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DISCIPLE
Back Again
groove
2003 - Slain Records
(USA)
www.myspace.com/disciplerocks

 

Quinta release e quarto full-length per la band di Knoxville, Tennessee, "Back Again" rappresenta forse l’apice compositivo per l’allora trio groove metal americano (oggi quartetto con l’aggiunta del bassista Joey Fife pochi mesi dopo l’uscita di questo lavoro), nonostante quest’album non sia stato premiato dalle classifiche tanto quanto le uscite successive. Nelle tracce del disco troviamo ben impresse tutte le caratteristiche del marchio di fabbrica Disciple: eclettismo nel mischiare rock nu metal ed hardcore, brani ultra-cristiani ricchi di citazioni dai testi sacri, ma soprattutto quella ricerca per la melodia orecchiabile ed i ritmi trascinanti che risulta azzeccata per quasi tutto il disco, registrandosi pochi episodi in cui i nostri non riescono a coinvolgere pienamente l’ascoltatore, e per fortuna mai scadendo in un approccio affettato emoadolescenziale.

Partenza esplosiva con la title-track dove gli strumentisti del gruppo vi manderanno immediatamente in headbang con un riffone metalcore mentre il vocalist Kevin Young innalza al cielo il suo screaming abrasivo, per poi passare ad una struttura di scuola nu metal con strofa rappata e ritornello melodico, inframezzata da un sobrio ma convincente assolo del chitarrista Brad Noah. Seguono poi due momenti più "pacati" con Fear e 103, ma mentre quest’ultima vi maltratterà come si deve col suo crescendo che si distende negli splendidi "Alleluja" del ritornello, Fear invece risulterà troppo monotona soprattutto a causa della parte strumentale. Da qui in poi i nostri infilano una serie di canzoni da far invidia, provate ad ascoltare Touch e a non ritrovarvi ad urlare anche voi "Jesus I need you, Jesus I want You!", o star fermi sulle vocals schizofreniche e a tratti filtrate di Hardened, o ancora a non saltare dalla sedia sui cambi di tempo di Why don’t you shut up dove lo screaming arriverà a ferirvi le orecchie. Le precedenti sono prese a puro titolo esemplificativo in una serie in cui non è possibile individuarne una che emerga rispetto alle altre, tanto è pregevole il lavoro fatto dalla band in questo frangente. I passi falsi del disco sono, oltre alla già citata Fear, la terzultima e la penultima traccia, rispettivamente Not the same e Next time, tracce sulla falsariga di tutte quelle precedenti ma dove il risultato complessivo perde di mordente e fallisce l’obiettivo di tenere alta la tensione di chi ascolta. Bisogna rendere atto che i Disciple ci salutano degnamente andando a chiudere il tutto con la splendida semi-ballad One more time, con uso alterno di malinconiche chitarre effettate ed acustiche e dove la voce calda di Young la fa da padrone, veicolandovi tutta la passione cristiana di questo vocalist nelle note e nelle parole, una canzone che da sola vale l’acquisto del disco.

In definitiva un album ben riuscito, sicuramente canzoni semplici ed omogenee fra loro, sicuramente "tamarrissimo", ma è un genere dove più che la tecnica conta il feeling che si riesce a creare, ed in questo i Disciple hanno talento da vendere, potendo far ricredere anche coloro che come me sono abituati a ben altra violenza sonora. A questo punto giova una nota conclusiva alla luce delle ultime non esaltanti produzioni di questa band, il titolo di quest’album esprime in pieno quello che vorremmo da questo gruppo: ridateci indietro i Disciple, quelli veri, ridateceli back again!

Daniel Djouder

VOTO

83

 

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