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Quinto full-length per l'osannato quartetto -
anche in quanto christian band di quelle militanti, dai sempre intensi testi -
la cui proposta musicale è una commistione di emocore, metalcore,
puntatine heavy, qualche riff nu e tanta melodia catchy a tratti
melensa: genere questo da molti definito groove metal (o groovecore). Va subito
anticipato che questo omonimo lavoro non è certo il loro migliore:
quattordici tracce, piuttosto alterne: le
costruzioni delle composizioni sono tendenzialmente semplici, tuttavia mai troppo
ripetitive, ma quello che è il cavallo di battaglia avanzato, ossia la
ricerca della melodia trascinante tra riffoni prepotenti, non sempre
riesce, e nei casi in cui ciò non avviene i pezzi risultano decisamente
anonimi; ma quando invece succede, beh, i Disciple sono i
Disciple!
Produzione stellare come di consueto, i capitoli più
interessanti dell'opera risaltano in modo piuttosto netto rispetto agli
altri. Trae un poco in inganno l'ouverture The wait is over
che apre e si sviluppa post-metal oriented, ma è solo una piccola
parentesi che nel proseguo del Cd non verrà riaperta. E' avvolgente il chorus di Stripped away, ricca di backing, effetti studio,
in cui il singer
Kevin Young dalla pulitissima e armoniosa voce si prodiga in un urlaccio
finale, questo sì leitmotiv sparso nella track-list. Interessante la
foschia minimale ma anche, successivamente, intensa di Into black.
Le canzoni ultracatchy non mancano dicevamo: la dolce Worth it all,
la coinvolgente Shine down, ma anche la più riuscita
del lotto, l'ottava Falling over, impreziosita da
note di piano in solo. La massima violenza metalcorosa è espressa in
Rise up ed in Go ahead, dal registro vocale
filtrato. Ambedue le ballad inserite, Only You e
Beautiful, seppur abbastanza piacevoli non arrivano però mai ad
entusiasmare.
Da notare come l'unico assolo il chitarrista Brad Noah
lo piazzi nell'undicesima Be the quiet, forse per
risollevare un poco quella seconda parte inoltrata del disco che
effettivamente risulta stanca e meno convincente. In definitiva un album
caratterizzato da alti e bassi, decisamente gradevole a tratti, ma anche pleonastico
in altri. Consigliato per gli amanti del genere, e per chi vuole farsi
inondare da (alcune) melodie moderniste di forte piglio.
Vaake
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