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Un paio di demo, l'Ep "Tribal Eagle" ed ecco che finalmente
dopo cinque anni di esistenza i finlandesi Deuteronomium
producono il loro primo, full-length, "Street Corner Queen",
nome riferito alle ragazze che vendono "amore" agli angoli delle
strade, invitate a cercare il vero Amore che non punisce ma ama,
perdona e sconvolge una vita, se lo si accetta. Nel racconto della title-track una prostituta incontra un uomo che decide di
riscattarla amandola: Dio ha data a questa ragazza una possibilità
di rinascita e lei l'ha sfruttata: il senso è parabolico. Il tono
lirico dell'album è in tutto e per tutto sapientemente predicatorio:
alla fine del booklet viene inserito anche una preghiera composta
dalla band che è una specie di atto penitenziale: chi voglia,
affermano, Dio dimentichi tutte le proprie cadute e peccati, e
desideri l'eterna vita in Cristo, lo reciti col cuore.
Musicalmente in questo lavoro i Deuteronomium si sono
divertiti - non mi viene in mente nessun altro termine renda
altrettanto chiara l'idea - a creare, peraltro perfettamente
prodotto, un mix di una eterogeneità
inaudita, cosa che sarà amata dai metallari open mind, ma detestata
al cubo dagli old-schooler; quantomeno il combo dimostra
oggettivamente grande
versatilità e capacità tecnica tale da essere malleabile ad un gran numero di
differenti stili. Andiamo a vedere quindi le stramberie che hanno
messo su i
quattro scandinavi in questo loro debut. Si parte proprio con la
traccia che intitola l'intero platter: Street corner queen
è una gran bella canzone di sparato death'n'roll dagli echi swedish,
con un cantato roco - mai ineccepibile per la gran parte del disco a
dire il vero - ed un paio di lodevoli assoli. Drug Lord
è un isterico crossover con protagonisti il basso ed gli effetti
vocali. Inattesa sorpresa ci viene dalla terza Spell of hell
la quale introdotta da un pensieroso riff, da una tastiera inquieta,
da un drumming marziale e da un'oscura voce sussurrata si rivela una
mera, notevole, traccia black in screaming, tanto melodico che
furioso. Il preludio articolato e quasi allegro di The fall
mai farebbe pensare che anche qui c'è molto true black, alternato
però con passaggi soffusi e stacchi heavy/thrash, dove non brilla
certo il cantato dell'anche axeman Miika Partala. Empty shell
invece ha in sé molto di hard rock/heavy, con un refrain ultra
catchy. La follia compositiva raggiunge il clou nella lunga
Human nature, inizialmente death 'n roll con voce
growl-oriented, chorus e violenza strumentale, poi all'improvviso
soffice con cadenze chiaramente hip hop, fino al fatidico
sopraggiungere di un lungo rappato con tanto di "yeaahh"!; ma lo
shock non finisce qui: qualche secondo di transizione ed ecco la
song farsi latinegginate, festaiola e spiaggesca!
Francamente storditi da questi ultimi sviluppi proviamo comunque a
proseguire l'ascolto di questa seconda parte del Cd, che risulterà
nel complesso meno afferrante della prima. Bonsai people:
linee vocali effettatissime, qui siamo - ci "mancava" - in ambito
hardcore-nu metal, con tanto di un accenno quasi fusion. Si torna un
po' alla ragione con il veloce e perfettamente eseguito death'n'roll
di Black raven che caratterizza anche la seguente,
più aggressivamente death, C.C.R.
Viking-oriented è all'inizio ed alla fine, III, con
tanto di scream e clean solenne: nel calderone si notano emergere
passaggi gothic, altri heavy ed un lungo tagliente guitar solo. La
melodia malinconica segna Northern praise dove compare
per la prima volta il female vocal della brava guest Eava
Vehniaainen: foschia e luce non si notano troppo, a salire sul
proscenio è un irresistibile refrain, ma anche un super solo finale.
A concludere questo folle album di circa 55 minuti è il gotico
sound, intenso e cupo, di Blue moment dove il duetto
vocale Miika-Eava si alterna con un buon black melodico.
Nella diatriba new e old-school personalmente mi trovo molto più nel
secondo partito: ma bocciare o sottovalutare questo disco solo per
gusti personali non mi pare abbia in sé alcun germe di
ragionevolezza, obiettività e giustizia. Così il voto va riferito al
suo intrinseco valore artistico che, alcune pecche a parte, è
notevole. Ovviamente però se vi sentite di appartenere al primo
partito non dovreste proprio perdervelo!
Vaake
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