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Il monicker oceanico Discarnated ha scritto,
a suo modo, una pagina indelebile della storia del metal cristiano; "a
suo modo" perché non viene di certo ricordato per il pregio della sua
unica, peraltro buonissima, release, che è poi questo autoprodotto e
liricamente gore oriented album "Deus Miseratur", bensì per
essere stato il primo progetto ad ospitare la voce del cherubinico -
innalzato oramai plebiscitariamente a superumano - singer dei
connazionali Virgin Black: proprio quel Rowan London che dunque,
prima di darsi al doom gotico con timbrica tenore, growlava e screamava
visceralmente nel febbrile technical death/thrash dei Discarnated.
E invero qualche barlume di doom già si intravedeva.
Album sconosciuto musicalmente, ma siamo al
cospetto di un lavoro piuttosto sorprendente. Lp striminzito nella sua
mezz'ora abbondantemente scarsa, emozioni ed esposizioni di tecnica
esecutiva si concentrano formando un convincente affresco che, per nulla
manieristico, risulta anche piuttosto originale nel suo tratto.
Alternanza ben dosata di death e thrash, il full-length dalla evidente
taglia XS si presenta con le galoppate ed i rallentamenti di
Season of the witch, ove emerge già una delle caratteristiche
del platter, la successione vocale tra growl, scream e guttural
filtrato. Echi black e partiture progressive per la thrashy
Dancing insane, Misery guts attacca e chiude
invece slow, quasi doom, abbracciando up-tempo prevalentemente death, e
di quello piuttosto ferale. Basso in grande spolvero nella thrash-death
Gutted and skinned, la perla del platter è però
Black cancer, composizione che interseca con maestria doom dalle
evocative soliste con randellate thrash e i rulli compressori di un
poderoso death sound. Ricerca con soddisfacenti risultati
l'esacerbazione della tecnica la title-track Deus misereatur,
a chiudere il Cd è l'elaborato telaio compositivo della death/thrash
Violate the grave.
Il sound ricorda anche un poco i Death nella
particolare miscela di techno death/thrash, ma "Deus Miseratur" è
solo un disco autoprodotto di un act che di lì a poco si scioglierà e
che verrà ricordato non per altro se non per quanto detto come
introduzione alla recensione. Tuttavia, se siete amanti del genere,
concedetegli una chance, potrebbe rischiare di piacervi.
Vaake
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