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L’ultimo full-length dei Deuteronomium risaliva al
lontano '99, due anni dopo abbandonarono l’attività. Poi nel 2006, la
pubblicazione di un Best of dal titolo "Street Corner Queen"
(come l’omonimo album del 1998) sancì il ritorno della band, che dopo
due anni di lavoro ha pubblicato il full-length in questione: "From
The Midst Of The Battle". I passati lavori della band spaziavano tra
l’extreme e death’n’roll, mentre per questo disco si parlerà invece di
melodic e progressive death metal, in stile Pantokrator tanto per
intenderci.
Le danze si aprono con Field of war,
progressive death ricco di cambi di velocità dettati da una batteria
precisissima che spara colpi come una mitragliatrice, la stessa che si
sentiva nell’intro alla canzone. Ottimo anche il growl di Miika Partala,
veramente potente ed energico. Le stesse parole valgono anche per
Lost indeed, quinta traccia. Segue 3:16,
dalle lyrics chiaramente ispirate al versetto in Giovanni 3:16 ("Perché
Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figlio,
affinché chiunque creda in lui non perisca ma abbia vita eterna"),
mentre il sound è molto black oriented, alternando screaming e growl.
Defending the faith è il successivo capitolo: chitarra
semiacustica prima e graffianti riff distorti dopo, fanno da apripista
ad un melodic death martellante. Sebbene breve, molto bello lo
psichedelico solo di chitarra verso la fine del brano. La quarta track è
Song of the saved, come stile ricorda molto quello dei
primi Mortification di "Scrolls Of The Megilloth", anche
se i Deuteronomium riescono comunque a mantenere un minimo di
melodia rispetto ai deathster australiani. Ritorna invece un po’ di
death’n’roll con Hail to the King, a mio parere uno degli
episodi migliori in quest’album. Da segnalare poi A thorn through
your flesh e Holy war holy violence, accomunante
però da due bellissimi assoli (il primo veloce e aggressivo, mentre il
secondo decisamente più melodico) del chitarrista Kalle Paju.
Il disco si avvia al termine con l’ultima Tales from
the midst of the battle, oltre 17 minuti di musica. La prima
parte è lenta, le tastiere sembrano soffocare le note malinconiche
suonate da una chitarra elettrica, mentre nel sottofondo riecheggia un
altrettanto malinconico canto di una soprano. Il tutto crea un’atmosfera
molto angosciosa, che viene bruscamente interrotta dal potente growl di
Partala, e allora ritorna il death melodico dagli innumerevoli cambi di
velocità: l’atmosfera è ora cupa, ma non mancheranno i momenti di luce.
E così, fra un cambi di velocità e mood giungiamo alla conclusione del
full-length. I nostri deathster finlandesi sono sicuramente maturati
dopo lo split-up del 2001 e "From The Midst Of The Battle" ne è
la conferma. In questo full-length sono riusciti a mescolare i diversi
stili che hanno eseguito in passato, aggiungendo anche un tocco
progressive, e creando un lavoro tutt’altro che confuso, ma lineare e
piacevole da ascoltare. Davvero buono dunque il ritorno dei
Deuteronomium, come conferma il mio giudizio.
Daniele Fuligno |