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DEMON HUNTER
The Triptych
metalcore
2005 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/demonhunter

 

Sono numerose le influenze dei vari sottogeneri metal presenti in quest’album. Sebbene quasi tutti i brani siano molto simili tra di loro si percepiscono pesanti riff in stile thrash, addirittura in certi frangenti quasi hard rock, refrain tipicamente nu (un chiaro esempio è la quarta canzone Relentess intolerance) e versi in growl, meno profondo però di quello tipico del death puro. I cori "angelici" della prima traccia, The flame that guides us home, vengono improvvisamente interrotti dalla song subito successiva, Not I, pezzo molto aggressivo che porta ad un headbanging selvaggio, impossibile non resistere, ve l’assicuro! Tutto grazie al possente suono secco della batteria e del growl (pesantemente filtrato in studio) del singer Ryan Clark. Mentre la terza Undying si presenta sulla falsa riga della precedente, Deterioriate è una ballad. Sembra strano, ma è proprio così, in mezzo a tanto dinamismo, a tanta energia ed irruenza, i Demon Hunter trovano spazio anche per una ballad.

Su riff death (intendiamoci, chiaramente non certo old-school) si sviluppa invece The soldier song, in cui compare anche un breve assolo di chitarra. Belle le lyrics, che testimoniano la missione dei Demon Hunter: "We are the sons of holy wrath / A shining light in the dark / The ones who walk amongst despair / No sign of fear in our hearts". La successiva, Fire to my soul è uno dei brani più pesanti del Cd, lascia pochi sprazzi melodici, nu-metalcore puro, in stile Slipknot. Dopo averci sorpresi con una seconda ballad (One thousand apologies), i nostri cacciatori di demoni ci propongono The science of lies, pura sperimentazione musicale: in certi frangenti il growl tende allo screaming e i già citati refrain nu, sono accompagnati da una vigorosa doppia cassa! Track numero dieci, Snap your fingers, snap your neck, si tratta praticamente di un pezzo thrash, con cambi di velocità che lo rendono molto aggressivo, mentre con il penultimo brano Ribcage ritorna il sound metalcore.

Siamo quindi alla fine e i Demon Hunter concludono il full-length con un’altra ballad, The tide began to rise: ormai non ci stupiamo più, siamo abituati a non sapere cosa ci toccherà ascoltare ogni volta che finisce un pezzo e ne inizia un altro! Viste le diverse influenze musicali, questo è il classico disco che può essere apprezzato da tutti. Ottima anche la qualità del suono, un album davvero impeccabile.

Daniele Fuligno

VOTO

85

 

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