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Con questo splendido Ep i Demoniciduth,
gruppo di svizzeri cristiani e rigorosamente unblack, dimostrano ancora
una volta come si possa testimoniare la propria fede in Cristo anche
attraverso un genere così estremo. La qualità della registrazione è
impeccabile, il suono è pulitissimo ed è possibile sentire anche il
basso, nonostante la presenza di due chitarre. Anche la voce
contribuisce a farci sentire la grinta e la potenza di questi ragazzi,
con uno scream davvero violento alternato a pesantissimi growl.
Purtroppo sotto l'aspetto tecnico i Demoniciduth non sono il
massimo ma compensano questa mancanza riuscendo a travolgere chi ascolta
diffondendo una carica potentissima. Quasi tutti i brani sono un ottimo
mix di black e di thrash, potente e diretto, ma la vera forza di questo
disco sta nei testi, che contengono anche passi delle Sacre Scritture
rapportate a situazioni del mondo moderno, privo di Fede e di moralità.
Nella prima traccia, Unholy chants, i
Demoniciduth si rivolgono al metallaro satanista che ascolta "stupid
antichrist bands singing against The Holy One", invitandolo a gettare
via tutto ciò e cambiare vita, contornando il pezzo con accenni di passi
di Timoteo e di Osea. La spettacolare The Holy Warrior è
dedicata interamente a Gesù e al suo sacrificio sulla croce, per
salvarci attraverso il suo sangue: il vero "Guerriero Sacro". The
Lord have spoken it è uno spettacolo, con riff potentissimi e
gli urli di Astaroth che denunciano il fatto che oggi tutti rifiutano la
Salvezza, precipitando verso la dannazione eterna. La strumentale
Prepare to Armageddon ci consente pochi secondi per riprendere
fiato e ci permette di capire di cosa tratterà la traccia successiva,
Megiddo massacre, ovvero della battaglia finale tra la Luce e
le Tenebre, dove il male insieme ai suoi seguaci verrà totalmente
annientato da Cristo e dai suoi Angeli. La conclusiva Notre Père,
a differenza delle precedenti, è scritta in francese ed musicalmente
lenta e cadenzata, permettendo di assaporare appieno la potenza ritmica
di questi guerrieri.
Insomma, mini-disco che non dovrebbe mancare a
nessun appassionato di Un-Black e non solo, il suo punto di forza non
sta nel livello tecnico delle canzoni, ma nel modo in cui riesce a
coinvolgere chi le ascolta in modo unico e impeccabile, grazie anche a
testi diretti e meticolosi.
Francesco Pellegrino
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