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DISCIPLE
Disciple
groove
2005 - SRE / Epic Records
(USA)
www.myspace.com/disciplerocks

 

Quinto full-length per l'osannato quartetto - anche in quanto christian band di quelle militanti, dai sempre intensi testi - la cui proposta musicale è una commistione di emocore, metalcore, puntatine heavy, qualche riff nu e tanta melodia catchy a tratti melensa: genere questo da molti definito groove metal (o groovecore). Va subito anticipato che questo omonimo lavoro non è certo il loro migliore: quattordici tracce, piuttosto alterne: le costruzioni delle composizioni sono tendenzialmente semplici, tuttavia mai troppo ripetitive, ma quello che è il cavallo di battaglia avanzato, ossia la ricerca della melodia trascinante tra riffoni prepotenti, non sempre riesce, e nei casi in cui ciò non avviene i pezzi risultano decisamente anonimi; ma quando invece succede, beh, i Disciple sono i Disciple!

Produzione stellare come di consueto, i capitoli più interessanti dell'opera risaltano in modo piuttosto netto rispetto agli altri. Trae un poco in inganno l'ouverture The wait is over che apre e si sviluppa post-metal oriented, ma è solo una piccola parentesi che nel proseguo del Cd non verrà riaperta. E' avvolgente il chorus di Stripped away, ricca di backing, effetti studio, in cui il singer Kevin Young dalla pulitissima e armoniosa voce si prodiga in un urlaccio finale, questo sì leitmotiv sparso nella track-list. Interessante la foschia minimale ma anche, successivamente, intensa di Into black. Le canzoni ultracatchy non mancano dicevamo: la dolce Worth it all, la coinvolgente Shine down, ma anche la più riuscita del lotto, l'ottava Falling over, impreziosita da note di piano in solo. La massima violenza metalcorosa è espressa in Rise up ed in Go ahead, dal registro vocale filtrato. Ambedue le ballad inserite, Only You e Beautiful, seppur abbastanza piacevoli non arrivano però mai ad entusiasmare.

Da notare come l'unico assolo il chitarrista Brad Noah lo piazzi nell'undicesima Be the quiet, forse per risollevare un poco quella seconda parte inoltrata del disco che effettivamente risulta stanca e meno convincente. In definitiva un album caratterizzato da alti e bassi, decisamente gradevole a tratti, ma anche pleonastico in altri. Consigliato per gli amanti del genere, e per chi vuole farsi inondare da (alcune) melodie moderniste di forte piglio.

Vaake

VOTO

75

 

 

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