è la quarta canzone
Relentess intolerance) e versi in growl, meno profondo però
di quello tipico del death puro. I cori "angelici" della prima traccia,
The flame that guides us home, vengono improvvisamente
interrotti dalla song subito successiva, Not I, pezzo
molto aggressivo che porta ad un headbanging selvaggio, impossibile non
resistere, ve l’assicuro! Tutto grazie al possente suono secco della
batteria e del growl (pesantemente filtrato in studio) del singer Ryan
Clark. Mentre la terza Undying si presenta
sulla falsa riga della precedente, Deterioriate è una
ballad. Sembra strano, ma è proprio così, in mezzo a tanto dinamismo, a
tanta energia ed irruenza, i Demon Hunter trovano spazio anche
per una ballad.
Su riff death
(intendiamoci, chiaramente non certo old-school) si sviluppa invece
The soldier song, in cui compare anche un breve assolo di
chitarra.
Belle
le lyrics, che testimoniano la missione dei Demon Hunter: "We are
the sons of holy wrath / A shining light in the dark / The ones who walk
amongst despair / No sign of fear in our hearts".
La successiva,
Fire to my soul è uno dei brani più pesanti del Cd, lascia
pochi sprazzi melodici, nu-metalcore puro, in stile Slipknot.
Dopo averci sorpresi con una seconda ballad (One thousand
apologies), i nostri cacciatori di demoni ci propongono
The science of lies, pura sperimentazione musicale: in certi
frangenti il growl tende allo screaming e i già citati refrain nu, sono
accompagnati da una vigorosa doppia cassa! Track numero dieci,
Snap your fingers, snap your neck, si tratta praticamente di un
pezzo thrash, con cambi di velocità che lo rendono molto aggressivo,
mentre con il penultimo brano Ribcage ritorna il sound
metalcore.
Siamo quindi alla
fine e i Demon Hunter concludono il full-length con un’altra
ballad, The tide began to rise: ormai non ci stupiamo più, siamo
abituati a non sapere cosa ci toccherà ascoltare ogni volta che finisce
un pezzo e ne inizia un altro! Viste le diverse influenze musicali,
questo è il classico disco che può essere apprezzato da tutti. Ottima
anche la qualità del suono, un album davvero impeccabile.
Daniele Fuligno |