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DISCARNATED
Deus Misereatur
death
1993 - Self
(Australia)
www.last.fm/music/Discarnated

 

Il monicker oceanico Discarnated ha scritto, a suo modo, una pagina indelebile della storia del metal cristiano; "a suo modo" perché non viene di certo ricordato per il pregio della sua unica, peraltro buonissima, release, che è poi questo autoprodotto e liricamente gore oriented album "Deus Miseratur", bensì per essere stato il primo progetto ad ospitare la voce del cherubinico - innalzato oramai plebiscitariamente a superumano - singer dei connazionali Virgin Black: proprio quel Rowan London che dunque, prima di darsi al doom gotico con timbrica tenore, growlava e screamava visceralmente nel febbrile technical death/thrash dei Discarnated. E invero qualche barlume di doom già si intravedeva.

Album sconosciuto musicalmente, ma siamo al cospetto di un lavoro piuttosto sorprendente. Lp striminzito nella sua mezz'ora abbondantemente scarsa, emozioni ed esposizioni di tecnica esecutiva si concentrano formando un convincente affresco che, per nulla manieristico, risulta anche piuttosto originale nel suo tratto. Alternanza ben dosata di death e thrash, il full-length dalla evidente taglia XS si presenta con le galoppate ed i rallentamenti di Season of the witch, ove emerge già una delle caratteristiche del platter, la successione vocale tra growl, scream e guttural filtrato. Echi black e partiture progressive per la thrashy Dancing insane, Misery guts attacca e chiude invece slow, quasi doom, abbracciando up-tempo prevalentemente death, e di quello piuttosto ferale. Basso in grande spolvero nella thrash-death Gutted and skinned, la perla del platter è però Black cancer, composizione che interseca con maestria doom dalle evocative soliste con randellate thrash e i rulli compressori di un poderoso death sound. Ricerca con soddisfacenti risultati l'esacerbazione della tecnica la title-track Deus misereatur, a chiudere il Cd è l'elaborato telaio compositivo della death/thrash Violate the grave.

Il sound ricorda anche un poco i Death nella particolare miscela di techno death/thrash, ma "Deus Miseratur" è solo un disco autoprodotto di un act che di lì a poco si scioglierà e che verrà ricordato non per altro se non per quanto detto come introduzione alla recensione. Tuttavia, se siete amanti del genere, concedetegli una chance, potrebbe rischiare di piacervi.

Vaake

VOTO

84

 

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