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Street Corner Queen - Here To Stay
 
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Deathbed Poetry - Hope Against Hope
 
 

 

DEUTERONOMIUM
Street Corner Queen
extreme
1998 - Little Rose Productions
(Finlandia)
www.myspace.com/deuteronomium

 

Un paio di demo, l'Ep "Tribal Eagle" ed ecco che finalmente dopo cinque anni di esistenza i finlandesi Deuteronomium producono il loro primo, full-length, "Street Corner Queen", nome riferito alle ragazze che vendono "amore" agli angoli delle strade, invitate a cercare il vero Amore che non punisce ma ama, perdona e sconvolge una vita, se lo si accetta. Nel racconto della title-track una prostituta incontra un uomo che decide di riscattarla amandola: Dio ha data a questa ragazza una possibilità di rinascita e lei l'ha sfruttata: il senso è parabolico. Il tono lirico dell'album è in tutto e per tutto sapientemente predicatorio: alla fine del booklet viene inserito anche una preghiera composta dalla band che è una specie di atto penitenziale: chi voglia, affermano, Dio dimentichi tutte le proprie cadute e peccati, e desideri l'eterna vita in Cristo, lo reciti col cuore.

Musicalmente in questo lavoro i Deuteronomium si sono divertiti - non mi viene in mente nessun altro termine renda altrettanto chiara l'idea - a creare, peraltro perfettamente prodotto, un mix di una eterogeneità inaudita, cosa che sarà amata dai metallari open mind, ma detestata al cubo dagli old-schooler; quantomeno il combo dimostra oggettivamente grande versatilità e capacità tecnica tale da essere malleabile ad un gran numero di differenti stili. Andiamo a vedere quindi le stramberie che hanno messo su i quattro scandinavi in questo loro debut. Si parte proprio con la traccia che intitola l'intero platter: Street corner queen è una gran bella canzone di sparato death'n'roll dagli echi swedish, con un cantato roco - mai ineccepibile per la gran parte del disco a dire il vero - ed un paio di lodevoli assoli. Drug Lord è un isterico crossover con protagonisti il basso ed gli effetti vocali. Inattesa sorpresa ci viene dalla terza Spell of hell la quale introdotta da un pensieroso riff, da una tastiera inquieta, da un drumming marziale e da un'oscura voce sussurrata si rivela una mera, notevole, traccia black in screaming, tanto melodico che furioso. Il preludio articolato e quasi allegro di The fall mai farebbe pensare che anche qui c'è molto true black, alternato però con passaggi soffusi e stacchi heavy/thrash, dove non brilla certo il cantato dell'anche axeman Miika Partala. Empty shell invece ha in sé molto di hard rock/heavy, con un refrain ultra catchy. La follia compositiva raggiunge il clou nella lunga Human nature, inizialmente death 'n roll con voce growl-oriented, chorus e violenza strumentale, poi all'improvviso soffice con cadenze chiaramente hip hop, fino al fatidico sopraggiungere di un lungo rappato con tanto di "yeaahh"!; ma lo shock non finisce qui: qualche secondo di transizione ed ecco la song farsi latinegginate, festaiola e spiaggesca!

Francamente storditi da questi ultimi sviluppi proviamo comunque a proseguire l'ascolto di questa seconda parte del Cd, che risulterà nel complesso meno afferrante della prima. Bonsai people: linee vocali effettatissime, qui siamo - ci "mancava" - in ambito hardcore-nu metal, con tanto di un accenno quasi fusion. Si torna un po' alla ragione con il veloce e perfettamente eseguito death'n'roll di Black raven che caratterizza anche la seguente, più aggressivamente death, C.C.R. Viking-oriented è all'inizio ed alla fine, III, con tanto di scream e clean solenne: nel calderone si notano emergere passaggi gothic, altri heavy ed un lungo tagliente guitar solo. La melodia malinconica segna Northern praise dove compare per la prima volta il female vocal della brava guest Eava Vehniaainen: foschia e luce non si notano troppo, a salire sul proscenio è un irresistibile refrain, ma anche un super solo finale. A concludere questo folle album di circa 55 minuti è il gotico sound, intenso e cupo, di Blue moment dove il duetto vocale Miika-Eava si alterna con un buon black melodico.

Nella diatriba new e old-school personalmente mi trovo molto più nel secondo partito: ma bocciare o sottovalutare questo disco solo per gusti personali non mi pare abbia in sé alcun germe di ragionevolezza, obiettività e giustizia. Così il voto va riferito al suo intrinseco valore artistico che, alcune pecche a parte, è notevole. Ovviamente però se vi sentite di appartenere al primo partito non dovreste proprio perdervelo!

Vaake

VOTO

79

 

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