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Ne hanno fatta di strada i
Demon Hunter: dai tempi in cui i membri erano nascosti dietro
un'aria misteriosa ed oscura fino al loro album di tre anni fa, "Storm
The Gates Of Hell", sembra che l’unica cosa rimasta costante in casa
dei nostri sia il logo, che finora appare su ogni copertina. Attraverso
gli anni, anche il sound si è evoluto da un nu-metalcore grezzo e oscuro
ad uno un po’ più commerciale ed accessibile. La loro ultima fatica,
"The World Is A Thorn", segue purtroppo questa scia commerciale, pur
avendo qualche sorpresina in serbo per i fans di vecchia data.
Musicalmente questo album è 100% Demon Hunter, anche se, con
l’aggiunta del nuovo chitarrista Ryan Helm (dai The Ascendicate)
in campo chitarristico ci sono parecchie novità. Principalmente appaiono
molte soliste doppie, tipiche del metal anni ’80, che possono essere
ascoltate già nell’intro della opener Descending upon us,
il pezzo migliore del platter. Questo disco in confronto ai precedenti
contiene molto thrash, come per esempio nel verso della già nominata
opener, nella title-track The world is a thorn ed in
Just breathe. Purtroppo però di branii che rimangono in testa
ce ne sono pochi, e le parti melodiche dei pezzi aggressivi sono noiose
e poco originali. C’è anche da aggiungere che forse l’unica song che vi
ricorderete dopo aver ascoltato il Cd è il singolo Collapsing,
che in confronto ad altri pezzi proposti dai Demon Hunter in
passato è praticamente pop. Ciò che manca in questo lavoro è proprio un
pezzo che brilli in confronto agli altri, come era Infected
nel debutto o Not ready to die nel secondo album.
Dopo un paio di ascolti "The World Is A Thorn" mi ha decisamente
stancato. Di sicuro ci sono pezzi che vi faranno venire il torcicollo a
furia di headbanging, però dai Demon Hunter mi aspettavo molto di
più; l’album non è tutto da buttare, ma per un fan dei Demon Hunter
da quando si chiamavano Training For Utopia, è decisamente un
flop.
Christopher Warman
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